REPORT # 1
autore: Ceska Zurivost
Gran fervore nella capitale, caratterizzato dalla presenza di numerosi concerti che nelle ultime settimane hanno tenuto impegnati tutti noi quasi tutte le sere per un paio di settimane (quando troppo e quando niente, si dice da qualche parte...). Ad emergere dalla lista di serate che hanno visto la presenza delle solite band che bene o male ogni due anni si ripresentano sul suolo romano, ci pensa questa serata che ha visto protagonisti i rumeni NEGURA BUNGET: un nome sicuramente fuori dal coro e decisamente interessante, soprattutto per chi ha già visto una decina di volte i vari Obituary, Suffocation e Necrodeath. Ghettizzati nei sobborghi romani, i rumeni passano per la nostra città freschi del nuovo album, un piccolo gioiello da avere per quanto mi riguarda, e questo non può che accrescere la curiosità e la voglia di essere presenti alla serata.
Diciamo che i presupposti non sono dei migliori. Dopo qualche giorno di presunta primavera, Roma è investita da un acquazzone che rende il tragitto bagnato e trafficato. Arriviamo al Dissesto in concomitanza con quello che dovrebbe essere l'orario di apertura dei cancelli, prevista per le 21:00, e vediamo che è ancora tutto chiuso e che non c'è praticamente quasi nessuno in attesa. Le cose non migliorano col passare del tempo, visto che attendiamo inspiegabilmente l'apertura che non arriva così velocemente, complice sicuramente la scarsissima presenza di gente all'esterno del locale. Finalmente ci viene concessa la grazia e possiamo entrare nel Dissesto, che di certo non è il posto migliore per la musica, visto che raramente l'acustica è stata all'altezza delle situazioni ospitate, ma inspiegabilmente (o forse ovviamente...) le organizzazioni e le agenzie continuano a prenderlo in considerazione.

THE WAY OF PURITY
Davanti ad un pubblico non entusiasmante per numero, partono i THE WAY OF PURITY, quartetto senza nazionalità che professa militanza nell'Alf e la lotto al peccato (boh..). Tralasciando il contorno, di cui personalmente non mi interessa e che non ho interessa giudicare, devo dire che ho trovato la loro proposta decisamente poco adatta al contesto della serata. Il loro Death\Core\Gothic e tanto altro non è proprio quello che si vorrebbe sentire prima dei Negura Bunget, e di certo non è una proposta che può fare proseliti in ambito live per quanto mi riguarda. Ho trovato difficoltà nel rimanere attento e soprattutto non ho trovato spunti interessanti tali da spingermi ad approfondire la conscenza del progetto.
DAMNED SPIRIT'S DANCE
A seguire troviamo gli ungheresi DAMNED SPIRIT'S DANCE, che iniziano il loro set davanti ad un pubblico ancora più esiguo se vogliamo, probabilmnete sfiancato dalla precedente esibizione. Tralasciando l'immagine non propriamente uniforme con cui i vari componenti si presentano sul palco (il cantante sembrava preso dagli Skyforger, il chitarrista da un gruppo grunge, il bassista da un'aula di qualche facoltà universitaria), c'è da dire che la musica proposta non è risultata essere proprio il massimo. Una sorta di extreme metal che negli ultimi tempi sembra andare molto tra le band, in cui troviamo di tutto un po, ma che personalmente mi ha raschiato le palle dopo solo due pezzi, inducendomi ad uscire dal locale per prendere una boccata d'aria. Fortunatamente il combo ha accuratamente evitato di proporre la famosa canzone con i ritmi dance che tanto ha imperversato sul loro myspace, facendo tremare ottusi puristi come il sottoscritto.

