Strano lavoro quello proveniente dalla mente di M. Krall, unico membro a capo del progetto Black Autumn. Rielaborando alcuni elementi chiave del Black Metal, inserendo influenze e sfumature generalmente estranee agli schemi classici del genere, è riuscito a creare un lavoro sicuramente interessante, con alcuni difetti e diversi margini di miglioramento, ma onesto e sufficientemente particolare da avere le carte in regola per conquistare diversi ascoltatori.
La base del lavoro pesca direttamente dal lato più depressivo del Black Metal: le atmosfere e i suoni riportano immediatamente a quelle sonorità, amplificando e sottolineando le atmosfere decadenti/malinconiche dell’album. Il tutto però è rielaborato con un approccio strumentale che si discosta dai classici codici del Black, riportando a soluzioni che si affacciano al Doom o addirittura allo Shoegaze (“A 1000 Years In The Water”).
Anche gli inserti e i sottofondi Ambient/Industiral che stratificano la base sonora del gruppo, contribuiscono a creare un’amalgama abbastanza distaccata dal Black Metal, portando questo progetto a ricollocarsi in una posizione ibrida tra i generi. Le tracce sono piuttosto brevi e senza momenti di stanca; questo nonostante i tanti passaggi strumentali che risultano comunque ben amalgamati e valorizzati da ottimi suoni. E’ da segnalare come però si avverta, in alcuni momenti, la sensazione che le tracce non assomiglino molto a “canzoni”, quanto a brevi stralci musicali, di buona se non buonissima fattura, ma pur sempre monchi di quelle costruzioni o di quelle strutture in grado di far fare loro il salto di qualità. Quando invece questo accade, si veda ad esempio la title track, i risultati si dimostrano di qualità ben superiore. A questo si aggiungono delle parti vocali non sempre eccelse, un po’ anonime, soprattutto se supportate da linee non sempre all’altezza delle sezioni strumentali. Da segnalare positivamente l’uso di alcuni sample presi da film; su tutti spicca il dialogo finale di Blade Runner, presente nella terza traccia. Scelta classica, ma dall’efficacia assicurata.
“Rivers Of Dead Leaves” è un album interessante che ci mostra un artista dotato di capacità e anche di un minimo di personalità in più rispetto alla concorrenza. Senza dubbio però il disco in questione presenta ancora diversi punti acerbi che necessitano di ulteriori miglioramenti: l’ottimo lavoro strumentale e di “miscela di generi” è infatti controbilanciato da un songwriting ancora incerto e altalenante. Disco da provare per chi ama le cose più particolari, ma soprattutto un nome da tenere d’occhio per il futuro.
autore: IntoTheBlack