Da dove si può iniziare per parlare dei redivivi Celestia?
Forse proprio dalla conclusione dell’articolato statement in calce al booklet di “Frigidiis Apotheosia: Abstinencia Genesiis” : “La mediocrità è degli umani, il loro verbo è condannato, il mio rimarrà eterno”. Dietro tanta baldanza ci sono anni di elaborazione, di ricerca interiore indispensabile affinchè Noktu Geiistmortt si convincesse d’aver trovato nuova linfa per la sua creatura musicale più nota.
Lo so, “Apparitia” sarà comunque e sempre “Apparitia” per i “celestiani”, ma questo non potrà mai essere un buon motivo per rinunciare ai soffi di morte esalati dalle anime al servizio di Scott Corner from Xasthur, guest star per il ritorno della band francese.
Chi ha nel cuore i Celestia sa che dietro le loro note c’è sempre del sentimento, e scegliendo quelle di “Frigidiis Apotheosia” ci si potrebbe trovare a varcare il cancello in ferro battuto di una sperduta proprietà soffocata nella nebbia, i cui contorni mi paiono idealmente tracciati dalla piccola perla decadente contenuta nella seconda parte di “A Regrettable Misinterpretation of Mournfulness”.
Inizialmente avevo male interpretato questo disco, lasciandomelo scivolare addosso troppo velocemente insoddisfatto dai suoni scelti per la batteria, a mio avviso eccessivamente duri rispetto al sound corposo e grasso delle chitarre. E’ stato col passare degli ascolti, spinto dalla voglia di rivivere le sensazione superiori evocate dagli aliti sulfurei di Malefic, che ho colto man mano anche i più che buoni intrecci di chitarra, il drumming curato, lo screaming estremamente caratteristico, ma forse un po’ troppo secco per alcuni passaggi, giungendo finalmente a chiudere il cerchio di un album che ora definisco senza problemi soddisfacente. All’interno di esso sono confinate ottime sensazioni, come le melodie di “Admirable Eros Abstraction”, i riff di “She's Dead (Valse Funeste de Decomposition)”, e i brividi di “A Plaintive Cry Merely Echo”, oltre le lacrime da versare durante la chiusura intima di “Death of the Lizard Queen (Necro Phaanthasma)”, quasi ci si trovasse al cospetto di una lapide semi anonima, lavorata dal tempo e celata dal muschio.
“Frigidiis Apotheosia” doveva ripartire dal lascito pesante e scomodo di “Appartia”. Il risultato è un disco dalla buona ispirazione, che deve molto al visionario americano senza il quale avrebbe perso una fetta di fascino. Ora che i Celestia sono tornati, io aspetto Noktu al varco, sperando che la prossima volta abbia di che stupirmi inequivocabilmente.
autore: Zorn
CREW'S TOMBSTONES
Horn
[...] Premetto che non sono mai stato un fan del gruppo transalpino, nemmeno nel periodo di "Apparitia..." e sicuramente questo nuovo "Frigidiis Apotheosia : Abstinencia Genesis" non ha fatto altro che confermare tutte le mie perplessità. Dopo svariati ascolti, in più momenti, non sono riuscito a digerire e a comprendere il lavoro in questione. Sempre black metal per carità e anche ben suonato, ma che trovo sconclusionato e veramente non riesco a capire "dove" vuole arrivare. Disco che scorre senza darmi la minima emozione...e di opportunità ne ha avute più di altri. Ora basta. [...]