OPUS FORGOTTEN
"Demon Of Destruction"
Aftermath Music (2000)

TRACKLIST:
01. Demon Of Destruction
02. Our Last Quest

DURATA
08:30 min.

 

Fanculo a chi nega che una copertina del genere non faccia presa. Inutile negarlo, ma certe pose grim colpiscono tanti di noi appassionati, inducendoci ad azzardare l'acquisto con la speranza che uno scatto mirato sia sinonimo di garanzia. E' un rischio, certo, ma stavolta si va sul sicuro e alla grande.

L'intento di "Demon of Destruction", non è quello di farsi ascoltare, ma bensì consumare. Due canzoni coi controcazzi che suonano strane per essere state composte da un gruppo norvegese. Gli Opus Forgotten non risentono degli anni non splendenti che il genere attraversava, ma in fondo nonostante alcune dicerie il black a distanza di otto anni è ancora vegeto. La produzione in questo sette pollici gode di un muro sonoro compatto, mirando ad un impatto devastante con ritmi serrattissimi senza mai perdere d'occhio la melodia. Viaggia veloce il doppio pedale, in un incedere massacrante, facendo da sfondo ad un fluido conduttore che ammorba coi suoi riffs intrecciati. Son proprio le chitarre a catturare e a far si che l'attenzione si focalizzi maggiormente su di loro. Squillanti e degne dei migliori Dawn, nel lato A sfornano una melodia di facile assemblamento e complicato allontanamento (in termini di ascolti).

"Our Last Quest" parte altrettanto sparata, con al comando sempre le solite vocals schizofreniche e strozzate ,altro punto forte del lavoro, ma nel suo prosieguo si incontrano rallentamenti catacombali, seppur effimeri, che sembrano dar risposta al titolo della canzone stessa, e addirittura la comparsa d'un violino. Ep dal valore di un album intero. Due canzoni dimostrano relativamente poco, ma se il livello è questo, risulta futile montare discussioni sull'importanza o meno di questi lavori per 'collezionisti'.

autore: Hellequin