CALVAIRE
"Calvaire"
Regia: Fabrice Du Welz (2004)

CAST
Laurent Lucas : Marc Stevens
Jean-Luc Couchard: Boris
Jackie Berroyer: Bartel

DURATA
94 min.

 

Disturbante.
Disturbante credo sia una della parole più adatte per descrivere qusto film, esordio datato 2004 del regista belga Fabrice Du Welz.
Quella raccontata in "Calvaire" è la discesa nella pazzia di un giovane artista/cantante che si arrangia tra uno show e l'altro tra gli ospizi francesi. Durante il suo tragitto tra un posto e l'altro, sarà costretto a fermarsi causa un guasto al furgone: in cerca di aiuto si imbatterà in un luogo che, nonostante le stranezze sembra essere ospitale e rassicurante, ma che in realtà nasconde terribili segreti.

Da un plot all'apparenza molto semplice, si sviluppa una vera e propria discesa nell'incubo. Questa volta a rappresentare il male non è nessun mostro, nessun serial killer, ma bensì la sola mente umana e quello che è in grado di generare.
Dopo una prima parte forse un pò lenta ma comunque necessaria a instaurare nello spettatore la giusta dose di tensione e turbamento, il film esplode in una seconda parte dove la follia è l'unica protagonista. Ecco che un luogo che -in teoria- dovrebbe essere quanto meno gradevole (una locanda gestita da un gentile signore nelle campagne francesi) si rivela in realtà un covo dove la follia e il totale distacco dalla realtà regnano sovrane.
Da quando il film prende quota si respira un aria sgradevole, di malattia, di turbamento; questo grazie anche all' eccellente lavoro di fotografia e di scenografia: nebbia, campagne fangose, boschi inospitali, facce scavate e sgradevoli. Ottima la regia con alcune inquadrature davvero degne di nota su tutte la ripresa dall'alto nella casa, verso la fine del film, e la memorabile scena di ballo collettiva.
Ancora un esempio quindi di come non quegli effetti speciali (qui totalmente assenti) troppo spesso usati per coprire i vuoti di idee che affliggono tante pellicole.
Lo script è semplice ma molto ben fatto e realizzato con grande forza e potenza visiva; lo spettatore non può fare a meno di essere emotivamente coinvolto nelle vicende del protagonista e con esso verrà inesorabilmente trascinato in questo vortice di follia. Questo grazie anche a un fattore che mi ha particolarmente impressionato, ossia il fatto che sia tutta la comunità a partecipare e a essere soggetta alla follia di cui sopra, non solo alcuni individui. Niente eccezioni, niente eroi a salvarci; c'è spazio solo per rabbia, disperazione e pazzia.

Il finale è decisamente aperto, forse fin troppo, largo spazio all'interpretazione dunque; anche se l'atmosfera che si respira non lascia molte speranze, e non parlo solo della vita del protagonista. Con i suoi limiti (pochi) e i suoi pregi (davvero tanti), questo film mi ha colpito parecchio: non piacerà a tutti (anche perchè in certi punti è decisamente forte) ma resta un prodotto solido, ben fatto e che mostra un regista con le idee chiare.
Il suo nuovo film è in uscita a fine anno, la cusriosità è tanta e vedremo se si riusciranno a confermerare le doti espresse in questo ottimo esordio.

autore: IntoTheBlack