I nostri lettori più assidui avranno notato che Covenant Webzine non ha mai pubblicato fino ad ora alcuna intervista. Troppo spesso risultano essere una mera ripetizione di domande e risposte scontate e banali. Con la gentile collaborazione di Agghiastru, abbiamo cercato di approfondire tematiche non solo legate all'Agghiastru musicista, ma anche leader, fondatore e produttore della "Scena Mediterranea", probabilmente una delle reali "vie italiane" al black metal...
1) Ciao Agghiastru, grazie per aver accettato di fare questa intervista per Covenant Webzine. Direi che per iniziare potresti spiegare, per chi ancora non lo sapesse, in che cosa consiste questa "Scena Mediterranea"? Nel commento alla demo compilation, hai detto che la tua idea musicale è nata in contrapposizione al black metal scandinavo, quali sono gli elementi che vi ispirano e le tematiche trattate? Qual è l'elemento principale che accomuna tutte le vostre release e gruppi? Nonostante questo, c'è qualche elemento del black metal scandinavo che è comunque penetrato all'interno della vostra concezione musicale?
"La mia scena non è nata propriamente in contrapposizione a quella scandinava. In quegli anni stavo cercando delle strade inedite che unissero la mia passione per il metal americano, Deicide, Slayer e Morbid Angel su tutti, con un fare più intimo e di conseguenza siciliano. Poi venni a sapere della scena nordica. C'erano degli evidenti punti di convergenza, visto che entrambi facevamo della Terra natìa un luogo da cui attingere, sia per liriche che per ispirazione musicale. Tuttavia, la mia Scena Mediterranea, ruota attorno ad una personale idea intima, perlopiù legata alla mia infanzia, dove la Sicilia con le sue mille fascinazioni ha coinvolto una serie di amici che da più di 15 anni danno vita a svariati progetti musicali. Il comune denomitatore è l'uso del dialetto siculo e le atmosfere mediterranee".

2) Quando la Inchiuvatu Productions si è affacciata nell'underground e ha iniziato a spargere il seme della scena Mediterranea, quali erano i propositi principali che regolavano la vostra attività? A distanza di vari anni, oggi, cosa vi spinge ad andare avanti? Credete che il target sia lo stesso di allora oppure le finalità sono differenti?
"Volevamo che la nostra originale idea di Scena ispirata al Mediterraneo arrivasse a più gente possibile, ma in fondo non siamo mai stati interessati alla popolarità. Il successo di Massa si crea. Basta comprare spazi pubblicitari, poi ti fanno le interviste, le buone recensioni ecc ecc... Se il pubblico ti premia, il gioco è fatto, ma ripeto il successo per la MASSA lo si costruisce a tavolino. Noi non siamo mai stati interessati ad avere quel tipo di "successo". Abbiamo fatto il minimo indispensabile per far arrivare il nostro linguaggio appena sopra il livello di superfice... poi basta. Non vogliamo andare da nessuna parte, né avanti, né indietro. Chi vuole seguirci, oggi ha ulteriori mezzi per farlo, non staremo certo ad aspettare. Riguardo al target non mi pongo simili questioni".
3) Secondo te, cosa è venuto meno alla vostra iniziativa per poter replicare quell'esplosione di interesse ed attenzione avvenuto in Scandinavia nella prima metà degli anni novanta? O rigirando la domanda, cosa hanno permesso a loro di poter influenzare così pesantemente il metal estremo?
"All'inizio quelle bands hanno pubblicato degli ottimi album. Poi si sono gonfiate col successo e sono diventate la caricatura di se stesse. Ripeto la riposta di prima. Tutto quello che diventa popolare necessita di supporto pubblicitario, di spinta verso il gregge. Il successo si compra. Per fare soldi occorre investire soldi... potrei continuare all'infinito, il concetto non cambia. Noi non siamo mai stati interessati a fare soldi, dunque perché investirli? Il successo, la popolarità è qualcosa che non m'interessa minimamente, chi mi ama mi segua interaggendo direttamente con noi. Il fatto che molta altra gente non mi conosca, dal mio punto di vista, è un loro problema...".
