Dopo "Rec" (recensito qui), torniamo a parlare di cinema horror spagnolo con questo "The Orphanage", diretto dal debuttante Juan Antonio Bayona, in precedenza regista di pubblicità e videoclip per la televisione spagnola. Come già avrete intuito dal titolo, l'intera vicenda si svolge in un vecchio orfanotrofio, situato in una non precisata località marina, ripreso in mano dalla protagonista Laura, interpretata dalla famosa star spagnola Belèn Rueda (in Italia conosciuta soprattutto per "Mare Dentro"), che ci aveva vissuto trent'anni prima da ragazzina, con lo scopo di creare una casa famiglia per bambini disabili. Peccato che il suo progetto si rivelerà fatale per il suo figlio (adottivo) Simon.
"The Orphanage" è un plot dalla trama limpida e lineare, che segue per filo e per segno la classica "ghost story", con tanto di presenze impalpabili, rumori sospetti ed il classico bambino che parla con amici immaginari, che poi tanto immaginari non sono. Eppure, nonostante ciò, il film parte molto bene, Bayona riesce a mettere su con sapienza una bella tensione emotiva, che raggiunge i massimi livelli nella bellissima scena della festa inaugurale. Tra ospiti in maschera che ballano e chiacchierano, bambini che giocano per tutto l'edificio, avviene la contemporanea scomparsa di Simon e l'incontro tra Laura ed il misterioso bambino con "il sacco in testa". Peccato che da questo punto in poi, il film perde di colpo tutta la sua forza. La vana ricerca del figlio da parte dei genitori risulta di una noia mortale e nemmeno l'intervento di una medium, interpretata da Geraldine Chaplin, figlia del grande Charlie, riesce a dare una scossa all'andazzo del film. Per non parlare poi del finale scontatissimo e strappalacrime nell'intento rubicchiato da "The Others". All'inizio ho parlato di horror, in realtà non sarebbe corretto, poichè eccetto una brevissima scena "gore", non è presente alcuna scena truculenta, e ritengo quindi più giusto parlare di "ghost story". Ma non è questo il problema che non permette al film di decollare, quanto il non essere riuscito a trovare una scappatoia "non banale" per una storia "banale", anche se comunque ben costruita. Per il resto molto bella la fotografia, giocata su colori "spenti" e tendenti al grigio, ottima per descrivere lo stato di abbandono dell'edificio, mentre le musiche non hanno alcun reale peso specifico sul prodotto finale.
Insomma, pur trovando l'intero lavoro ben confezionato e con una prima parte decisamente sopra la sufficienza, la sensazione che sia stato un film lasciato a metà è troppo forte, oltre che a qualche tipico buchetto qui e la nella sceneggiatura. Se non fosse stato per la scenetta gore sopramenzionata sarebbe un film vedibile tranquillamente insieme a prole o fratellame più giovane.
autore: KarmaKosmik