Un artwork semplice ma curato, le cui immagini sembrano prender vita da un morbido pennello e che rievocano tutto il passato di una terra antica e misteriosa quale la Romania, un booklet di sole due facciate ma denso di informazioni, curiosità, testi ed un cd nero e serigrafato ci introducono nel mondo di Martolea.
Un progetto, questo, all’insegna della semplicità e dell’immediatezza, capace di unire il black metal ai temi popolari della mitologia rumena, la fragile bellezza degli strumenti a fiato all’aggressività delle note elettriche.
Ailin Drimus (già session man in “Om” dei Negura Bunget), ci rilega questo libro antico intrecciando avvincenti narrazioni acustiche che immergono l’ascoltatore in una dimensione parallela che desta grande curiosità: capace di trasmettere tutto il fascino delle forze primigenie della natura che ora catturano per la loro bellezza ora si rivelano infingarde e spietate. Forze, che vengono riassunte dal folklore rumeno nelle figure dei “Demoni delle Tenebre”, cui “Gâlmele Întunericului” rende omaggio.
Ciò che più colpisce l’udito è la presenza di strumenti tipici della regione della Bucovina. Troviamo ad esempio il Buciumul, un corno di legno lungo ben tre metri, ancora oggi usato dai pastori che vivono nei pressi delle Rarau Mountains per comunicare tra loro, o il Cavalul, un flauto di legno presente in tutta la zona dei Balcani e dei Carpazi. Il loro suono è stato registrato proprio al cospetto delle sopracitate montagne, con l’intento di catturare la magica atmosfera delle foreste e degli spazi aperti che, come è facilmente immaginabile, donano un riverbero del tutto particolare e realistico a questi magnifici strumenti, conferendo al disco grande intensità e profondità. Particolarmente interessanti si fanno le loro dinamiche in “Muma Padurii”, i quali diventano tumultuosi ed incessanti lamenti che incarnano lo spirito della notte.
A supportare questi fiati così inusuali, troviamo un impianto acustico fortemente espressivo. il basso si trasforma negli oscuri recessi delle montagne, col suo andamento scosceso, vibrante e sinuoso, capace di regalare ad ogni brano una terza dimensione. Il riffing si colora dei toni della rappresaglia, in un continuo cavalcare e fare razzie di uomini e che però trascina l’udito lungo i pendii dell’ossessione, data la scarsa presenza di importanti variazioni della trama. Un reparto percussivo, infine, mai ostentato e dall’incedere ora animoso ora tacito e grazioso, abbellisce ed arricchisce tutti i brani conferendo loro la giusta carica.
A “Muma Padurii” , orrenda figura femminile che ama celarsi nelle profondità dei tronchi degli alberi e che, spietata, uccide chiunque osi colpire la foresta, ben si presta una vocalità cupa, aspra, che pare emergere dal sottobosco stesso, tutta ricoperta da muschi verde smeraldo, greve ed intensa. Il flauto ci introduce in un ambiente senz’altro notturno e le chitarre, che affiorano a poco a poco, in un incedere maestoso ed accompagnate da un ritmo che incalza, ben ci lasciano immaginare che la quiete della foresta è stata spezzata e che lo spirito s’e’ destato dal riposo. “Martolea”, invece, incarna lo spirito delle titaniche montagne, e con esse, quello di un demone che ogni martedì depreda la popolazione delle loro donne. Il tono di guerriglia, ben figurato da una batteria serrata, si mescola alla solennità della voce che, fiera e incalzante, pronuncia il suo nome avvisando sinistra che il “lieto” appuntamento è vicino. Ma d’un tratto le atmosfere, con “Samca”, demone travestito da orso, s’ammorbidiscono, prendendo quasi le sembianze d’una ninna-nanna. Sono difatti i bambini le prede predilette di questo spirito per certi versi buffo nel suo travestimento quasi carnevalesco. In realtà essa è una misantropica creatura la cui missione è porre fine al genere umano. Il cantore, vestendo i panni della vittima, ci racconta di una trasformazione (quasi vampiresca quando si parla di bere sangue) che dona potere ed una nuova condizione grazie alla quale “nessuno può sentirmi”. Quest’ ultimo si rivela senz’altro il brano più riuscito del disco: difatti intreccio acustico e varietà del racconto, articolazione dei fiati, accuratezza, originalità, giungono a piena maturazione mostrando le indiscusse doti di Drimus.
Pur avendo tracciato una panoramica più che positiva per questa demo, non sfugge comunque una finale sensazione di incompletezza. Già l’esordiente “Caii lui SânToader” sembra spezzarsi bruscamente e senza alcun motivo nel finale, come se il pezzo fosse stato tagliato all’improvviso, svegliando in malo modo chi ormai s’ era cullato nelle sue interessanti sonorità. Neanche l’outro presente in “Fata Padurii” convince molto: un abbaiare incessante di cani che stride fortemente con la grazia del brano. Tuttavia questa è solo una prima demo e, sicuramente, Martolea, che ricordo essere un progetto solista, saprà regalarci un primo full-length degno delle aspettative che ha creato se saprà ampliare un discorso che in alcuni frangenti appare ripetitivo e sviluppato solo marginalmente, ma che sicuramente ha regalato al condotto uditivo del suo pubblico non poche vibrazioni di piacere.
autore: BH-M87