4) Sempre parlando di scene musicale, nonostante ritenga che quanto fatto da voi sia uno dei pochi tentativi (riusciti) di trovare una vera via italiana al black, perché la "Scena Mediterranea" non è riuscita a raggiungere nemmeno quello status di culto (esagerato) che per esempio possiede la Francia con le sue fantomatiche "Legioni Nere"?
"Personalmente non so neanche chi siano queste fantomatiche legioni... ma probabilmente dipende dal fatto che non seguo il metal da anni. La Scena Mediterranea ha numerosi fan, direttamente in contatto con noi. Non m'interessa sapere se abbiamo raggiunto uno status oppure no. Quando scrivo una canzone penso anche alla faccia sorpresa di tutti questi ragazzi che mi seguono dai demo. Alcuni hanno 40anni, altri appena 16. Mi piace l'intimità e la esercito attraverso questo delicato interesse. Tutto il resto, davvero, non m'importa. Certo, è innegabile che il disinteresse di alcuni rasenta il patetico, cioè, quanti special ha visto sulla Scena Mediterranea? A prescindere che piaccia o no la nostra proposta, è pur sempre qualcosa di originale... ma poi pensandoci bene, i ragazzi per cui suono, se ne fregano altamente di queste problematiche, e mi chiedono sempre di pubblicare roba, e stai tranquillo che non seguono organi d'informazione per la Massa".

5) Passando agli Inchiuvatu, cosa ricordi del periodo precedente al debut album? Ripensando a quel periodo, ti saresti aspettato tutto quell'interesse che si verificò con l'uscita di quella release?
"Sì, sapevo benissimo cosa sarebbe successo. Il periodo musicale cominciava ad essere stagnante. Non arrivavano più tante novità nel 1997, dunque 'Addisìu' sarebbe stato un colpaccio. Inoltre c'è da dire che prima della pubblicazione dell'album, non avevo fatto circolare alcun demo, anche se le richieste erano enormi, quindi nessuno sapeva che cazzo di musica facessero questi INCHIUVATU, a parte qualche giornalista/giornalaio. La curiosità era talmente tanta che quando uscì "Addisìu" vendette tanto senza neanche le recensioni sui giornaletti. L'effetto sorpresa è stato studiato, e poi c'era la musica, assolutamente fuori dagli schemi e brillante. Un ricordo legato alla registrazione di "Addisìu".... Lo registrammo in una grotta nel vecchio quartiere di San Michele, nel periodo pasquale... ovviamente è stato un caso. Mentre arrangiavamo "Cristu Crastu" fuori passavano individui incappucciati per la processione del venerdì santo, era abbastanza imbarazzante. Va a spiegare loro che si trattava di una canzoncina che tratta del bene e del male come facce di un'unica medaglia... ".
6) Ascoltando cronologicamente i tuoi lavori, ho avuto l'impressione che il tuo modo di comporre si sia modificato gradualmente, passando dagli un esordi dove la composizione era basata principalmente su riffs per chitarra, ad un utilizzo sempre più impostato sui synth e pianoforte in particolare. Sei d'accordo con questa mia affermazione? Attualmente, qual è il tuo modo di comporre un pezzo degli Inchiuvatu?
"Oggi in tutti i progetti improvviso selvaggiamente. Vado in studio, penso una cosa, la registro, e se è buona la lascio. Non mi frega nulla di perdere tempo in studio, non l'ho mai amato e fatto. Anzi, odio seriamente stare chiuso in studio. Probabilmente la musica mi piace immaginarla, quando questa si deve tramutare in realtà, affronto tutto con fatica... sia suonare che incidere. Non c'ho proprio voglia. Sono stati rari i momenti in cui o suonato qualcosa con animo felice. Quando suono dal vivo mi dicono che mi scazzo subito, proprio perché per me è stressante affrontare due ore di concerto... preferirei guardarmi dal pubblico. Può sembrarti assurdo ma non mi sono mai sentito un musicista, e non me ne frega nulla di esserlo".