NEGURA BUNGET
Dopo un breve cambio di palco è la volta dei NEGURA BUNGET finalmente, che armati di strumenti tradizionali fighissimi già solo ad osservarli (roba che renderebbe l'arredamento delle nostre case troppo culto) ci inondano con un set spettacolare, folkloristicamente avvolgente e praticamente perfetto, se non fosse per l'esigua durata. Nonostante lo stile ostico, la presenza di strumenti particolari e la durata delle composizioni, non c'è stato un solo secondo di noia e di disattenzione durante tutto il set. Le parti folk sono personalissime e a tratti decisamente sognanti, le atmosfere sono ottime anche riproposte on stage, e creano un chiaroscuro eccellente con le parti più classiche, che già di loro sono sicuramente distanti dalle proposte più classiche. Mi sento di ribadire il dispiacere nell'aver potuto godere di questi personaggi per neanche un'ora scarsa, perchè nonostante tutte le difficoltà del caso il loro sound anche dal vivo è riuscito ad essere particolare e intrigante, cosa che non mi aspettavo proprio se devo essere sincero. Non resta che consumare di nuovo i loro lavori e supportare quanto più possibile una band capace di creare qualcosa di particolare senza scadere nel ridicolo come tanti altri. Per il resto, peccato dover per l'ennesima volta parlare sempre degli stessi problemi logistici, e per l'ennesima volta arrivare stremati per via di orari assurdi.
REPORT # 2
autore: Beta Librae
Sinceramente mi stupisco di come mi ritrovi a pormi sempre le stesse domande alla fine di determinate serate, anche se non dovrei. Tralasciando l'evidente stanchezza, dovuta alle dodici ore di viaggio della sera prima e, come contorno, a un orario d'inizio non rispettato come nella migliore tradizione romana, le considerazioni da fare sono tante ma la principale è: come vengono scelte le bands spalla a un nome così rilevante nell'underground come i Negura Bunget? La stessa cosa può dirsi ovviamente per altre situazioni e gruppi, ma in questa occasione siamo andati oltre i limiti della decenza.

THE WAY OF PURITY
Partiamo in ordine, THE WAY OF PURITY: in locandina leggiamo "No trendy musical influences and no nationality"...come siete puri e misantropi! Tralasciando il fatto che la vostra proposta si basa su ovvie influenze Arch Enemy e di certo gothic/pop commercialotto (quindi le "trendy musical influences" ci sono eccome), per quale ragione non indicare il paese d'origine? Forse sono io che ragiono in modo troppo normale e logico non riuscendo a vedere i profondi motivi alla base di questa scelta, sicuramente. Per quanto riguarda l'uso di maschere e passamontagna, boh, mi sembra fuori luogo per loro. Si sono impegnati sul palco, questo si, ma musicalmente parlando questa roba mi fà cascare le braccia e non la vedo in sintonia con la serata comunque.
DAMNED SPIRIT'S DANCE
Stessa identica cosa posso dire per i DAMNED SPIRIT'S DANCE e ci sarebbe molto altro da aggiungere; questi sei ungheresi, dal vocalist conciato in stile Jack Sparrow dei poveri, propongono un extreme metal molto patinato con sprazzi melodici e momenti più ""sperimentali"" (un loro brano, "Fake", ha stacchi propriamente DISCO ma per fortuna nostra e loro hanno evitato di riproporla con l'uso dell'elettronica). A questo punto penso: ma come fanno ad uscire per Code666? Misteri della vita.

NEGURA BUNGET
Tutta questa grazia viene compensata da un enorme prestazione dei NEGURA BUNGET anche se un pò corta sotto il profilo del tempo (in seguito vengo a sapere che la serata è stata salvata in extremis a causa della scarsa affluenza, andiamo sempre meglio). Cambi di strumentazione frequenti (xilofono, tamburo, oboe, fiati) accompagnano i momenti più atmosferici e folk, fondendosi alla perfezione con le tipiche sfuriate black metal. Evocativi e primordiali, davvero da rivedere appena possibile. Bastano, però, a salvare una serata a dir poco eterogenea? Indubbiamente no, vista anche la breve durata del loro live set: acustica pessima, locale molto fuori mano e in condizioni inguardabili, orario di fine concerto improponibile; oltre a questo, solita rassegna di fauna localistica romana, del tipo "sono più metallaro di tutti voi messi insieme". Sommiamo a tutto questo la gente stabilmente fuori dal locale (puntualmente poi sono i primi a lamentarsi sulle serate), la pioggia a dirotto e i carabinieri che mi hanno fermato sulla strada del ritorno alle due passate per il semplice gusto di rompere le scatole...beh, io comincio quasi a stufarmi dei concerti, a queste condizioni. Oltretutto, la fatica si è fatta sentire per tutta la settimana successiva, non bastasse. Pensare che sono tornato apposta per i Negura Bunget...