INFERNO
MURK
LECTERN


22 novembre 2008
SINISTER NOISE CLUB
Roma

Il Sinister Noise è un piccolo locale nel centro della città eterna con una programmazione fittissima e variegata, che forse aveva una delle sue poche pecche proprio nel non aver dato mai tanto spazio a serate dedicate al black metal. Con l'organizzazione della Slava Satan Records questa ferita viene in parte marginata con l'organizzazione di questa interessante serata che ha visto avvicendarsi sul palco del locale la macchina da guerra ceca degli Inferno, accompagnati per l'occasione da due nuove realtà emergenti italiane, i Murk e i Lectern.

Aprono la serata i romani LECTERN, dediti ad un satanic death metal di vecchia scuola e presentano i pezzi del debut demo "Bisbetical", appena rilasciato sotto forma di autoproduzione. I suoni sono parecchio impastati e non aiutano a comprendere perfettamente il lavoro chitarristico e sopratutto quello del basso, quasi totalmente assente, ma alla lunga la band sprigiona tutta la carica e la potenza che il genere richiede. I pezzi scorrono via in maniera fluida e, tra le ovvie influenze americane e i richiami slayeriani di alcune parti, risultano essere interessanti e godibili. La gente sembra apprezzare e la band ricambia con tanta intensità, nonchè con attimi di goliardia anticristiana tra bestemmie e santini fatti a pezzi e sparsi per il locale. Una buona prova che lascia intravedere ottime capacità nonostante il progetto sia tutto nuovo.

Dopo un breve cambio di palco è la volta dei toscani MURK. La one man band di Lore detiene il simbolico record di essere la prima compagine italiana a far parte del rooster della ben nota No Colours, si esibisce live con l'ausilio di 3 session di cui 2 ben noti a Roma, essendo chitarrista e bassista dei blackster Vidharr. Il loro set è stato abbastanza vario, visto che nella mezz'ora circa a loro disposizione si è passati da momenti tipicamente black'n'roll (tanti) fortemente influenzati dai Motorhead, ad un paio più tipicamente black metal (soprattutto quello con l'ascia dei Vidharr anche alla voce), un pezzo cortissimo praticamente punk (non so se fosse una cover) ed un pezzo finale dal feeling quasi depressive, che in qualche modo mi ha ricordato i Forgotten Tomb di metà carrierà. Nel complesso la band risulta essere interessante in alcuni momenti, un po meno in altri, ma mi riservo di ascoltare i loro due lavori per giudicarli in maniera completa, visto che a mio avviso hanno dei punti vincenti nel loro bagaglio. Clamorosa l'intromissione nel locale, durante il loro set, di un tossico\alcolizzato sudamericano, che ha ballato alcuni pezzi con tanto di sombrero in testa.

L'esibizione degli Inferno, che personalmente reputo tra le migliori band in circolazione attualmente, è stata funestata da vari problemi. In primis, l'assenza del batterista, reduce da un incidente automobilistico due giorni prima della partenza per Roma che lo hanno costretto al ricovero per dei pesanti problemi alla schiena. La band ha deciso di affrontare comunque gli spettatori romani portando con se le tracce di batteria dell'intera scaletta su cd: da notare che le parti di batteria non erano drum machine ma proprio le tracce originali, estrapolate dai master degli album la notte prima di partire in uno studio della loro città. A questo aggiungiamo anche l'assenza del bassista (il motivo non è stato specificato, ma non è la prima volta che la band suona senza ausilio delle 4 corde) e si evince quindi la difficoltà della band nel riproporre un set al massimo delle possibilità. Nonostante questo però devo dire che i 3 guerrieri slavi se la sono cavata egregiamente, sputando odio e veleno dal primo all'ultimo secondo, e impegnandosi al massimo per non deludere i presenti. La scaletta ha ripercorso un po tutta la discografia della band, a partire dall'opener "Když Zima P øichází" (tratta dal loro ultimo album "Uctívání Temné Zuøivosti" uscito su Undercover) per andare a ritroso nei capitoli precedenti, compreso il debut capolavoro "Duch Slovanské Sily". I chitarristi Azazel e Ska-Gul hanno macinato riff e ritmiche senza sosta, mentre il singer Adramelech ha, per l'ennesima volta, sovrastato i presenti con la sua voce particolarissima, così carica di fottuto odio. I suoni hanno retto bene per gran parte del concerto, risultando impastati e incasinati verso la fine del set. Per i succitati problemi ovviamente non si è raggiunta la perfezione, ma come già detto la band se l'è cavata più che bene ed è da plauso il coraggio con cui hanno affrontato una situazione così difficile come questa, soprattutto in una città come Roma, dove il seguito "black" non è dei migliori...

Non mi resta che ribadire la bontà di tutte le band presenti in questa serata, composta da band che meritano pieno supporto per badare esclusivamente ai fatti piuttosto che alla chiacchiere, nella speranza che quanto prima si possa assistere ad una serata simile e non si torni a vedere di nuovo i soliti 3 gruppi.

autore: Ceska Zurivost