7) Altra caratteristica che ho sempre trovato negli Inchiuvatu è quella di un costante riferimento ad una "morbosità sessuale", se possiamo dirlo così, derivata direttamente da una religiosità castrante, che si riflette moltissimo anche nella musica stessa. Questo tema non a caso è stato poi sviscerato alla perfezione in "Viogna". Quale ritieni che sia l'origine di questa costante tematica?
"Mi piace scopare. Fin da piccolo in quel quartiere ne ho visto di tutti i colori. Sono cresciuto tra puttane e fattucchiere. Noi ragazzini andavamo alla villa delle antiche mura a farci le seghe con le mutande rubate alle meretrici, o con un ritaglio di giornale porno, che per i tempi non era certo facile trovare. Ho visto preti e monaci darsi da fare nei confessionali. Ho visto monache... ho visto cose mio caro. Ci sarebbe da scrivere un romanzo. La sessualità effettivamente l'ho vissuta in modo bizzarro, tuttavia, nella stesura delle liriche di Inchiuvatu, mi affascinava il contrasto tra purezza e peccato. La verginità come valore, quale valore poi...".

8) Domanda diretta, ed anche banale per certi versi, ma che ritengo interessante per capire meglio la tua persona: qual è il brano che potrebbe rappresentare al 100% sia nella musica che nei testi Agghiastru?
"Tutte. Quando scrivo sono sempre auto biografico. Faccio prima a dirti quali non mi rappresentano. Non vedo la mia musica suddivisa in canzoni, per me che le creo, è come se fossero un'unica traccia sonora, e per i testi una sorta lunga riflessione poetica".
9) Un altro tuo lavoro che mi lasciò decisamente a bocca aperta fu "Mediterraneo (Atto I)", nel quale hai dato carta bianca alla tua creatività, mixando molto bene i suoni aspri del black metal con altre sonorità più vicine al prog o anche al jazz, e dotando il tutto con una concept decisamente interessante. Come mai a distanza di dieci anni, non è stato dato un seguito a quel primo atto?
"In realtà c'è stato il seguito, ma non in via ufficiale. Mi riferisco ai due ep "Scilla & Cariddi" del 2002 e "La Coscienza" del 2005, e nel 2010 uscirà un terzo EP. Purtroppo per questioni economiche ma anche temporali, non credo proprio che stamperemo mai materiale ufficiale".
10) Ultimamente su Covenant Webzine è stato dato spazio ai lavori degli Ultima Missa, band sulla quale hai tenuto per molti anni uno stretto riserbo, per poi rilasciare nel giro di poco tempo due demo interessanti, nei quale il black burzumiano incontra il prog dei Goblin e l'horror rock dei Death SS. Senti un po', ma è realmente vera la storia che registrate tutto il materiale in zone sconsacrate e/o infestate? Ti chiedo questo poichè trovo la registrazione molto ben fatta ed equilibrata, come se avesse lavorato in un normale studio di registrazione.
"Sì, il primo demo è stato registrato nella cappella di famiglia di un mia amico agli inizi degli anni 90. Tutto su 4 piste analogico. Ti spiego: avevamo un raw mix del primo demo inascoltabile... era una specie di prova alla buona. Tutti ci chiedevano ugualmente di poterlo ascoltare, ma non era nostro interesse renderlo disponibile. Poi successe che ritrovammo i vecchi nastri matrice, ma si ruppe il motorino del registratore a 4 piste. Cercammo invano di trovarne un altro, di poterlo riparare, ma niente. Passarono degli anni, e le richieste diventavano sempre più insistenti. Ad un certo punto compare un vecchio amica che aveva lo stesso registratore Fostex, quindi mixammo i nastri, traccia per traccia in digitale, ottenendo il risultato che senti. Recuperato questo nuovo 4 piste, per "In Assenza di Luce" ci recammo in un vecchio casolare dell'entroterra siciliano abbandonato e infestato da presenze misteriose. L'odori di muffa, l'umidità erano insopportabili, ma col nostro bravo gruppo di continuità, riuscimmo ugualmente a terminare le registrazione, solo che questa volta abbiamo usato una drum machine, il che fa risultare il suono ancora più "pulito", ma l'effetto che volevo ottenere era quello della dark wave anni 80, e ci sono riuscito".

