Non me ne vorranno i The One, ma considero il loro “Guardians Inhuman” uno dei dischi più inutili che mi sia mai capitato tra le mani in anni di militanza metal. Potrei perfino azzardare che se lo si è visto spesso rivenduto su forum, distro come special/summer price, e ebay, un motivo ci sarà stato no?
Partendo da quell'esordio, per il sottoscritto insopportabile, mi ero fatto l'idea che investire speranze nel duo fosse fare volontariato. Sbagliato! “I, Master” è di ben altra pasta, malefico e mefistofelico. Suono tagliente, ritmi furenti intervallati a tempi rallentati, calcati, muscolosi, mentre I e IV ti guardano dall'alto in basso del loro delirio elettrico con grugno sprezzante, minaccioso, immersi in un vortice musicale prodotto con attenzione, a tratti caotico, ma non per questo confuso. Si potrebbe usare la parola “primordiale” per descrivere la malattia ed il senso di perversione anti religiosa che grondano da questi trenta minuti di black metal pazzoide, cruenti come “2”, furenti al pari di una masnada bavosa ed irriverente (“3”). Voci sovrapposte, cori semi ecclesiastici, urla, risate isteriche da una catacomba (“4”) e litanie di morte, con tanto di interpretazione alla Attila Csihar di “De Mysteriis Dom Sathanas” in “1”. Chiude in bellezza l’outro atmosferica “6”, sulla cui groppa si varca la soglia fumosa ed umidiccia di una cantina in pietra, ma non per curarsi dalla febbre provocata da “I, Master”, semplicemente per premere di nuovo il tasto “play” e rivivere il trip.
Essendo un fiero sostenitore dell'importanza delle immagini, mi è impossibile evitare di sottolineare l'efficacia di una copertina maligna e sprezzante, così come l’inquietudine piena di nichilismo dei visi mortiferi, silenti ed agghiaccianti a tinte nero verde che dominano quattro pagine del booklet.
Ebbene sì, devo ricredermi e porgo le mie scuse a The One in quanto “I Master” è un signor disco, diretto, dannatamente cupo ed irriverente, segno di una maturazione musicale che apprezzo molto, e che è giusto sottolineare. Se per caso i The One non dovessero dar seguito a questa evoluzione col prossimo album, poco importa. “I, Master” può benissimo rimanere da solo in vetta alla produzione di questa band da conoscere.
autore: Zorn