EISENWINTER
"Verkommen, Entartet Und Verreckt"
Werewolf Records (2008)

TRACKLIST
01. Der Zorn Gottes (Einklang)
02. Atomschlag
03. Monolith
04. Rostkoloss
05. Alter Zeiten Grimmigkeiten
06. Der Blick Aus kaltem Stahl
07. Blitzende Gerechtigkeit
08. Stahlhammer
09. Das Nuklearherz Des Eisentyrannen
10. Auschwitzer Grimmigkeit
11. Der Zorn Gottes - Reprise (Ausklang)

DURATA
18:16 min

 

Inizio questa recensione partendo dalle note di colore e dedicandomi alla musica in un secondo tempo. Nel booklet del debut album della one man band elvetica Eisenwinter, il mainman Greif manda preventivamente a fanculo tutti coloro i quali si lamenteranno dell'esigua durata dell'album in questione, nonostante venga spinto dalla finlandese Werewolf Records, a prezzo pieno. E il simpatico elvetico aggiunge anche che chi si lamenta di questo, non è black metal. L'ennesima dimostrazione di come nel black metal ci siano troppi fomentati che usano poco il cervello e troppo le parole: troppo facile schierarsi nel filone NS e i soliti blah blah grim e culto, per giustificare dopo 12 anni di attività un debut full lenght così breve. Consiglio all'omino dietro gli Eisenwinter di tornare ad aprire la bocca quando sarà riuscito a scrivere un monumento black metal in soli 25 minuti come fecero alcuni personaggi in passato, fino a quel momento però è meglio che eviti certe sparate perchè risulta patetico.

Detto questo, passiamo alla musica: poca, come già detto, e neanche tanto interessante. La descrizione della label è esilarante, visto che viene descritto con gli aggettivi crudele, aggressivo, ironico e via discorrendo, e anche qui via con l'ennesimo esempio di come il black metal stia toccando livelli a tratti patetici. Tutte canzoni da circa 2 minuti in cui si sente solo la batteria (mixata molto alta come volume) e la voce, con il risultato che la chitarra sparisce in maniera quasi totale rendendo difficoltoso capire i riff. E se consideriamo che vuoi fare canzoni così corte, far sentire la chitarra diventa fondamentale, anche perchè di sentire solo un orco urlare e la batteria pestare non è che mi va molto. In alcuni punti, previo sanguinamento dalle orecchie, mi è sembrato di percepire dei giri di chitarra dal sapore leggermente epico che però perdono in dinamica vista la velocità con cui vengono eseguiti.

I miei ascolti risiedono principalmente nel black più grezzo e underground, ma in questo caso non ho trovato veramente nulla di interessante in questo album, ripetuti ascolti hanno causato solamente noia. A questo giro passo, lascio volentieri ad altri la "gioia" di assaporare finalmente il primo album di questo progetto. Ah, dimenticavo: bella copertina...


autore: Ceska Zurivost