11) A differenza di molti gruppi culto, che ritengono il black metal una musica da "studio"e non adatta al palco, tu, al contrario, non hai mai rinunciato ad andare on stage. Come vivi la dimensione "live"? Quale peso ha l'esibizione in pubblico nella tua vita da artista?
"Vivo la cosa come una sorta d'incontro con vecchi amici. La vivo in intimità anche se davanti ci sono sempre un centinaio di persone. La cosa che più mi piace è che con molti di questi trentenni posso rivivere parte del mio passato, vedere come siamo invecchiati, capire se abbiamo seminato bene... o se la Terra era davvero quella sbagliata. Non m'interessa l'esibizione in sé, e non credo interessi loro, quello che è importante è l'incontro".
12) L'ultima tua mossa a sorpresa è stata la pubblicazione di quattro release con il nome "Agghiastru" dove ti cimenti totalmente in una dimensione acustica, molto cantautorale. Purtroppo, a parte il pezzo sulla compilation, non ho avuto modo di poter sentire altro, ma da cosa è dovuto questo tuo nuovo modo di esprimere la tua musica? Quali ritieni che siano le tue influenze musicali?
"Devi sapere che il mio primo strumento è sempre stato il piano, poi la batteria, poi il basso e solo in fine la chitarra. In questo progetto AGGHIASTRU metto in scena i miei pensieri più intimi e condivisibili avvalendomi di quello che so suonare meglio, i tasti bianchi, e poco quelli neri. Canto d'amore andato a male e di vita finita peggio. Condivido questi racconti tra dramma e ironia con la stessa atmosfera che ti dicevo prima. Io, loro e delle storie da condivire, mandare giù qualche sorso d'alcol, un sentimentale boccone amaro, e una smorfia compiacente. Chiaramente si tratta di musica cantautorale "maledetta" vicina a gente come Nick Cave, Tom Waits o l'italiano Capossela, ma anche Black Heart Procession ecc ecc... tutta gente lontana dal metal, diciamo che il mondo è pieno di gente che canta della propria sfiga in maniera poetica, e anche per me, attaccato al chiodo poveri cristi e madonne, la cosa più naturale che potessi fare era proprio quella di trovare riparo dietro al pianoforte".
13) In modo da poter utilizzare questa intervista come veicolo per promuovere tutte le diverse realtà della Scena Mediterranea di cui non abbiamo ancora fatto mensione, potresti dare un commento sulle diverse band che ne fanno parte, magari consigliando anche una delle loro releases?
A) Astimi
B) Lamentu
C) Maleficu Santificatu
D) 3
E) Visina
F) Addraunara
G) Inquietu
"No. Ci sono tanti indirizzi, myspace e stronzate simili per capire che musica facciamo. Davvero non mi va.
Posso solo dirti che i Maleficu Santificatu mi piacciono particolarmente."
14) Ultima domanda, che poi è una curiosità personale, mi potresti spiegare il senso del fallo di legno posizionato sulla tua spalla nella foto all'interno di "Viogna"?
"E' un uccello. In quella foto piratesca dove vuoi che stia... L'album si chiama 'vergona', nella nostra società catto/borghese la MINCHIA ha sempre rappresentato un motivo di imbarazzo, oppure di ostentazione della mascolinità, che rasenta l'omofobia. Quella foto è un piccolo capolavoro artistico, decisamente avanti... perfetto soggetto per il mio "Teatrino della Vergogna".
15) Ok Agghiastru, questo è tutto...grazie per la tua disponibilità, lascio a te la chiusura di questa intervista.
"Grazie per l'interesse."
autore: KarmaKosmik