Avrei preferito scrivere questa recensione con tutta calma, assistendo al futuro e naturale ritiro dalla scena dei Black Sabbath (ora Heaven & Hell), commentando il tutto a posteriori. Purtroppo non è andata così.
Vediamo di ricapitolare quindi: 1976 - pubblicazione di un disco altalenante come "Technical Ecstasy", conseguente cacciata di Ozzy Osbourne e richiamo alla base quasi immediato, uscita di un altro album inconcludente (diciamo anche mezza ciofeca) quale "Never Say Die!" e definitiva rottura con il singer, a causa dei suoi noti problemi di alcool e droga. A questo punto Tony Iommi si trova a dover fare i conti con una band allo sbando, in drastico calo di vendite e popolarità (la New Wave Of British Heavy Metal era alle porte): i Sabbath necessitavano quindi di una svolta, soprattutto a livello di sound, e di un nuovo cantante, capace di non far rimpiangere il Madman ed in grado di aggiungere un qualcosa in più.
La leggenda racconta che l'incontro tra il chitarrista e Ronnie James Dio, uscito (cacciato, per la precisione) da poco dai Rainbow, avvenne al Rainbow Club: sembra fatto apposta; la decisione è presa, e da lì a poco l'Elfo del metal si ritrova in sala a provare con lo storico gruppo.
Era la fine del 1979, sei - sette mesi dopo, esattamente il primo Aprile (uno scherzo dedicato a Ozzy?) esce Heaven And Hell, il paradiso e l'inferno.
Cosa poter dire su un disco che è un assoluto capolavoro, dalla prima all'ultima nota? Qualsiasi parola non riuscirebbe a far capire la solennità e la teatralità che le vocals di Dio (corre voce che per questo disco abbia usato linee vocali precedentemente preparate per i Rainbow) aggiungono al noto sound cupo della band e ai riffs incisivi partoriti dalla mente di Iommi. Riffs che fin dai primi secondi di "Neon Knights" fanno capire che la musica è cambiata, letteralmente: Ronnie si occupa anche dei testi (tutti scritti da lui) e la sua influenza a livello di tematiche si nota; visioni che parlano di misticismo, fantasy e magia accompagnano un muro di suono decisamente più heavy del passato ma, andando avanti con l'ascolto, anche riflessivo e sognante nei momenti giusti.
"Children Of The Sea" è un lento che si trasforma in crescendo, magistralmente introdotto da arpeggi e innalzato al rango di song immortale dalla prestazione del cantante statunitense, il quale accompagna il brano e lo carica di enfasi fino all'immenso finale nel quale scandisce un "look out!" da brividi.
"Lady Evil" è un pezzo più canonico e, se vogliamo, più "easy listening" ma sempre di alto livello. La title track ci conduce verso lo storico break centrale attraverso un basso dal suono grave che rimarrà in background a martellare per tutto il tempo: qui Iommi si supera tirando fuori dal cilindro delle note in sustain veramente molto coinvolgenti miste a delle scale, usate come mezzo per far accelerare il pezzo, dando modo a Dio di recitare il ritornello finale in un esplosione sonora. La chiusura della song è affidata a degli arpeggi che a mio avviso richiamano un mood quasi medioevo - rinascimentale. La Musica ai massimi livelli, punto. "Wishing Well" ci mostra un pezzo tipicamente heavy metal riletto alla maniera dei Sabbath con uno stacco centrale veramente toccante, dovuto all'enfasi messa nel cantato.
Andando avanti, "Die Young" dimostra al mondo intero che la band è capace benissimo di premere sull'acceleratore, non perdendo di vista le sue tipiche atmosfere cupe (merito anche del grandissimo lavoro, e del suono, del basso di Geezer Butler).
Per quanto riguarda "Walk Away", è basata su una tipica struttura strofa - ritornello - strofa - ritornello facilmente memorizzabile già dal primo ascolto: memorabili i cori "ooh!, ooh!, ooh!" che accompagnano il refrain. "Lonely Is The Word" scandisce la fine di tanta magnificenza uditiva e lo fà in bellezza: il cerchio si chiude con un midtempo in cui Dio e Iommi dialogano a intervalli, praticamente "dividendosi" il pezzo in un crescendo emotivo irripetibile. Classe e talento uniti insieme per un disco inarrivabile.
"The world is full of Kings and Queens. Who blind your eyes and steal your dreams. It's Heaven and Hell!"
In memory of R.J.D.
autore: Beta Librae