Per chi scrive il gruppo russo rappresenta una delle piu liete realtà che il black metal ha saputo
partorire negli ultimi anni, siamo al terzo disco, siamo alla terza gemma. Chi conosce i Misanthropic
Art per i precedenti lavori non resterà deluso da questo "Lifeless Nothing"
che mantiene inalterato il trademark di Sadist. Anzi se vogliamo
è tutto più estremizzato e ossessivo con meno
varietà anche data dalla tracklist che prevede questa volta solo
quattro brani che girano tutti sui dieci minuti. Dieci brani che
catapultano l'ascoltatore nel consueto gelo dato dai riff a nome
Misanthropic Art.
"So Cold" inizia con un suono astratto di tastiera
che viene interrotto dal muro chitarristico creando cosi un dislivello
necessario per entrare nella loro ottica. Non è facile entrare
in sintonia con i suoni del gruppo che vedono chitarre perennemente
alte e gracchianti, suono che io adoro a dismisura. Il tutto assume
contorni meccanici e gelidi toccati da ben poche formazioni in
precedenza, stare di fronte alla loro musica è come restare
ibernati, si può solo prendere atto della glacialità
profusa. Una marcia incessante accompagnata dalle chitarre che non
smettono di tessere trame asprissime e dal cantato spettrale degno
partner del tutto. La prima volta che sentii "Snow Only Snow"
ero completamente immobile raggelato dalla bellezza del riff iniziale
che fà maturare la canzone in qualcosa di altamente superiore.
Essenziale per la musica dei Misanthropic Art è l'uso della
batteria elettronica che non poteva essere usata meglio di quanto
è stato fatto e sopratutto contribuisce a dare il fondamentale
gusto asettico all'insieme musicale. Il giro che apre "Coffins Of This World"
e quello che lo chiude non posso che definirli altro che capolavori. E
quale modo migliore di chiudere il tutto con "I'm There... When I'm Dead", marcia inarrestabile che si evolve perfettamente nei suoi undici minuti di durata
e che ci fà risvegliare sotto metri di neve con ancora nelle orecchie la rasoiata finale.
A fine disco si avrà una forte sensazione di vuoto,
magari si avvertirà anche un timido ronzio. è forte il
distacco che avviene tornando alla "realtà" dopo essere stati
per quaranta minuti su certi livelli, questo e altro vuol dire
ascoltare questa formazione che deve essere provata almeno una volta
sopratutto per chi si ciba di immobilismo sonoro e freddezza. Dopo "Homicides" non mi vergogno di gridare al secondo masterpiece consecutivo.
autore: Duke Fog