Dopo un demo rilasciato nel 2006 che il sottoscritto non ha mai avuto modo di ascoltare, gli emiliani Deadly Carnage proseguono nel loro percorso con un nuovo passo decodificato in questo ep "Sentiero I - Empi Inni Alla Consapevolezza Di Sè". Originariamente autoprodotto nel 2007, questo mini viene notato dalla nostrana Dark Babel Records e rilasciato a febbraio 2010 sotto forma di cd professionale limitato a 200 copie in dvd case, con un sound totalmente rinnovato e l'aggiunta di una bonus track.
Sin dalle prime note si capisce che la band si muove in ambiti black nettamente grezzi, basati su un sound al limite del rehearsal, e su strutture musicali alquanto semplici che prediligono un incedere poderoso dove le ritmiche sono al 90% in mid-tempo. Anche il lavoro chitarristico si basa quasi esclusivamente su sezione di accordi ripetuti più volte, andando a creare un andamento generico dal sapore quasi ossessivo e disturbante. Caratteristica peculiare che se da un lato definisce il modus operandi della band, dall'altra non aiuta a far risaltare il lavoro più di tanto. L'eccessiva fermezza strutturale delle canzoni porta ad un appiattimento totale delle atmosfere, e i suoni secchi e taglienti forse non sono i più adatti per quanto proposto in canzoni come la opener "Facing The Path To Eternity", che con i suoi quasi 7 minuti di durata alla lunga può presentare qualche problema di digeribilità.
"Impious Gathering" e "Unholy Hymn", grazie ad una durata più esigua e variazioni ritmiche tendenti ad innalzare la velocità, riescono a filare via senza troppi problemi, ma il sound continua a rendere tutto molto caotico e non lascia emergere dalla poltiglia sonora quel dettaglio, quel passaggio capace di far scoccare la scintilla nell'animo di chi ascolta. Mi dispiace dirlo, ma ad ogni ascolto è sopraggiunta la noia, o perlomeno l'attenzione è calata nettamente nei confronti di quello che lo stereo sparava dalle casse. La bonus track inserita in questa nuova versione salta subito all'orecchio per via dei nuovi suoni adottati dalla band: volumi di un certo livello, suoni poderosi e potenti, decisamente più professionali. Lo stile della band mi sembra essere abbastanza in linea con quello dei pezzi precedenti, ma almeno ora la produzione aiuta molto di più la composizione, dando corposità alle parti potenti e al tempo stesso ariosità ai riff ed alle ritmiche. Qualche miglioramento si nota, anche se fino ad un certo punto, visto che è proprio lo stile della band ad essere rischioso, in quanto mai posseduto da quel riff vincente che da un momento all'altro trasforma una semplice canzone in qualcosa di superiore.
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autore: Destroyer