ULVER
VOID OV VOICES

19 febbraio 2010
TEATRO RASI
Ravenna


PHOTOREPORT

Sono qui a parlare di una band a cui sono legato in modo viscerale, quindi quello che scriverò qui lascerà l'amaro in bocca a molti, me in primis. Andiamo con ordine però: partenza dalla capitale il giorno precedente, arrivo (in orario, assurdo per le nostre ferrovie) e sistemazione in albergo. La mattina dopo, giro turistico per la medioevale Ravenna, con passaggio davanti il teatro (una chiesa sconsacrata, assolutamente culto) intorno alle 16:10 sperando di prendere i biglietti in anticipo. Mossa rivelatasi vana ma, in compenso, nello stesso momento un furgone mi parcheggia davanti e scende un Attila Csihar piuttosto adirato a causa di problemi con il gps. Il sottoscritto pensa bene di non andare a stressare ulteriormente il tipo, se ne riparlerà più tardi vista anche la minaccia di pioggia imminente.

Tempo di riposare qualche ora e mi ritrovo a sopportare un fiume di gente, visto il tutto esaurito della seconda data sul suolo italico. Devo ammettere che l'ho fatto con più pazienza del solito, sia perchè occupato al banco del merchandise, sia per la pregustazione del momento atteso da non sò quanti anni. Prendo posto aspettando fiducioso, forte anche di un'ottima visuale dalla mia quinta fila di platea. Pubblico composto per il novanta per cento da capelloni, ma non avevo dubbi.


VOID OV VOICES

Calano le luci, rispettoso silenzio e Attila fà la sua comparsa sul palco, vestito con tunica e cappuccio calato sul viso. Prende posto al suo baldacchino con tanto di candele accese, martoriandoci le orecchie e anche qualcos'altro per trentacinque minuti. Le coordinate stilistiche della proposta Void Ov Voices si avvicinano alla prima Diamanda Galàs (o almeno questa sarebbe l'intenzione): decantazione di un verso, registrazione dello stesso, riproposizione in loop sovrapponendo il cantato (piuttosto deludente, tranne nel finale dove ha raggiunto vette assurde) e alcuni campionamenti. Beh, tutto qui? Capisco che sul metaller medio questo possa far presa, visto la tradizionale allergia e ignoranza in fatto di sperimentazione ma, per quanto mi riguarda, posso solo evidenziare quanto queste due-tre canzoni abbiano avuto l'effetto di farmi quasi addormentare sulla poltrona. Oltretutto, con il senno di poi, mi accorgo di come piazzare il tutto in apertura di serata si rivelerà una scelta controproducente. Finito questo strazio, le luci si accendono e attendiamo il pezzo forte della serata.


