VARG VIKERNES
"Paganism"
(2005)

PREFAZIONE (redazione)

PARTE I - L'Antica Religione
PARTE II - Il Santo Gral
PARTE III – L’Unico Anello
PARTE IV - Ultima Thule
PARTE V - Sacrifici

PARTE VI - L’Igiene Nell’Era Pagana
PARTE VII – Perché Il Paganesimo Ha Fallito?
PARTE VIII – Selezione Soprannaturale
PARTE IX – L’Antica Democrazia
PARTE X – L’Origine E Scopo Della Religione
PARTE XI
PARTE XII
PARTE XIII
PARTE XIV
PARTE XV


PAGANESIMO
PARTE V – Sacrifici

Nell’Era Vichinga, i Cristiani riportarono che certi Pagani facevano sacrifici agli Æsir, Vanir, elfi (id est spiriti dei morti) ed altri vettr (“creature”) “fuori stagione”, chiedendo loro dei favori. Venne anche raccontato che molti Pagani guardavano a questi sacrifici con disprezzo. I Cristiani ritenevano che coloro non fossero i “veri” Pagani. Invece, ciò che avevano era conosciuto come trúa á mátt sinn ok megin (“il credo nella propria forza e potenza”).

Come sempre, l’interpretazione Cristiana è sbagliata. Questi Pagani erano semplicemente dei Pagani, che compivano sacrifici (anche) “fuori stagione”. La ragione per la quale alcuni Pagani non facevano sacrifici “fuori stagione” era che per qualsiasi cosa si avesse necessitato dell’aiuto degli dei, non si meritava di ottenerlo. Se tu chiedi aiuto dagli dei, in un qualche contesto, e garantito aiuto, il profitto è garantito agli dei. Non sei degno di esso a meno che tu lo acquisisca dall’aiuto del mátt sinn ok megin (“la tua propria forza e potenza”).

Osserviamo questo fatto da alcune scoperte archeologiche, dove armi, navi e resti umani era trovati in paludi e laghi Scandinavi. Armi ed equipaggiamenti perfettamente utilizzabili e di alta qualità venivano distrutti ed i prigionieri giustiziati e gettati in un lago sacro o appesi ad un albero sacro. Il bottino veniva consegnato agli dei. I vincitori sceglievano di fare questo, dopo una battaglia, piuttosto che prendere le armi dei proprio nemici morti come bottino di guerra o venderle, ed usare o vendere i prigionieri come schiavi, perché avevano chiesto aiuto ad Óðinn per vincere la battaglia. Probabilmente distruggevano tutto l’equipaggiamento per essere sicuri che nessuno cercasse di recuperarlo, o possibilmente per “ucciderlo” simbolicamente” e così facendo renderlo disponibile agli dei, che vivevano “nel regno dei morti”.

Noi possediamo anche un esempio storico ben conosciuto per questo, quando Herman (Arminius) della tribù dei Cheruski nell’anno 9 condusse la resistenza Germanica contro l’invasione Romana nella Germania Orientale ad est del Reno.Riuscirono a sterminare due terzi dell’intera legione Romana e dopo una vittoria totale impiccarono più di 10.000(!) Romani agli alberi di Teuteburger Wald nella Turingia, come sacrificio per Óðinn (o Wōþanaz, visto che questo era il suo nome a quel tempo). Questo esito immensamente brutale evitò la conquista Romana della Germania Orientale ad ovest del Reno, ed i Romani non furono così perspicaci da mandare dopo questo evento altre legioni per tentare di conquistare la Germania Orientale ad Ovest del Reno.

Queste tribù Germaniche non avevano chiesto aiuto ad Óðinn, avrebbero potuto usare o vendere i prigionieri come schiavi (come si usava fare nell’Antichità). Consegnarono la vittoria ad Óðinn nonostante tutto, poichè, così tutto poteva appartenere a lui – ad Hangatý (“dio degli impiccati”, uno dei soprannomi di Óðinn).

