Ascoltare gli Evilfeast sta diventando una consuetudine, quasi un piacere quotidiano ormai. Stavolta è uno split con un altro gruppo che più o meno si muove su simili coordinate stilistiche, i Marblebog, gruppo molto prolifico, a livello di release, proveniente dall'Ungheria.
I primi tre pezzi sono dei polacchi Evilfeast ed immediatamente il cielo ingrigisce, tetro ed un vento gelido e sinistro ci accarezza con malevole intenzioni. Una suite interamente strumentale in grado di violarci l'anima, riesumando i sentimenti più desolanti insiti nella nostra natura umana. Sei minuti di cornice al freddo contesto musicale che gli Evilfeast ci hanno riservato. La successiva e lunga "Isenheimen" (12 minuti) ci riporta decisamente su territori black metal con inizio furioso e "raw" per poi svilupparsi tramite ausilio di synth in una canzone dagli stati d'animo alterni e senza alcun dubbio riuscita. L'ultimo brano "My Journey into Cold Infinity" chiude in bellezza la parte composta dagli Evilfeast, confermando quanto di buono fatto non solo ultimamente, ma durante l'intero percorso artistico.
Gli ungheresi Marblebog, qui al mio primo ascolto, aprono il loro spazio con un pezzo strumentale molto d'impatto letteralmente "rubato" alla colonna sonora di un film horror. Il black metal che troviamo nei successivi pezzi "Keresés / Quest" e "Ébredj! / Awake!", rispetto a quelli degli Evilfeast, è forse più grezzo e "monotono" ma non in senso negativo. In uno split purtroppo a volte il paragone diventa quasi inevitabile. I brani sono comunque ottimamente strutturati, peraltro in maniera molto semplice, anche se la mia preferenza ricade di gran lunga sul gruppo polacco, sia come atmosfere sia come riffing. Conclude l'album la strumentale "Csendhajnal / Silencedawn", non molto convincente a dire il vero.
In definitiva il risultato di questo split album risulta veramente godibile all'ascolto ed entrambi i gruppi non si sono risparmiati, infatti non trovo brani "riempitivi", tanto per avere una chiave di lettura. Acquisto consigliato.
autore: Horn
CREW'S TOMBSTONES
BH-M87
[...] Uno split facilmente riassumibile da una copertina che annuncia l'imminente sodalizio tra la silenziosa maestosità delle montagne e l'impervio fascino delle foreste più nere. E all'ascoltatore non resta che ascendere verso il cielo, con un GrimSpirit capace di regalare ancora una volta una esaltante visione invernale divisa tra ampi respiri naturalistici/ambient e misantropiche cavalcate/raw che volan via su picchi che scuotono le nuvole.
E poi giù coi Marblebog nelle loro caratteristiche visioni di verde foresta a suon di scacciapensieri, la quale però stavolta si è lasciata contagiare dalla nivea grazia dell'eccelso collega, pur senza tradire la propria essenza "terrestre".
Interessante dunque scoprire questi Marblebog più "morbidi" ed atmosferici del solito che, a mio avviso, sono parsi impeccabili anche in conclusione del disco [...]