GRAVELAND
"Cold Winter Blades"
No Colours Records (2010)

TRACKLIST
01. In the Morning Mist
02. From the Beginning of Time
03. White Winged Hussary
04. Spear of Wotan
05. Dance of Axes and Swords

DURATA
34:52 min.

 

A distanza quasi esatta di un anno dal controverso e (forse) non riuscitissimo "Spears Of Heaven", ritorna sui campi di battaglia il veterano Rob Darken con il suo progetto Graveland. Fortunatamente per il sottoscritto, il nuovo "Cold Winter Blades" risulta però essere solamente un EP, ma dalla durata ben consistente di quasi trentacinque minuti. Ho detto fortunatamente, perchè vista l'immobilità stilistica che ormai attanaglia pesantemente l'operato di Darken, confesso che con le ultime release non sempre riesce facile arrivare a fine disco, perciò ben vengano lavori più brevi e concisi.

Viste le diverse recensioni del gruppo già presenti su Covenant, credo sia inutile stare nuovamente a ribadire in cosa consiste lo stile dei Graveland. Più interessante risulta invece spendere due parole per la produzione presente in questo EP, che ritorna a mostrare un maggiore equilibrio tra chitarre e synth, risultando in un sound finale più avvolgente ed atmosferico. L'apertura di "In the Morning Mist" è veramente da brividi; i synth maestosi e il drumming marziale evocano perfettamente lo spirito della ennessima stupenda copertina targata Graveland. Peccato che poi ci pensi lo stesso Darken ha rovinare tutto con il suo orrendo growl, ormai in pieno disfacimento da diversi anni. C'è inoltre da notare un netto divario in termini qualitativi tra la parti più black metal e quelle più atmosferiche. Infatti, mentre le prime sono ormai composte da riffs stra-riciclati, le seconde risultano invece abbastanza ispirate, mostrando anche degli interessanti risvolti folk come nella terza traccia "White Winged Hussary".

Insomma, un EP sicuramente only for fans, ma che il sottoscritto non ritiene affatto superfluo. Probabilmente, la bassa durata del lavoro evita l'effetto "replay" delle ultime release firmate Graveland, aiutando l'ascoltatore a mantenersi concentrato per tutta la durata dell'opera, e ritengo che questo permetta di apprezzare maggiormente la parte più sinfonica del disco. Certo, i difetti tipici di un disco di Rob Darken ci sono tutti, decidete voi se perderci nuovamente del tempo.

autore: KarmaKosmiK