Quando (tutte) le varie tipologie di Pagani facevano sacrifici “stagionali”, nei giorni delle più elevate festività, non era contemplato di chiedere favori speciali agli dei, ma piuttosto per rafforzare i rapporti con le divinità. Dunque, un sacrificio nella Scandinavia Pagana era conosciuta come un blot (“sangue”, “rafforzare”). Quando hai visitatori, mostri loro ospitalità e servi del cibo e bevande. Nella vigilia di Yule, gli dei visitavano i viventi accompagnati dagli elfi (“eterni”, gli spiriti dei morti), che portavano con loro dal Paradiso. Sebbene si dicesse che Heimdallr, Þórr o Óðinn conducessero questa processione di dei e fantasmi – meglio conosciuta come Oskorei (“Esercito del Tuono”) – anche gli altri dei erano presenti. Per garantire del cibo all’Oskorei, si appendevano torte ed altro tipo di cibo agli alberi (id est li “uccidevano” per renderli disponibili ai morti) e versavano idromele per dare il benvenuti ai morti, e si beveva e mangiava in onore degli dei. Anche i letti venivano preparati con una cura speciale nella vigilia di Yule, e poi si dormiva per terra, per permettere agli ospiti da Ásgarðr di dormire comodi, nei letti dei vivi.

Il banchetto non era tenuto per chiedere un anno buono e pacifico, ma per ringraziare gli dei per la pace e prosperità che le divinità decidessero di dare loro nel prossimo anno. Lasciavano decidere gli dei su ciò di cui avevano necessità, e li ringraziavano per qualsiasi cosa avessero potuto ricevere, fosse una cosa grande o piccola. Gli altri sacrifici dell’anno servivano allo stesso scopo, ringraziare gli dei per qualsiasi sorte gli dei decidessero di far trovare lungo la loro strada. Serviva a poco chiedere tanto o qualcosa di speciale, perché – come ho detto precedentemente – ciò che era ottenuto in quel modo apparteneva al potere che li aiutava dandogli un utile (ndr mi scuso per la poca chiarezza ma questo passaggio in originale è abbastanza criptico). Tali guadagni extra dovevano essere dati (sacrificati) al potere che li aveva aiutati, o anche se fossero stati colpiti dalla mala hamingja (“fortuna”).

Noi tutti riceviamo favori dagli dei, perciò noi (dovremmo) ringraziarli nella festività importanti dell’anno. Mostriamo rispetto per gli dei semplicemente accettando i nostri destini ed apprezzando tutti i favori che ci vengono donati, facendo il nostro meglio in questa vita. Trúa á mátt sinn ok megin era in alter parole, non una mancanza di fede negli dei, ma piuttosto completa fiducia in essi (era Ásatrú: "credo negli Æsir”, “fedele agli Æsir”). Questi Pagani non chiedevano speciali favori alle divinità, ma piuttosto li ringraziavano per qualsiasi sorte gli fosse toccata. Possedevano questa fiducia qualunque cosa gli dei e la possibilità (il destino) avevano dato loro dalla nascita, la loro propria forza e potenza.

La filosofia Pagana è ben descritta dal detto: “ogni uomo ottiene ciò di cui necessita”. Se tu chiedi qualsiasi cosa extra, qualcosa in più, poi dovrai pagare per questo, in un modo o nell’altro. Se non annullassi te stesso (dando/sacrificando i doni extra agli dei), lo “sbagliato” e l’”ingiustizia” dei favori extra saranno in qualche modo annullati dalla mala hamingja – in pieno accordo con il senso di giustizia Pagano. Gli dei ripristinano il bilancio da soli, in un modo o nell’altro, e la malasorte può arrivare quando meno te l’aspetti. Ogni uomo ottiene ciò di cui necessita. Niente di più, niente di meno. Chiedere favori speciali è un affare rischioso.

L’abitudine, soprattutto nella tarda era Pagana, o nel caso dell’Europa Meridionale nell’Antichità, di chiedere favori “fuori stagione” agli dei è semplicemente decadenza religiosa, e non dovrebbe essere usato come modello per i moderni Pagani. La più estrema decadenza ed ignoranza religiosa sarà poi la preghiera, un piccolo sacrificio di tempo e (spesso egocentrici) pensieri intesi per fare in modo che gli dei garantiscano il desiderio della persona che prega. Questo non è solamente irriverente, nel senso che la persona che prega suggerisce che lui o lei ha più conoscenza degli dei, è anche una follia chiedere loro di cambiare il destino di qualcuno – e così di chiedere loro di togliere ad una persona lo scopo della sua vita. Qualsiasi cosa che accade nelle nostre vite è inteso che accada, e per quale modo dovremmo noi volerlo cambiare?

