
MOURNING BELOVETH
"A Disease For The Ages"
Prophecy Productions (2008)
TRACKLIST
01. The Sickness
02. Trace Decay
03. Primeval Rush
04. The Burning Man
05. Poison Beyond All
DURATA
55:56 min.
Darren parla di "A Disease For The Ages"
[...] It is a slow crawl through the gutter, a reflection on the rottenness of mankind and the deconstruction and degradation of the body and mind, something that eats away until there is nothing left. We are all the disease and we are the cure and so the best medicine depends upon where you are in life but the best medicine or in fact the cure is probably death. "A Disease For The Ages" is much more aggressive than our previous records and has been something growing inside us for quite a while. Whereas our previous record, "A Murderous Circus", dealt with the morbid fascination we seem to have of destroying ourselves, of pushing ourselves to the very limit of excess this album deals with the heaving mass that is left when we have come to a certain point in this deconstruction. It is our bitter, inner caustic bile that bubbles to the surface each time we face reality and realise there is no escape, it is an open sore just gathering poison from all around. [...]
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Giungono al quarto album gli irlandesi Mourning Beloveth, gruppo da sempre dedito a un Doom solido, ben fatto, debitore dei padri fondatori del genere ma sincero e ben suonato. Dopo un terzo album che mostrava più ombre che luci, troppo lungo rispetto agli spunti contenuti e penalizzato anche da una scelta non molto felice dei suoni usati; con questo nuovo lavoro il gruppo ritrova freschezza e soprattutto efficacia.
Il sound è più “grezzo”, con meno fronzoli rispetto al passato e il gruppo ne guadagna molto: si va dritti al sodo con riff rocciosi sviluppati in belle parti strumentali molto ben incastrate tra di loro nel lungo minutaggio dei pezzi.
Il primo brano è un piccolo capolavoro grazie proprio a una serie di riff azzeccati, a una linea vocale pulita all’inizio un po’ spiazzante ma che vi conquisterà in breve, e grazie proprio alla fluidità del pezzo in generale; a prova di un songwriting lucido e ben impostato.
Le parti in pulito, da sempre caratteristica del gruppo grazie alla particolare voce del chitarrista Frank Brennan, sono presenti in piccola dose e riescono a caratterizzare bene la loro musica: aspetto importante, in quanto -per il resto- il gruppo non fa nulla per distaccarsi dalle coordinate del genere. La sensazione di deja-vu in questo senso è possibile, soprattutto se si conoscono a memoria i primi lavori dei My Dying Bride. Ma a parte questo, gli irlandesi non sono degli sprovveduti e si sente che suonano con passione e con capacità. Da segnalare infatti anche l’ottima “The Burning Man”, pezzo di sicuro impatto, impreziosito da una bellissima ed epica parte in pulito. Tutti e cinque i pezzi comunque filano via bene: dalla più breve "Trace Decay" alla violenta ultima traccia, forse a conti fatti quella un pò più anonima in termini di songwriting.
“A Disease For The Ages” è un buon disco che farà la felicità di chi ama il Doom Metal diretto, genuino e viscerale. Il tutto senza rinunciare a qualche passaggio davvero notevole in grado di dare longevità a un disco che anche dopo tanti ascolti continua a non stancarmi. Chi cerca qualcosa di più originale forse farà meglio a cercare altri nomi, ma sarebbe un errore sottovalutare un disco riuscito e sincero come questo.
autore: IntoTheBlack
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