GRAND NOCTURNE
"Despair And Demise"
Asgard Musik (2006)

TRACKLIST:
01. The Grand Harvist
02. Despair and Demise
03. Misanthropy
04. Depature

DURATA
41:44 min.

 

Fortunatamente per i Grand Nocturne, il black metal è fatto di immedesimazione e dedizione, di collezionisti, supporters e fanatici. Per questo al suo pubblico può perfino bastare uno zuccherino, per far apparire interessante anche qualcosa che non lo sarebbe per altri. Non che “Despair and Demise” meriti l’etichetta di album bidone, ma se durante il suo ascolto ho sbuffato alcune volte, un motivo ci sarà.

Eppure, quello scatto sfuocato in copertina ad immortalare un enigmatico incappucciato immerso in una cornice d’oscurità, boscaglia e neve, mi aveva sedotto all’acquisto istantaneamente. Peccato che la musica onori solo in parte la mia esaltazione per l’estetica esteriore, costringendomi a smorzare i toni di fronte all’eccessiva differenza di appeal tra la coppia “The Grand Harvist” / “Misanthropy”, e le rimanenti tracks che perdono il confronto più o meno agilmente.
Com’è possibile che la stessa band possa comporre atmosfere da brivido cariche di mistero, semplicemente accoppiando un mini riff acustico e un tappetino di tastiere (“The Grand Harvist”), per poi massacrare l’ascoltatore con un pezzo noioso e senza filo qual’è “Depature”? Perché “Misanthropy” ha profondità, potere quasi descrittivo e trasporto, mentre l’ispirazione barcolla durante “Despair and Demise”? Io la chiamo creatività a intermittenza, che nel caso di un album da quattro pezzi della durata di circa dieci minuti cadauno, può guastare l’opinione sull’intero lavoro.

“Despair and Demise” riesce a far passare i propri pregi per difetti in un attimo, così lo scream sgraziato, monotono, monocorde in stile “Burzum va in vacanza a Huittinen”, ha una sua dignità nell’opener, ma diventa carnefice dei momenti meno riusciti. Lo stesso dicasi per le strutture scarne e ripetitive, valore aggiunto dal potere ipnotico e magnetico in “Misanthropy”, noioso e stantio canovaccio in “Depature”.

Mi è capitato di leggere qualcuno che ha provato a far passare questo disco come una perla nascosta di black metal burzumiano. Di tutto ciò sottoscrivo la parola “nascosta”, meno il termine “perla”, che mal si addice ad un album che meglio figurerebbe come EP.
In questa forma lo consiglio solo ai completisti e ai piccoli Varg che sanno accontentarsi.

autore: Zorn