RAISON D'ETRE
"The Stains Of The Embodied Sacrifice"
Cold Meat Industry (2009)

TRACKLIST
01. If It Bears Thorns Its End Is To Be Burned
02. Withstand The Fire
03. The Spirit Will Not Share The Guilt
04. Desecrated By The Blood
05. Purified With Fire
06. Without The Shedding There Is No Forgiveness
07. Death In The Body But Made Alive By The Spirit
08. The Temple Is Eternal Sacred

DURATA
66:01 min.

Peter Andersson parla di "The Stains of the Embodied..."
[...] The ritual purification and the sacrifice are the keys to understand 'The Stains of the Embodied Sacrifice'. In large the album deals also with the duality principles, such as the ones between the body and mind (or body and soul) and between the universal and the individual (object and subject). 'The Stains of the Embodied Sacrifice' title refer to ritual processes of the mind and its purification within the principles of duality [...]

 

A tre anni di distanza dall'ultimo full album, torna il maestro indiscusso della Dark Ambient; e quando Peter Andersson, alias Raison D'Etre, mette le mani su qualcosa, tutto si trasforma in un piccolo evento da celebrare.
Il motivo è semplice: anni di musica di grande qualità, unita a un' ispirazione che sembra non conoscere limiti. Un artista che non vive sul proprio passato, che deve sì lottare contro dischi assolutamente cardine per il genere, ma che è tutt'ora in grado di dimostrare tutto il suo valore.
In questo nuovo lavoro troviamo un Peter Andersson riflessivo e criptico come sempre, che recupera solo in parte l'enfasi dei primi lavori, scegliendo ancora di utilizzare sonorità decisamente minimali. Come nel precedente "Metamorphyses" le atmosfere sono sommesse, si sviluppano in lenti crescendo e non esplodono mai veramente ("Death In The Body But Made Alive By The Spirit"). Il sound richiama visioni notturne, incubi sferraglianti ("Desecrated By The Blood") e perversioni deformi: il tutto dosando bene i suoni, lavorando quasi per sottrazione e cercando di ottenere la massima resa con il "minor suono" possibile. Solo a tratti le atmosfere si fanno più pesanti e incisive, per la maggior parte del tempo i suoni si susseguono dolcemente in uno scorrere continuo e ipnotico. In questo senso si sviluppa fortemente la sensazione di vuoto cosmico, di spazi siderali lontani e freddi ("The Spirit Will Not Share The Guilt"); luoghi dove la luce non può arrivare.
Andersson continua la sua evoluzione, cercando di inserire poco alla volta nuovi spunti, come il lavoro di suoni sulla tragica "The Spirit Will Not Share The Guilt" o il lavoro di synth che accompagna molti dei passaggi più ricercati.

Nonostante i momenti più pesanti siano ben piazzati, c'è un senso di pacatezza in queste note, quasi di rassegnazione. Sensazioni queste che raggiungono l'apice proprio nei rintocchi di "The Temple Is Eternal Sacred"; come a rappresentare il "lieto" fine di un viaggio davvero allucinante: meno annichilente che in passato, ma sempre perfetto per avvolgerci in un freddo e buio mantello da cui sarà difficile districarsi. All'interno della discografia di Andresson potrebbe anche essere un disco di transizione, ma guai a sottovalutare questo ennesimo grande album.

autore: IntoTheBlack