ABSU
“Tara”
Osmose Productions (2001)

TRACKLIST
01. Tara
02. Pillars Of Mercy
03. A Shield With An Iron Face
04. Manannán
05. The Cognate House Of Courtly Witches Lies West Of County Meath
06. She Cries The Quiet Lake
07. Yrp Lluyddawe
08. From Ancient Times (Starless Skies Burn To Ash)
09. Four Crossed Wands (Spell 181)
10. Vorago (Spell 182)
11. Bron (Of The Waves)
12. Stone of Destiny (...For Magh Slécht And Ard Righ)
13. Tara (Recapitulation)

DURATA
52:13 min

 

Ci son voluti ben quattro anni agli Absu per portare alle stampe il seguito del decoroso "The Third Storm Of Cytraul", sebbene il terzetto texano non sia rimasto con le mani in mano durante questo tempo, realizzando un EP "In The Eyes Of Ioldanàch" e persino un VHS contenente i videoclips di quattro brani. Nella recensione del precedente lavoro avevo detto che era nelle intenzioni del gruppo creare una trilogia dedicata alla religione celtica, e codesto "Tara" è la chiusura di questo ambizioso progetto. A distanza di anni dal presunto scioglimento della band, avvenuto un anno dopo la pubblicazione di questo disco, nel rileggere le note del booklet salta subito alla vista il totale isolamento di Ifernain, solito scrivere in passato le "lyrical obscurity", ossia liriche dedicate a temi magici\esoterici spesso connessi alla religione sumerica, e la totale presa di potere compositivo, a livello musicale, di Shaftiel, autore di tutte le musiche, lasciando a Proscriptor l'intera scrittura dei testi. Tale disunione è avvertibile al primo ascolto, spariti completamente i synth e le atmosfere epicheggianti e senza tempo di "The Sun Of Tiphareth", il nuovo sound degli Absu si potrebbe tranquillamente condensare nella frase "i Slayer con testi non satanici". Infatti, Shaftiel completa la metamorfosi thrash avvenuta nel precedente full-lenght, puntando il piede sull'accelleratore e modernizzando il muro sonoro della band, facendo degli Absu un band totalmente "thrash".

Se "Pillars Of Mercy" tutto sommato non dispiace, il resto denota una grande monotonia ed un linearità che ben presto sfiaccano l'ascoltatore. Se poi aggiungiamo un Proscriptor non più fantasioso alla batteria ed in più svociato nelle vocals, la frittata è fatta. Non basta qualche passaggio interessante in "Manannán", presente anche sull'EP, e "She Cries The Quiet Lake", a sollevare un lavoro scialbo e poco ispirato. Come nel precedente full-lenght, la band inserisce un brano acustico "Bron (Of The Waves)" di chiaro stampo Zeppelliniano, periodo folk di "II", a far da preludio al brano "epico", in questo caso "Stone Of Destiny (...For Magh Slécht And Ard Righ)". Dall'andamento cadenzato e più ragionato, tale traccia riesce a far risalire di qualche punticino "Tara", pur non riuscendo minimamente a raggiungere quel fottuto capolavoro di "Of Celtic Fire We Are Born".

Insomma, "Tara" si rivelò un passo falso che in un qualche senso ne ha comportato lo scioglimento temporaneo, che ha permesso agli altri componenti di lavorare sui diversi progetti ambient come gli Equimanthorn o Ifernain, per poi far ritornare Proscriptor sui suoi passi con una nuova formazione.

autore: KarmaKosmik