I SHALT BECOME
“The Pendle Witch Trials”
No Colours Records (2009)

TRACKLIST
01. Intro
02. Enstasy (The Theory of Maxwell's Demon)
03. The Serpent Song
04. A Ritual Killing
05. The Tragedie of Macbeth: Actus Quintus, Scena Quinta
06. End Time
07. Denial
08. In Absentia
09. Outro

DURATA
34:58 min.

 

A breve distanza dal precedente “Requiem”, esce il quarto full del progetto I Shalt Become. Questa one man band americana non mi ha mai impressionato più di tanto e ricordo i precedenti lavori, come album carini ma poco sostanziali; dispensatori di noia o poco più. Con questo “The Pendle Witch Trias” le cose migliorano decisamente e il livello qualitativo aumenta sensibilmente.

Dopo una breve quanto superflua introduzione, “Enstasy” fissa da subito le coordinate musicali di questo album: suoni molto chiari supportati da una buona produzione, chitarre in secondo piano per favore un songwriting basato essenzialmente sulle tastiere, vocals confuse e gracchianti. Le chitarre supportano il flusso sonoro con un semplice accompagnamento o con sinistri arpeggi (“The Serpent Son”, tra i pezzi migliori dell’album) ma sono, come detto, le tastiere a fornire la linea melodica principale. Il risultato è piuttosto efficace: l’amalgama sonora è di sicuro effetto e tende a ricordare una versione di Striborg più ripulita e ragionata.
I brani mantengono minutaggi piuttosto brevi e si snodano tutti attraverso un’atmosfera molto omogenea: da una parte sporca, sinistra e cadenzata (i tempi sono sempre lenti e mancano del tutto le accelerazioni), dall’altra onirica e un pizzico epica grazie a studiati passaggi di synth. Si distacca in parte la quanta traccia, pezzo leggermente più “melodico” dominato da suoni quasi psichedelici di tastiera e da una prova vocale inquietante e riverberata. In generale, infatti, la voce alterna scream a passaggi quasi parlati e filtrati, mantenendosi quasi totalmente in disparte, occupandosi di ispessire le trame sonore piuttosto che di fornire un contributo a sé stante.
Nella seconda parte dell’album le chitarre si fanno più presenti e il tutto assume un’ aria un po’ meno particolare, ma il risultato resta sempre dotato di una sua personalità e una sua anima grazie ad atmosfere morbose di buona fattura (”Denial”).

The Pendle Witch Trias” è un lavoro di tutto rispetto, piuttosto malato e particolare; che non incontrerà i gusti di tutti ma che può dire la sua tra chi segue le proposte più atmosferiche o “alternative” del genere. A suo vantaggio, oltre a un approccio emozionale riuscito, va considerata la durata breve che permette di ascoltare l’album tutto d’un fiato. Dall’altra, una sostanziale omogeneità di fondo, alcune parti un po’ confuse e una possibile iniziale difficoltà nell’assimilare le tracce potrebbero rappresentare un ostacolo per molti. Promosso, ma da valutare con attenzione.

autore: IntoTheBlack

CREW'S TOMBSTONES

Zorn
[...] Diversamente da IntoTheBlack, non riesco ad essere tanto duro con la musica degli I Shalt Become malgrado essa abbia dei limiti, per questo il mio giudizio in merito al precedente “Requiem”è stato al tempo più positivo del suo. In ogni caso, “The Pendle Witch Trails” mette d'accordo entrambi. Siate estimatori del solo project americano, o meno, questo disco per No Colours è il punto più alto della sua discografia attuale [...]