Dei portoghesi Ars Diavoli (in realtà una one man band che vede coinvolto il solo Villkacis) ricordavo il loro split cd a 4 con Irae, Penitencia e Thy Black Blood, e all'epoca la reazione non fu propriamente positiva, visto che nonostante ripetuti ascolti considero quello split alquanto noioso.
La band torna ora alla ribalta, dopo un demo, grazie alla francese Debemur Morti che in piena esplosione calorifera estiva rilascia il debut "Pro Nihilo Esse", lavoro in cui Villkacis torna in pista denotando un certo salto di qualità sin dai primissimi secondi. Nel complesso la release ha connotati decisamente più professionali del materiale presente nel suddetto split, sia a livello compositivo che di arrangiamento, nonchè per quello che riguarda i suoni utilizzati. Musicalmente, ci muoviamo in territori dove il depressive e il doom hanno la meglio sul black metal più classico, e quindi già questo rende il lavoro destinato ad una certa frangia di ascoltatori, ma bisogna aggiungere che in alcuni momenti delle piccole accelerazioni aiutano quantomeno a non far risultare l'album un monoblocco di cemento armato. Non parlo ovviamente di "varietà", vocabolo che giustamente non può essere applicato ad un simile genere, ma perlomeno sono delle boccate di ossigeno che possono risultare fondamentali.
Parliamo quindi di canzoni molto lunghe (tutte tra i 7 e i 10 minuti), strutture minimalistiche in cui pochi riff vengono ripetuti molte volte per creare un certo effetto di pesantezza e melodie principalmente negative, su cui un rantolo soffocato esprime estrema sofferenza. Il connubio ripetitività\lunghezza dei brani fortunatamente non crea il solito muro di difficoltà a cui si va incontro quando si ascoltano lavori di questo tipo, non è difficile arrivare alla fine dell'album, o perlomeno non è così difficile come in altri casi. Stati di alienazione totale e distacco completo dalla realtà si presentano in più di una situazione durante pezzi come l'opener "Angustia Sofocante", la titletrack o "Vis Compulsiva". Da sottolineare inoltre la coda della conclusiva "Derrames...", una sort di parte ambient molto bella.
Ho apprezzato la scelta dei suoni di chitarra utilizzati da Villkacis, che possono ricordare sicuramente quelli di "Filosofem": quindi molto crudi, ampi e laceranti da creare un ottimo muro sonoro, anche se viene utilizzata una punta in meno di distorsione rispetto al conte, con un risultato meno tagliente ma più pieno e corposo. L'altra faccia della medaglia però è (come nel 90% dei casi) il problema dei suoni della drum machine, che se nelle parti più lente può anche passare in secondo piano, in quelle in cui si aumenta la velocità o si fa un uso della doppia cassa risulta veramente pessima, come si può sentire in "Vis Compulsiva". A livello di reminescenze, le lunghe e lente cavalcate di Ars Diavoli mi fanno pensare agli Anti, e anche al progetto francese Noktiis Eterna, con la differenza che se li la solitudine è notturna, qui è più da manicomio per certi versi, anche se espressa in una maniera molto simile.
Certo, uscite come questa non fanno altro che aggiungere l'ennesimo tassello a un genere inflazionato in maniera quasi eccessiva, ma bisogna ammettere che Ars Diavoli non sfigura e, anche se questo disco è tutt'altro che un capolavoro, non merita neanche di essere confuso nella miriade di uscite sterili ed inutili che giornalmente ci vengono propinate. In questo c'è da dire che la Debemur ha saputo trovare un progetto si standard ma non di merda.
autore: Ceska Zurivost