I Selvhat sono una one man band norvegese di Trondheim formatasi nel 2002 per volere di Steingrim Torson, più noto forse in gruppi come Kaosritual e Celestial Bloodshed, con all'attivo un demo e un 7" EP entrambi attualmente difficili da reperire. Stimando assai i sopracitati gruppi non ho esitato a procurarmi questo nuovo "Gjennom Morket Famlende" uscito per la Nordkult Rituals.
Il disco si apre proprio con il capolavoro dei Selvhat, la title track, 15 minuti di agonia e sofferenza "umana" che si sente sulla propria pelle. L'apertura del brano consta in 3 minuti circa di intro straziante dove solamente qualche lamento impercettibile e sofferto, accompagnato da poche ripetitive note, ci giungono ad orecchio prima di partire con ritmi sostenuti sempre impreziositi da un sottofondo malinconico e oscuro di synth che finisce con lo "stamparsi" nel cervello e che tanto riporta alla mente l'immensa "Hvis Lyset Tar Oss" che anni prima ci ha regalato il conte. Tastiere che mantengono inalterato il sound anche quando il brano rallenta di velocità aumentando la sensazione di tristezza e desolazione, una sorta di requiem della miseria umana. Un forte odore di carne putrefatta che si mescola ai profumi intensi e inebrianti della natura più folta e incontaminata. Al termine della canzone sono ormai calate le tenebre ma il massacro di quel che è restato delle nostre povere membra continua. I pezzi successivi proseguono su ritmi piuttosto lenti insinuandosi nella mente dell'ascoltatore come un parassita indesiderato che non può essere fermato. La track "Angst Og Selvforakt" riporta alla mente interminabili distese nevose dove la vita può solamente esalare l'ultimo alito di vita. Tutto il disco è veramente valido e prima di finire l'artista norvegese ci dona un altra piccola perla musicale, il quinto e ultimo capitolo "Mørkets Kraft - Smertens Makt", 10 minuti circa di ritmi "paranoici" e ossessivi sempre grazie all'uso sapiente di synth, che sanciscono il definitivo trionfo del male. Il gelo si è tramutato in morte.
Nel complesso un lato negativo in questa release c'è e non dal punto di vista musicale, come si è ampiamente potuto capire dalla recensione. Il formato. Capisco che le tape per qualcuno possano essere oggetto di culto assoluto, ma nel 2008 non possono uscire solo in questo formato. Parliamo di difficoltà oggettive e di praticità, non capricci. Oggigiorno le piastre per ascoltare cassette non tutti le hanno e diventa quindi difficile supportare un'uscita di questo tipo. Io spero seriamente che la Nordkult Rituals, o qualcun altro non importa, si prenda a cuore questa immensa release dei Selvhat della rediviva Norvegia e lo ristampi su CD e/o LP. Speriamo. Per il resto tanto di cappello ai Selvhat di Steingrim Torson.
autore: Horn
CREW'S TOMBSTONES
Nivehlein
[...] La scelta di una produzione così strana, tutt'altro che amatoriale, ma a volume tanto basso, rende da subito il disco molto particolare e tutto da scoprire. Non è facile avvicinarsi ad un album lungo, denso, “pieno” e strutturato come questo, infatti io fatico tuttora, soprattutto se si tratta di scegliere il momento adatto per ascoltarlo. Prodotto indubbiamente ben oltre la media, e i richiami evidenti ai Bethlehem (quelli buoni) sono un tocco imperdibile. [...]