Dopo aver raggiunto il meritato successo in questi ultimi anni -aumentando così le schiere di ammiratori e detrattori- e dopo alcuni pesanti problemi di formazione, era notevole la curiosità nei confronti del nuovo album del gruppo svedese. "Watershed" -nono studio album del gruppo- è il probabile primo passo di una evoluzione che probabilmente si svilupperà e completerà nel corso dei prossimi anni. Questo in quanto, dopo l’ottimo "Ghost Reveries" -una sorta di summa dell’ultima parte di carriera del gruppo-, comincia a farsi sempre più presente la voglia di cambiare certi schemi: lo si vede dagli arrangiamenti, dal songwriting, da certe scelte di suoni o anche solo dal minutaggio delle canzoni.
La stessa apertura di “Coil” è una partenza anomala per gli Opeth: una sorta di "intro lunga", carina, molto orecchiabile e con un pizzico di "epicità" in più rispetto ad altre loro ballads.
Con “Heir Apparent” si incomincia a fare sul serio grazie a un pezzo che entra con prepotenza tra i futuri classici e tra i pezzi più heavy di sempre del gruppo. Ottima la partenza con lo stacco di piano e l'attacco death metal: riff intricati, un ottimo lavoro di sottofondo di synth e una prova vocale feroce completano un brano diretto ed efficace.
Dopo il pezzo più heavy, ecco quello più prog. Le famose influenze seventies si fanno sentire in maniera massiccia in “The Lotus Eater”; questo grazie al sempre bel lavoro di Per alle tastiere sotto i riff di chitarra. Ottima la continua alternanza growl/pulito che insieme ai continui stacchi e cambi di riff danno la solita dinamicità al brano, caratteristica sempre presente nella carriera del gruppo.
“Burden” è un pezzo acustico di sicura presa, con un Mikael che mostra ulteriori miglioramenti in fase vocale regalando una prova davvero di grande impatto emotivo. Il brano risulta forse a tratti fin troppo "solare" rispetto agli standard del gruppo ma in linea con l’aria di rinnovamento che si respira durante l’ascolto dell’album.
Il primo singolo “Porcelain Heart” è invece a conti fatti il brano più debole del lotto: questo a causa di un songwriting abbastanza debole e poco incisivo, bilanciato però da una certa orecchiabilità che vi ruberà diversi ascolti.
Si torna su ottimi livelli grazie alla progressiva “Hessien Peel” traccia lunga e complessa: prima parte acustica, con un bel lavoro solista di chitarra ad accompagnare il pulito, in cui va sottolineato l'arrangiamento quasi orchestrale delle tastiere. Stupendo lo stacco di pianoforte a introdurre la parte heavy. Da notare come, rispetto al passato, le parti risultino un pò spezzate e meno perfettamente amalgamate; anche se forse siamo di fronte a una precisa volontà da parte del gruppo. C'è spazio per una bella parte strumentale in cui si alternano fino alla fine riff death a una bella parte suonata con la chitarra acustica, poi spazio al finale tirato. Ottima canzone.
L’ultimo brano è uno dei pezzi più anomali per il gruppo e che può essere preso da esempio per capire la strada che il gruppo ha imboccato con questo "Watershed": tastiere in bella evidenza, songwriting molto progressive con stacchi anche improvvisi, grande cura delle parti vocali con cori e controcanti, meno parti tirate e un approccio sempre più devoto agli anni '70. Ottima la prova di Mikeal nelle strofe prima dell'ennesimo stacco di tastiere a mettere in evidenza il gusto e la sobrietà di un Per ormai perfettamente a suo agio nella line up.
"Watershed" è un lavoro nel complesso che mi piace: nonostante non abbia i picchi di altri album e qualche passaggio non brilli certo per originalità e inventiva, fa il suo onesto compito, anche perché è difficile che Mikeal scriva cose realmente brutte o di cattivo gusto. Apprezzo in particolare certi piccoli grandi cambiamenti che si stanno inserendo nel loro sound, a dimostrazione che il gruppo è vivo e forse ha ancora voglia di mettersi in gioco. Non ci sono stravolgimenti e forse è giusto così; forse alla fine questo si rivelerà solo un album di transizione, rispetto al resto della discografia, ma questo solo il tempo ce lo dirà.
autore: IntoTheBlack
CREW'S TOMBSTONES
KarmaKosmik
[...] Dopo album decisamente noiosi e di maniera, gli Opeth ritrovano finalmente la giusta ispirazione con questo "Watershed". Un lavoro che pesca decisamente a pieni mani nei gloriosi 70s, e che lascia anche maggiore spazio alle keyboards del nuovo arrivato Per Wiberg (Spiritual Beggars). "Watershed" ci mostra nuovamente gli Opeth più sognanti ed intimisti e che ci regala nuove perle purissime come "Heir Apparent" o "Porcelain Heart". [...]
Nivehlein
[...] L'attesa per il nuovo lavoro si stava facendo estenuante per la sottoscritta, soprattutto dopo la dipartita di un membro storico come Lindgren. "Watershed" è a mio avviso un album in cui coesistono luci ed ombre. Luci, per quanto riguardano i patterns Progressive, le partiture di tastiera e per una maggior vena sperimentale rispetto ai precedenti lavori; ombre per una certa monotonia di fondo e per alcuni cali di tensione che costellano soprattutto la parte iniziale del lavoro. "Watershed" può essere considerato come uno spartiacque nella carriera degli Opeth, sperando che nel frattempo ritrovino quella intensità che a mio avviso in quest'album si rivela un pò carente [...]