IL NASTRO BIANCO
Regia: Michael Haneke (2009)

CAST
Christian Friedel: L'insegnante
Leonie Benesch: Eva
Burghart Klaußner: Il pastore

DURATA
144 min.

 

Quando ripenso a questo film, penso a un urlo. Di tutte le belle immagini, i crudi dialoghi e di tutta la sua formale eleganza, ciò che più mi è rimasto è l'urlo lacerante del ragazzo down. Nella sua "semplicità" l'ho trovato veramente devastante emozionalmente. Haneke infatti, dosando con sapienza gli ingredienti, riesce a trasmettere sensazioni di grande disagio e oppressione pur mantenendo il suo tipico stile di regia: molto freddo, fatto di silenzi, distaccato e privo di elementi superflui. Il tutto senza giocare mai con sentimentalismi (di qualunque genere) ma quasi limitandosi a "documentare" quello che avviene e lasciando allo spettatore ogni tipo di considerazione. Si spiega in questo senso una sceneggiatura lineare, volutamente sospesa e che porta a evidenti conclusioni ma lasciando sempre un'incertezza di fondo, non rivelando e non facendosi mai esplicita.

In più di due ore, Haneke intreccia una serie di personaggi delineando una comunità solo all'apparenza tranquilla e pacata. Quasi tutte le storie contengono la loro dose (piccola o grande) di ingiustizia, sconforto, di ignoranza e malattia: "Il Nastro Bianco" è infatti un film che non usa trucchi o mezzi speciali per conquistarsi lo spettatore, anzi. Si limita a mostrarci un mondo solo cronologicamente lontano dai giorni nostri. Lo fa grazie al suo bianco e nero elegantissimo, che proietta il film in una dimensione a noi quasi sconosciuta, accentuando il tutto grazie alla totale mancanza di colonna sonora che rende la pellicola ancora più lontana e distaccata. Eppure non è difficile riconoscere nelle dinamiche che coinvolgono il paese, i rapporti umani con cui tutti abbiamo a che fare nel corso della vita. E' altrettanto semplice, a mio avviso, notare che quella disgustosa sensazione di ipocrisia, di perverso e di marcio che fa da asse portante per il film, sia tutt'ora presente nella vita dell'uomo e che ben poche cose siano cambiate.

Esagero? Forse sì. Ma la storia del dottore e del parroco, in particolare, mostrano lati umani tutt'altro che sopiti; mostrano dinamiche mentali tutt'altro che scomparse. L'imposizione, l'assoluto, l'ipocrisia. Sì forse esagero, ma se ripenso a quell'urlo non ne sono poi così sicuro.

autore: IntoTheBlack