Son passati ormai più di sette anni dalla scomparsa di Layne Stanley, un lutto doloroso per chi come me ha amato alla follia gli Alice In Chains. Una fine purtroppo preannunciata da tempo, vista la sua risaputa dipendenza dalle droghe. Jerry Cantrell, primaria mente musicale della band, aveva sempre creduto di poter rimettere insieme i cocci della band, ma la sua resa giunse nel 1998 quando venne pubblicato il suo esordio da solista dal titolo "Boggy Depot", progetto che vedeva coinvolti anche il fido batterista Sean Kinney e l'ex Ozzy Osbourne Mike Inez al basso. In pratica, una versione degli Alice In Chains senza il povero Stanley, ormai sempre più solitario ed incomunicativo. Il secondo disco da solista, "Degradation Trip" venne dedicato alla memoria dell'amico scomparso, mentre sul versante degli Alice In Chains, eccetto l'uscita del DVD "Music Bank - The Videos", tutto taceva. Questo fino al 2005, quando il gruppo si riunì per un concerto di beneficenza a Seattle con diversi ospiti alla voce, tra cui Maynard James Keenan dei Tool. Disparati concerti vennero fatti sempre con l'aiuto di diversi session alla voce, tra cui una anche con Phil Anselmo, fino a quando nel 2008 venne ufficializzata l'entrata nella band di William DuVall, cantante e chitarrista dei Come With The Fall, ed annunciate l'inizio delle registrazioni di un nuovo lavoro firmato proprio Alice In Chains.
Sebbene Cantrell fosse l'autore della maggior parte delle musiche, la voce di Stanley era perfetta per creare quelle atmosfere acide e claustrofobiche che hanno separato la band di Seattle da tutto il fenomeno grunge. Un disco come "Dirt", così pregno di malessere e sostanze stupefacenti, non avrebbe dato le stesse sensazioni con qualche altro singer dietro il microfono. Ed è perciò difficile riuscire a giudicare l'operato del nuovo DuVall senza buttare un occhio al passato. Fatto sta che "Black Gives Way To Blue" è uscito e, come era di facile previsione, si è rivelato essere un disco di transizione. Di transizione si, ma di livello comunque più che accettabile. Un risultato non da poco, viste le schifose reunion avvenute una dietro l'altra in questi ultimi anni. Uno dei fattori per il quale il disco non è riuscito a decollare a pieno è in primis la voce di DuVall, non tanto per colpa sua, anche se il suo timbro è quasi identico a quello di Stanley, ma quanto per la scelta usarla sempre affiancata a quella di Cantrell, quasi a non voler esporre troppo il nuovo arrivato. In secondo luogo, forse sempre "per giocare in difesa" la band lavora un po' troppo di mestiere, rielaborando in questo disco un po' tutti i passaggi della propria discografia. Eppure, la band riesce comunque a regalarci delle perle musicali purissime, a partire dall'opener "All Secrets Known" dove il fantasma di Stanley sembra manifestarsi in continuazione in un brano fortemente malinconico. Altra capolavoro è "A Looking In View" dove la band tira fuori la sua anima più dura, con il basso di Inez a martellare senza sosta, la chitarra di Cantrell a sciorinare riffs acidissimi ed un chorus da brividi. Ma è nel finale che la band cala la coppia d'assi con "Private Hell" e la title-track, brani dedicati esplicitamente all'amico-cantante scomparso. "Private Hell" rappresenta l'abbandono e la rinuncia alla speranza, mentre "Black Gives Way to Blue", che vede la collaborazione al piano di Elton John, è l'arrivo della pace lungamente agognata. Un'accoppiata che emoziona fortemente, soprattutto leggendo le intense liriche, e segno che l'ispirazione è lungi ancora dall'estinguersi.
autore: KarmaKosmik
CREW'S TOMBSTONES
Beta Librae
[...] Album controverso questo, per il motivo che tutti gli appassionati della band conoscono. Mi sono ripromesso di giudicarlo con la massima obiettività possibile, senza rientrare in ragionamenti del tipo "Reunion si - reunion no". Bene, il risultato per me è un disco spaccato a metà: gli Alice In Chains tentano di andare avanti - non è un caso che le prime parole di DuVall siano "Hope, a new beginning..." - guardando al passato, con risultati altalenanti. Accanto a delle autentiche killer song come "Your Decision" (commovente e romantica), "All Secrets Known" (acida al punto giusto), "Take Her Out" (qui il fantasma di Stanley aleggia prepotentemente) e "A Looking In View" ( dalla durata e struttura anomale, ma tipicamente AIC nel mood) si affiancano degli arrangiamenti e dei pezzi sinceramente anonimi e privi di quelle sensazioni malsane, tormentate, claustrofobiche e acide dovute, sicuramente, alla penna di Jerry Cantrell ma anche, e soprattutto, al gracchiare di Layne Stanley.
C'è poco da fare, la droga è droga, con tutti i pro e i contro del caso. [...]