NIDINGR
"Sorrow Infinite And Darkness"
Karisma (2005)

TRACKLIST:
01. Child Of Silence
02. Sorrow Infinite And Darkness
03. The Watch-Towers Of The Universe
04. Makhashanah
05. Righteousness In Beauty
06. Death And Victory
07. Come Away
08. Mystery Of Toil
09. Rejoice
10. Upon This Unprofitable Throne

DURATA
39:01 min.

 

Non ho problemi ad ammettere di aver acquistato questo cd per via della presenza di alcuni personaggi norvegesi attivi ultimamente con altre band. Se talvolta una decisione simile può rivelarsi fortunata, bisogna anche ammettere che la sfortuna è sempre dietro l'angolo.

I Nidingr debuttano dopo un paio di demo e vanno a piazzarsi nell'attuale corrente norvegese che non ha nulla a che vedere con quanto è stato creato anni fa. Parliamo quindi di un sound ibrido, con molte influenze death metal, registrazione professionale ed esecuzione praticamente perfetta: in pratica la descrizione del 90% delle uscite targate Norge degli ultimi anni. Questa pretesa di creare qualcosa di nuovo porta spesso a risultati altalenanti, e anche nel caso di questo "Sorrow Infinite And Darkness" c'è ben poco da salvare.

Il saper suonare bene e registrare il disco in maniera ultraprofessionale non basta a dare qualità ai pezzi e a donarli di quel qualcosa che deve colpire l'ascoltatore. I Nidingr vorrebbero investirci con un muro sono violento, complicato, cupo, ma la noia che assale l'ascoltatore durante i brani è veramente stucchevole. I 1349 hanno intrapreso un viaggio simile, ma i risultati sono ben differenti: qui non c'è uno spunto degno di nota o una canzone che possa lasciare il segno. E la band non sembra neanche avere le idee tanto chiare: se "The Watch-Towers Of The Universe" ricorda i già citati 1349, l'opener "Child Of Silence" sembra preso da un disco degli ultimi Dimmu o degli Old Man's Child, salvo poi incontrare qui e li riff dal sapore thrash o sfuriate ibride molto vicine al death metal (ma i Myrkskog sono gli unici a saperlo fare bene). Nota peggiore del disco, le vocals: una sorta di vocione scuro simile a quello di Peter dei Vader pallosissimo tendente al fastidioso perchè, per qualche arcano motivo, mi ricorda il modo di fare di una certa tendenza musicale americana tanto in voga ultimamente.

Ho provato più volte a riascoltare l'album in questione, in situazioni e momenti differenti proprio per vedere se ero io che non riuscivo a capirlo. Il risultato è sempre il medesimo, mai una volta rimane la voglia di ascoltarlo nuovamente, e gli sbadigli scattano a volte prima di raggiungere la metà del disco. Inutili.

autore: Ceska Zurivost