Tra le varie release dei "big" della scena black metal uscite in questo 2008 ormai alle porte, c'è da dire che il ritorno dei Taake, o meglio di Hoest, è stato accolto dagli ascoltatori ed addetti ai lavori piuttosto freddamente "a priori", ossia prima di aver ascoltato effettivamente la nuova release "Taake". Son passati ormai quattro anni dalla pubblicazione del meraviglioso "...Doedskvad", che sarebbe dovuto essere il canto del cigno della band. Invece, ecco uscire uno dopo l'altro svariate "mini-pubblicazioni" come "Nekro" o l'EP live di "Svartekunst", che il sottoscritto ha decisamente ignorato, che si mettevano decisamente in contraddizione con le parole del suo leader, fino a giungere a questo nuovo "Taake", prima release dell'etichetta di proprietà dello stesso Hoest, la Svartekunst Produksjoner. Sarà quindi questa mancata coerenza ad aver creato una bassa attenzione al ritorno dei Taake o c'è qualcos'altro? Dal mio punto di vista, posso dire che, pur essendo ormai abbastanza abituato a questi cambi repentini di opinioni all'interno della scena black metal e non solo, un pochino questo ritorno "semi-annunciato" mi ha infastidito poichè reputavo Hoest una persona vera e poco incline al business. Chiusa questa introduzione direi di passare subito alla sostanza di questo nuovo "Taake".
A dispetto del precedente full-lenght, Hoest è tornato ad occuparsi di tutti gli strumenti ed eliminando in toto la presenza di qualsiasi guest. La produzione è quella tipica del gruppo, fatta di chitarroni pastosi e pieni, le vocals di Hoest sempre in bella vista, e lo stesso si può dire dei sette brani proposti, marchiati Taake al 100%, tutti medio-lunghi e dallo svolgimento articolato. Le velleità melodiche che avevano fatto la fortuna di "...Doedskvad" sono state in buona parte accantonate in favore di un ritorno al passato, seppure imbevuto di thrash come in "Umenneske". Il riffing delle chitarre è stato semplificato, riportato a sequenze di accordi pieni suonati all'unisono da entrambe le chitarre, sebbene parti soliste spuntino qui e la nel corso dei brani come nel finale di "Motpol". Inoltre, c'è anche da segnalare che "Taake" sembri oscillare tra un passato\futuro black thrash dal forte groove e quei riffs malinconici che tanto mi han fatto amare questa band. La già citata "Umenneske", di cui è presente sulla rete persino un video, potrebbe essere l'esempio migliore di questo dualismo musicale.
Il risultato finale mi lascia però piuttosto interdetto. Nonostante i ripetuti ascolti, il disco gira ad intermittenza, passando tra sequenze decisamente azzeccate e d'impatto ad altre piuttosto "di maniera". La doppietta iniziale "Atternatt" e "Umenneske" è sicuramente quanto di meglio possa offrire il disco, ma, come ripeto, anche in altre tracce è possibile trovare degli ottimi spunti. Mi trovo abbastanza in difficoltà nel giudicare questo lavoro, personalmente non ha colpito molto, o comunque non a livello dei precedenti full-lenght, ma sicuramente chi segue questa band già da tempo, non avrà problemi a concedere perlomeno un ascolto, dopo tutto lo stile è comunque targato a fuoco Taake.
autore: KarmaKosmik