BLACKWINDS
"Origin"
Nightmare Production (2008)

TRACKLIST:
01. Share My Doom
02. The Black Wraiths Ascend
03. The Watchers
04. The Moon Of The Dragon
05. The Abhorred Pit
06. Harvester Of Death
07. Over Cursed Realm

DURATA
37:04 min.

 

Come ogni bravo recensore un pò scolaretto, che se non ha in mano una bio ufficiale va a spulciare San Metal Archives, anche io non mi esimerò dal propinarvi un po' di biografia degli svedesi Blackwinds. Ebbene, dietro questo nome si celano due personaggi che gravitano, o hanno gravitato, nell'orbita dei Setherial, ritratti per le sessioni di “Origin” in atteggiamenti guerreschi come era d'uopo un tempo. Blackwinds è un progetto parallelo di vecchia data della storica realtà svedese, ritornato in auge di recente con la riedizione rimpolpata del loro demo d'allora, forse perchè il vintage va sempre di moda.

Un tempo. Proprio questa formula potrebe essere il riassunto dell'album: un tempo... in Svezia si suonava questo black metal, un po' primi Dark Funeral, un pò Setherial periodo “Nord”. Un tempo... si produceva usando suoni simili (Re-mastered but keeping the grim aura of the old recording), che non sanno di digitale ed asettico. Un tempo... si scrivevano brani sguainando le armi di sempre, come le vocals taglienti, i riff simili a bufere di neve, il drumming dal moto perpetuo. Tutti soldati al servizio del male, il cui assalto “fast” era scandito dalle solite soluzioni ritmiche, i soliti stacchi, i soliti momenti di sospensione enfatizzati dallo scream che anticipa l'accellerazione a seguire.

Quellol dei Blackwinds è black metal svedese d'annata, con tutti gli annessi e connessi. Difetti o pregi? Lo decida l'ascoltatore. Sicuramente sono passati circa dodici anni da quell'epoca d'oro, e non sarò di certo io a sputare su un disco recente, valido, che lascia da parte le containazioni moderne come dovrebbe essere per definizione. Non mi interessa se i Blackwinds hanno ottenuto questo risultato fingendo di lavorarci come allora, non conta se l'effetto sonoro old style è eventualmente artefatto. Me ne frego, se uno qualsiasi dei sette brani sa di già sentito come gli altri. Contano altre cose: durante l'affondo di “The Abhorred Pit” mi immagino mentre abbasso istintivamente la testa, e chiudo gli occhi per non farvi entrare la neve; ascoltando “Over Cursed Realms” mi esalto durante quel cambio ritmico più duro, che ne fa salire la carica, mentre cala l'oscurità.

Un tempo... questo stile mi aveva stancato, sotterrato da insipidi cloni che nascevano a ripetizione, soffocati dalla loro stessa (inutile) proliferazione. Oggi lo riaccolgo volentieri, anche se col contagocce. Oggi i Blackwinds sono così, sempre che il nuovo “Flesh Inferno”, in uscita per Regain, non segni qualche cambio di stile che mi spiacerebbe.

“Origin” suona già sentito, e non se ne vergogna.

autore: Zorn