ATTENZIONE!!! SPOILER!!!
Senza eccessivi proclami e\o altisonanti campagne pubblicitarie, questo inizio 2009 ha portato a tutti noi amanti dell'horror più classico un nuovo capitolo della saga di Jason Voorhees. Come al solito non sono state poche le critiche a priori mosse a questa operazione, ma in un momento in cui il cinema è in crisi (a livello di idee) dobbiamo per forza di cose accontentarci delle raffiche di remake, sequel, prequel e revival che sembrano essere gli unici filoni interessati ai produttori cinematografici.
Contrariamente a quanto dichiarato dai soliti rompiballe che giudicano prima di vedere con i proprio occhi, questo "Venerdi 13" non è assolutamente un remake del primo film della saga, e sarebbe bastato guardare la locandina per capirlo, visto che anche i muri sanno che Jason compare solo dal secondo episodio. Il film invece è un vero e proprio capitolo nuovo, ambientato nei giorni nostri, in cui il caro vecchio Jason è ancora protagonista assoluto insieme al suo fido machete. La storyline è semplice e classica come uno slasher impone, e scorre si in maniera scontata, ma non presenta eccessivi cali di tensione o pacchianate moderne. Daltronde chi nel 2009 decide di andare al cinema per vedere un film con questo titolo, non pretende certo di assistere a chissà quale nuova invenzione cinematrografica. Non a caso considero il genere filmografico horror quanto di più vicino al black metal: la coerenza e la canonicità di stile sono basilari per la buona riuscita del prodotto finale, le concessioni estranee vanno lasciate agli altri.
Il film si apre con un breve flash sulla conclusione del primo capitolo della saga, e ci porta subito ai giorni nostri. Un gruppo di ragazzi, capitanati da Wade e Richie, decide di passare un fine settimana campeggiando, incosapevoli del vero scopo dei due promotori della gita: venuti a conoscenza da alcuni "amici" della presenza di una enorme coltivazione di marijuana proprio in quella zona, i due hanno intenzione di raccattarne il più possibile per fare qualche soldo facile. Tutto è tranquillo e davanti al fuoco Wade racconta ai suoi compagni la storia di Jason, senza scuscitare negli altri chissà quale reazione, impegnati come sono a pensare alla notte a base di sesso che li aspetta. La buonanotte sancisce l'inizio della fine. Wade viene ucciso proprio quando trova la marijuana; Richie e la sua amichetta vengono blastati mentre giocano a incularella nella tenda, mentre i rimanenti Mike e Whitney, dopo essersi imbattuti incosapevolmente nel rifugio di Jason, vengono scovati dall'uomo armadio e assaliti. Finito, tutti morti e tutti a casa. Peccato però che sono passati solo 20 minuti dall'inizio del film!
Credo che questo sia un punto a favore del regista Marcus Nispel (autore del remake di "Non Aprite Quella Porta"), supportato in questo lavoro dal produttore Michael Bay ("Transformers", "Armageddon" e il remake di "Amityville" tra i suoi lavori più importanti), coadiuvati a livello esecutivo dallo stesso Sean Cunningham, ideatore della saga. In realtà il vero inizio del film è proprio ora, con l'ultima inquadratura che vede Jason accanirsi contro l'ultima sopravvissuta, Whitney. Sono passati 6 mesi e nella stessa zona arrivano, per motivi diversi, varie persone: da un lato Clay, il fratello di Whitney, che non ha mai perso le speranze di ritrovarla (i corpi della combriccola non sono mai stati ritrovati), dall'altra un'altra spedizione di baldi figli della borghesia americana, capitanata dal ricco e acido Trent, che mirano a passare il fine settimana nella stupenda villa in riva al lago di proprietà dello stesso Trent. Un tiepido incontro nel market di un'area di servizio della zona non viene percepito da tutti come un segnale del fatto che i loro cammini sono destinati ad incrociarsi profondamente. Nella semplicità della storia, ancora una volta troviamo gli elementi che da sempre accompagnano Jason durante il suo cammino: l'eterna lotta tra il bene e il male, con da una parte la speranza di Clay nel ritrovare viva la sorella (il bene) e dall'altra la spocchiosità e l'arroganza di Trent, tipico borghese di merda americano che non esita a tradire la ragazza nel giro di poche ore per una semplice incomprensione (il male). Nel mezzo, Jason. Il suo territorio viene ancora una volta invaso, e lui si deve nuovamente mettere in moto per riportare l'ordine e purificare il suo mondo.
Il film procede in maniera fluida verso il finale, abbracciando tutti i connotati tipici di un film di Jason, tra assassini, inseguimenti, sesso (in entrambi gli amplessi presenti nel film si sottolinea la volontà dei diretti interessati ad orgasmare in conteporanea), trappole, foreste buie, teste mozzate e sanguinaccio. Diciamo che la scontatezza regna sovrana, ma mi ripeto: si sente forse il bisogno di qualcosa di nuovo e diverso in un film di questo tipo? Personalmente sono rimasto soddisfatto della visione, e non escludo un futuro bis magari comodamente seduto sul divano di casa quando sarà disponibile la versione dvd. Finale scontato ma anche no, lascio a voi il giudizio conclusivo, nell'attesa del prossimo capitolo...o forse no?
autore: Ceska Zurivost