GRUNGE IS DEAD - The Oral History Of Seattle Rock Music

Autori: Greg Pato (20090)

EDIZIONE:
ECW Press

PAGINE
478

 

Pur continuando ad essere un assiduo lettore di libri cartacei ed un abituale frequentatore di librerie, non posso allo stesso tempo non dare credito al crescente impiego degli e-book, uno strumento che si sta rivelando molto utile anche al sottoscritto. Infatti, grazie a questo simpatico aggeggio, è possibile andare su Amazon e comprare a pochi dollari libri che in Italia non saprai mai se arriveranno o meno, e spesso con traduzioni molto discutibili. Certo, bisogna tenere duro ed affrontare un intero libro in inglese, spesso richiede un continuo uso del dizionario italiano\inglese, ma devo dire che quasi sempre ne vale la pena. Come in questo caso, appunto, dove Greg Pato, giornalista musicale e scrittore, nonche sfegatato fan dei Soundgarden, traspone in libro una quantità abnorme di interviste effettuate a (quasi) tutti gli attori principali e secondari che hanno vissuto questo particolarissimo periodo storico artistico di una piccola città americana, e mettere in piedi una storia coerente e lineare che ne descriva gli inizi, l'esplosione e la conseguente fine.

Stupisce la quantità di personaggi che hanno contribuito a questo libro davvero molto interessante per chi, come il sottoscritto, si è ritrovato in piena adolescenza in mezzo al trambusto mondiale creato dalle varie hit, quali "Smells Like Teen Spirit", "Black Hole Sun" o "Alive". Pato non si è accontentato di riportare i fasti creati dal bands che hanno sfondato il mercato, ma ha effettuato un lungo lavoro di ricerca anche riguardante cosa ha portato alla nascita del grunge e cercando di trovare una risposta sul perchè tante bands provenienti da un centro così piccolo hanno contribuito in maniera così imponente sulla storia della musica. Il libro inizia dall'analisi degli anni '60 di Seattle, andando ad intervistare i membri delle due bands rock'n'roll più importanti dell'epoca, quali The Sonics and The Wailers, per poi approdare agli inizi degli anni '80, dove il punk abrasivo dei Black Flag, DOA, ecc... hanno forgiato una miriade di bands minori (The U-Man, The Fastbacks) che hanno preparato il terreno alla generazione grunge. A raccontare gli inizi della strabiliante storia del grunge ci sono tutti, dalla quasi la totalità dei Soundgarden (Kim Thayil, Hiro Yamamoto, Ben Sheperd, ecc...), tutti i Pearl Jam (d'altronde Jeff Ament e Stone Gossard con i Green River prima, e i Mother Love Bone poi, sono stati tra i musicisti più attivi all'interno della scena) con un Eddie Vedder estremamente loquace e meditativo, passando per gli Alice In Chains (Jerry Cantrell, Sean Kinney, Mike Inez), ma senza dimenticare i gruppi che pur non raggiungendo livelli di vendita milionarie, continuano a mantenere uno status di cult band non indifferente (TAD, Melvins, Screaming Trees e soprattutto i Mudhoney, una delle poche bands ancora attive).
Insomma, una quadro a tutto tondo, dove ogni cosa viene sviscerata ed analizzata dall'autore, integrando i vari commenti degli stessi protagonisti, tra i quali compare anche un simpatico Duff McKagan (originario di Seattle e preso spesso in giro per aver lasciato la città per andare a suonare nei Guns 'n Roses di Axl Rose e Slash), passando dagli inizi fatti di piccoli e squallidi bar e discoteca, i primi tour fuori Seattle, per arrivare al successo planetario ed al conseguente declino, che porta dentro di se anche le tragiche morti di Kurt Cobain e Layne Stanley, senza dimenticare anche il precedente decesso indotto dalla droga di Andrew Wood, vocalist dei Malkfunkshun prima e poi Mother Love Bone.

In un periodo in cui anche nel mondo metal, che per anni ha riversato merda sul grunge ritenendolo colpevole del crollo crollo d'interesse da parte delle label, si sta riscoprendo l'importanza e soprattutto la qualità di questo movimento musicale. Gli stessi Soundgarden fondano le proprie radici sui la psichedelia dei Led Zeppelin e la pesantezza dei Black Sabbath, mentre rimane famosa l'infatuazione che Kurt Cobain ricevette ascoltando i Celtic Frost e che porto ad abbassare di un tono le chitarre su "Bleach", oppure la grande importanza che dischi ricchi di malessere come "Dirt" sono stati in qualche modo travasati anche nel metal. Insomma, un libro da gustarsi pienamente e che nonostante la sua lunghezza e l'utilizzo di parti in slang che hanno messo a dura prova il mio dizionario, ha portato ad un lettura estremamente piacevole e ricca di spunti (per esempio non conoscevo i Mudhoney ed il loro primo disco "Superfuzz Bigmuff" è stato una vera e propria scoperta).

autore: KarmaKosmiK