Ci sono voluti quasi otto lunghi anni per poter finalmente ascoltare una nuova fatica dei Dodheimsgard, ora rinominatisi con la semplice sigla DHG. Un lungo lasso di tempo segnato da abbandoni, strani incidenti e possibili suicidi, ed altro ancora, che hanno portato ad un cambio quasi totale di line-up. Unico membro rimasto della formazione che registrò “666 International” è Vicotnik, mentre il batterista Czral ha dovuto abbandonare in seguito al suo incidente avvenuto durante le registrazioni del disco. I nuovi innesti in seno ai DHG sono Kvohst, alias Mat McErney ex-Code, due membri dei Paradigma, Thrawn e Clandestine, rispettivamente chitarra e basso, e Jormungand ai synth ed effetti vari.
Con una line-up completamente rinnovata è lecito aspettarsi un ulteriore cambio di rotta per i DHG, cosa che d’altronde è sempre stata una delle loro prerogative. Ebbene, il cambio c’è stato, ed è un cambio che potrebbe facilmente non piacere a molti che si aspettavano un recupero delle origini black metal, o almeno un proseguo del sentiero aperto con “666 International”. Se di black metal qualcosina era rimasto nel marasma sonoro del precedente lavoro, in “Supervillain Outcast” ci addentriamo in territori molto moderni, con un suono tagliente come un rasoio, affiancato da elettronica disturbante, in grado di creare uno scenario apocalittico da metropoli futuristica. Ho sentito parecchie persone dire che i DHG sono diventati nu-metal o cose del genere, beh per me le cose non stanno cosi. Certo è penetrata all’interno della band un germe di natura meshugghiana, cosa che potrebbe in un certo senso portare fuori strada l’ascoltatore più distratto, ma confinare la musica di “Supervillain Outcast” all’interno di un etichetta è, a mio avviso, alquanto riduttivo. Posso comunque dire che sostanzialmente i DHG si sono spostati in un ambito death metal molto geometrico, reso ancora più disturbante e claustrofobico dalle incursioni elettroniche di Vicotnik e Jormungand, il vero punto di forza del disco. Il nuovo acquisto Kvohst si rivela anch’esso decisivo, una prova davvero convincente la sua, che sicuramente non farà rimpiangere lo storico singer Aldrahn.
Veramente bella è la cantilena finale di “The Snuff Dreams Are Made Of” o la stranissima e spiazzante “All Is Not Self”, un pezzo dominato dai suoni campionati di batteria ed atmosfere orientaleggianti, dove il singer sfoggia un ottima prova vocale. Un brano molto lontano da qualsiasi stilema metal senza dubbio. La maggior parte dei brani poggia su una contrapposizione tra strutture altamente geometriche di chitarre e batterie, contrapposte alla follia generata dai campionamenti, ottimamente realizzati, che costruiscono un ottima base dove Kvohst può sfogare la propria rabbia vocale. Un disco che ripeto nuovamente è davvero difficile da poter apprezzare in pieno in pochi ascolti, oltre che bisogna porsi in modalità “open-mind”, e non pensare al glorioso passato black metal del gruppo. Se provate ad entrare nei meandri di “Supervillain Outcast” in questo modo, sono convinto che il ritorno dei DHG non vi deluderà affatto.
autore: KarmaKosmik