I Paradise Lost non hanno certo bisogno di presentazioni: se siete capitati su queste pagine è sicuro che, in un modo o nell'altro, in passato la vostra strada si è imbattuta in qualche album dello storico gruppo inglese.
"Faith Divides Us - Death Unites Us" prosegue (e conclude?) la strada di riavvicinamento a un sound decisamente più heavy e diretto iniziato con l'omonimo album del 2005 e ottimamente sviluppato con "In Requiem" del 2007. In "Paradise Lost" le chitarre erano un gradito ritorno ma erano solo "contorno"; nel successivo lavoro il songwriting si sviluppava attraverso strutture più elaborate e oscure mentre è con questo nuovo album che le chitarre prendono decisamente il sopravvento, regalandoci un gruppo che unisce la potenza degli anni di gloria con l'approccio più moderno dell'ultimo periodo.
La tracklist non presenta vere e proprie "hit" come in passato (ad esclusione forse della splendida e tragica title track), ma una serie di brani tutti validi: di impatto ma certamente meno immediati che in passato. Questo grazie a strutture inquadrate ma stratificate e a loro modo in grado di riservare sorprese (esemplare la mutazione di "I Remain"). Nei Paradise Lost del 2009 sono sostanzialmente invertiti i ruoli del passato recente: ora sono i synth e tastiere a fare da contorno al chitarrismo frenetico ("Living With Scars" e la potente "Frailty", ad esempio) di Mackintosh, autore anche di un'ottima prova in fase di solo. A questo va aggiunta una prestazione vocale che a più riprese torna a farsi ruvida (l'ottima "Universal Dream" o la bellissima traccia di apertura): Nick Holmes resta infatti sempre elemento caratterizzante e valorizzante per il gruppo, e ne esce ancora una volta vincitore; ma a questo giro sono le chitarre la vera spina dorsale dell'album. Ogni passaggio è curato come sempre (da applausi il bridge di "First Light"), i ritornelli sono al posto giusto ("Last Regret") ma l'album non è ruffiano e, come accennato, sotto una parvenza di semplicità si nasconde un lavoro davvero notevole, che non mi azzarderei a classificare come semplice "mestiere".
Missione di ritorno al passato compiuta: il gruppo sforna una prestazione compatta, ispirata e supportata da vent'anni di esperienza che si sentono (in positivo). Faccio fatica a trovare punti deboli a un disco, inquadrato sì, ma assolutamente piacevole e decisamente riuscito negli intenti. Che intrattiene prima di tutto, ma con la classe di musicisti che riescono ancora a far sembrare quello che fanno tutto tranne che un mero impegno di lavoro.
autore: IntoTheBlack
CREW'S TOMBSTONES
Zorn
[...] Quest’anno mi sono ricreduto in merito a varie realtà storiche, tra cui i Paradise Lost che, incredibile a dirsi, mi hanno letteralmente steso al tappeto con un disco che adoro senza condizioni. Non avrei mai pensato di poter ascoltare di nuovo una “Last Regret”, ed invece eccola lì, con tutto il pathos, la tristezza e quel lavorio di chitarra costante, calibrato e di gran classe… un po’ come in tutto il disco. E poi diciamolo, con linee vocali tali, non poteva che uscirne un album enorme [...]
Beta Librae
[...] Sinceramente non avrei scommesso un centesimo su un disco così, soprattutto
dopo i due pessimi lavori precedenti, "Paradise Lost" ed "In
Requiem"...e visto anche che non sono un fan del loro periodo Depeche Mode, si
può capire il mio scetticismo davanti a quest'ultima fatica. Mi son dovuto ricredere:
le chitarre grattano come non si sentiva da un pezzo, pennellando ottime melodie e i
loro intrecci con le vocals di Nick Holmes in "As Horizons End" scuotono
l'anima nel profondo. Arrivando alla fine del cd, mi rendo conto come la recensione
qui sopra sia assolutamente perfetta nel descrivere il tutto. Bel ritorno, posso
affiancare qualcos'altro a "Gothic" nella mia collezione [...]