Immaginarsi affaticati dai pesi interiori, abbandonati e svuotati a tal punto da sperare quasi che i propri contorni fisici possano svaporare, fino a raggiungere la trasparenza delle immagini radiografiche che costituiscono il tema grafico di “Destryoing Something Beautiful”. Ecco, mentre la sagoma di chi ascolta perde idealmente consistenza, prende forma la musica della one man band francese: intermezzi strumentali soffusi, e black metal depressivo stilisticamente accostabile a nomi quali Trist (Rep. Ceca) o gli svedesi Hypothermia.
Nel suo sviluppo controllato, “Destroying Something Beautiful” illumina quegli angoli bui che celano vecchi ricordi sfuocati, con un riffing cadenzato che raramente cresce nel ritmo, stimolando malinconicamente memorie piacevoli perse negli anni. Vocals fortemente distorte, quale manifestazione umana sofferta di una ricetta musicale complessivamente semplice, e sostanzialmente efficace.
La musica di S. non suona asciutta, scheletrica e autolesionista tanto quanto quella dei nomi citati in precedenza, si sviluppa volutamente ripetitiva nella parte metallica, ma è più facile da avvicinare perché scevra delle lungaggini estreme tipiche del genere. Una tela opaca dai capi sfumati, leggera nel peso, ma carica nella sostanza e tessuta principalmente dal terzetto di brani cantati.
“Destroying Something Beautiful” potrebbe essere un buon canale attraverso il quale provare a stemperare, se non esorcizzare davvero, più di qualche pensiero negativo, lasciandosi sorprendere da quel piccolo colpetto d’ingegno emotivo che chiude “Part III”, prima di cedere completamente le armi ai rintocchi di chitarra e al denso grigiore della conclusiva “Epilogue: Escape”. I Trancelike Void non avranno scritto una pagina indelebile del black metal, ma un capitolo più che apprezzabile per i cultori del depressive, sì. A me è bastata l’intro “Prelude: Descent” per innamorarmene.
autore: Zorn
CREW'S TOMBSTONES
IntoTheBlack
[...] Lo ammetto senza problemi: per me questo album a suo modo è già un piccolo classico. Tre tracce magnifiche, dotate di un sound molto particolare e tremendamente efficace grazie alle sue chitarre piene e avvolgenti. Melodie perfette e songwriting semplicissimo completano il tutto. Da sottolineare anche la qualità degli intermezzi, tutti terribilmente azzeccati nella loro desolante malinconia. Disco che so a memoria ma che ogni volta mi appare sempre più bello. Epocale no, ma grandioso sì [...]