Non dovremmo mai cercare di abusare del potere del sacrificio. Inoltre, soltanto gli iniziati, che sono andati attraverso i misteri iniziatici, potrebbero comunicare con gli dei, così la preghiera è in ogni caso un “nonsense” se prima non si affrontano i misteri Pagani dell’iniziazione. L’essere umano comune non iniziato non può comunicare con gli dei in alcun modo. Non conoscono l’asamàl (“il linguaggio degli dei”) e non hanno le chiavi per i loro regni. Non conoscono le rune (“segreti”).

Tutto ciò che non si vive in questa vita potrai sperimentarla nella successive, in questo modo non c’è possibilità di poter evitare il proprio destino, per quanto terribile possa risultare, per quanto ingiusto ti possa risultare o per quanto vorresti che la tua vita sia differente. Accetta il tuo destino, ed accetta anche il destino degli altri. Come disse Giulio Cesare: amor fati (“ama il tuo destino”), e non cercare di cambiarlo attraverso piccoli sacrifici o pregando. Influenza la vita ed il mondo solamente con mátt sinn ok megin!

A meno che la situazione non sia molto speciale, o se sei pronto a pagare il prezzo ed il abolire ciò che avverrà in seguito, dovremmo solamente fare sacrifici, condotto dagli iniziati, per ringraziare gli dei per ogni cosa che ci hanno dato in vita. Sia la caduta della pioggia od il sole, avversità o prosperità, cattiva o buona fortuna. Ogni cosa ha uno scopo – ed ogni uomo ottiene ciò di cui necessita.

Comunque, voglio sottolineare che una vita sfortunata non è assegnata come una “punizione” (e posso aggiungere che la punizione è un termine alieno dalla filosofia Pagana), ma che ci permette di crescere, prosperare e fiorire nella lunga distanza. Ci viene data per darci la possibilità di diventare esseri umani migliori, più forti, e più nobili. Tutte le avversità nella vita sono una opportunità di diventare migliori (purificati), e non una punizione. Soltanto le avversità che noi affrontiamo possono portarci più vicini agli dei. Inoltre, il “male” nel nostro mondo ci da’ l’opportunità al “bene” di fare il suo corso.

Noi siamo tutti responsabili delle nostre proprie vite, nel senso che decidiamo per noi stessi ciò che portiamo nella tomba quando si muore – quanto “bianchi” (puri) noi siamo quando moriamo. Ciò che dobbiamo imparare e poter attraversare la vita è deciso prima della nostra nascita. E’ deciso dal nostro passato (id est le nostre vite passate). Siamo sempre responsabili del nostro passato, e a causa di questo noi siamo tutti responsabili per ciò che siamo oggi. Otteniamo sempre ciò di cui necessitiamo.

Il credo negli dei e nel loro libero volere e il credo nel destino sembra essere un paradosso, ma è solamente un risultato del fatto che gli dei cercano di penetrare e migliorare ogni cosa, mentre le leggi della necessità offrono loro delle resistenze. L’umanità si bilancia tra il libero volere degli dei e queste leggi di necessità.

Ci sono comunque molti paradossi nell’universo, e l’umanità è uno di questi: noi siamo creature terrestri e divine; i nostri corpi vengono da Jord (Norvegese Jorð, “Terra”), la Madre Terra, ma nelle nostri menti (o le cosiddette “anime”) vegono da Bore (Norvegese Bùri, “nato”), il Dio del Cielo – e mentre la mente desidera fortemente la casa (Ásgarðr), il corpo si mantiene sulla Terra, e continuerà così affinchè saremo sufficientemente purificati e migliorati.

Varg Vikernes
Gennaio 2005

Via purgativa et illuminativa
(La via della purificazione ed illuminazione)