ULVER

Una slide sul fondo recita "ULVER - WE COME AS THIEVES" e l'atmosfera generale comincia a farsi elettrica nell'attesa. Finalmente tutti e cinque escono, cominciando con "Eos" dall'ultimo album "Shadows Of The Sun"... il video in sottofondo con il sole che sorge e le immagini della savana rendono questa e la successiva "Let The Children Go" veramente toccanti. Il silenzio cala sul teatro, come se il pubblico fosse in venerazione. Successivamente gli applausi non mancheranno. O'Sullivan al piano e alla chitarra si trova perfettamente a suo agio e non manca di dare sempre il suo essenziale ma incisivo contributo al sound della band. "Little Blue Bird" è un altro momento intenso, per quanto il microfono abbia cominciato a fare capricci già da un pò, tanto che verso la fine del concerto non si sentirà quasi più la voce. "Rock Massif" gratta l'aria introducendo una "For The Name Of God" pazzesca,dall'atmosfera onirica e rituale, dovuta anche ai neon colorati al centro del palco e con un Garm qui in grande spolvero. Riguardo quest'ultimo devo essere sincero: chi, come me, adora il suo stile vocale si è trovato davanti a una prestazione assolutamente non all'altezza di quelle magnifiche in studio, tranne per i passaggi più soffusi e decantati. Scarsa esperienza sul palco? Stanchezza per le date una dietro l'altra? Non ne ho idea. Mentre continuano a scorrere sullo sfondo i video più disparati (nazisti, atti sessuali, vasche piene di sangue e persone con i polsi tagliati), il suono si fà più cacofonico con "In The Red" e "Operator" dal penultimo album "Blood Inside": qui il tutto è reso poco chiaramente, i suoni e i campionamenti si sovrappongono creando un mix che riempie tutto il teatro, ma l'acustica regge alla fin fine. A questo punto, mi chiedo quale sarà il prossimo pezzo, vista la preponderanza degli ultimi due lavori in studio... risposta: "Funebre", anche questa presa dall'ultima fatica in studio. Un breve collage di "Silence Teaches You How To Sing" introduce "Plates 16-17", la quale ci trascina un pò a fatica verso i pezzi di "Perdition City", cioè "Hallways Of Always" (riuscita veramente bene) e "Porn Piece Of The Scars Of Cold Kisses". Paradossalmente qui gli Ulver (ri)scoprono il loro lato rock e ci danno giù come non si è mai sentito dall'inizio del concerto, con chitarra e batteria in primo piano a fendere l'aria. Visioni elettroniche e immagini esoterico/cybernetiche accompagnano il tutto, insieme a una piacevole luce blu. L'atmosfera si rilassa dalle sfuriate sintetiche con "Like Music" in cui i problemi audio si manifestano alla massima potenza: Garm pare molto seccato, in precedenza aveva chiesto di alzare le casse spia visto che non riusciva a sentirle. Posso già farmi un'idea della serata quando arriva "Not Saved" con quel suo pianoforte toccante e malinconico a chiudere i giochi. Il suo tocco rilassante calma il turbine di suoni e immagini che ruota dentro di me, mentre il gruppo riemerge dalle quinte per salutare il pubblico, il quale risponde con un enorme e prolungato applauso. Il signor Rygg sorride come un bambino compiaciuto e firma autografi a chi è rimasto (come me) nella sala. Piccolo appunto: non finirò mai di sorprendermi di quanto la gente sia provinciale... vedendo i libretti dei cd di Ulver, Arcturus e Borknagar si sono alzati commenti del tipo "ma gli ha portato tutta la discografia?"... si signori miei, il sottoscritto i dischi li COMPRA! So che per voi è qualcosa di sconosciuto visto il proliferare di Blogspot e roba varia... me misero, me tapino. Dopo questo siparietto, mi avvicino ad Attila per rivolgergli un paio di domande al volo che vado velocemente a riportare qui:

- Beta Librae: "Ciao Attila, tutto a posto? Hai intenzione di tornare prossimamente in Italia per dei live? Magari con i Mayhem?"

- Attila Csihar: " Ciao, dunque, farò delle date in Europa (non si capisce se solista o no) ma in Italia ancora niente per ora"

- Beta Librae: "Cosa è successo con Aborym? Come mai sei uscito dalla band?"

- Attila Csihar: " Beh, mi son visto con Davide, abbiamo parlato ed aveva intenzione di andare verso l'industrial mentre io no. Lo considero un grande chitarrista ma alla fine ognuno và per la sua strada..."

- Beta Librae: "Ti ringrazio"

- Attila Csihar: "Salute a te"

Considerazioni: era lecito da parte di tutti, dopo oltre 15 anni, aspettarsi più di UN'ORA E DIECI di concerto dai lupi norvegesi. I loro vari cambiamenti stilistici nel corso degli anni e lo status di band culto non li possono certo giustificare. Oltretutto la sezione ritmica, nel complesso, sembra trovarsi più a suo agio nei momenti in cui il sound è pieno, rispetto a quelli più atmosferici... e il sottoscritto si è sobbarcato 360 km di viaggio (in linea d'aria) per questo risultato. Per carità, evento molto interessante, evocativo, particolare e tutto ma al di sotto del limite sindacale di tempo "suonato", oltre che di resa come detto in precedenza. In considerazione di questo bisogna anche ritrovarsi con il padre padrone Garm, visto che questa è la sua band in tutto e per tutto, indicante la slide finale "ULVER - ALL THE REST IS SILENCE"... ma fammi il piacere, tiratela di meno. Siamo stati l'unico paese europeo, a parte il blocco scandinavo, ad avere due date... pensavo sinceramente in qualcosa di più, musicalmente parlando, soprattutto in quantità. A questo punto, si poteva evitare Void Ov Voices, recuperando una mezz'ora buona. Invece no, fine concerto alle 23:30 circa. Non me la sento di affermare che questa sarà la mia ultima trasferta per concerti, ma la prossima volta ci penserò su almeno 4 o 5 volte in più del solito.

Scaletta:
01. Eos
02. Let The Children Go
03. Little Blue Bird + Rock Massif
04. For The Name Of God
05. In The Red
06. Operator
07. Funebre
08. Silence Teaches You How To Sing + Plates 16-17
09. Hallways Of Always
10. Porn Piece Of The Scars Of Cold Kisses
11. Like Music
12. Not Saved

autori: Beta Librae