VINTERTHRON
"Reign Of Opposites"
Ashen Productions (2008)

TRACKLIST
01. Rising (Intro) / Dark Congregation
02. Blade's Blood Taste
03. Thy Almighty Pestilence
04. The New Light
05. Reign Ov Opposites
06. Wormkind Destruction
07. Imminent Chaos
08. Beyond The Night And Fog
09. Downfall (Outro)

DURATA
38:19 min.

 

I brasiliani Vinterthron non sono una novità nel mio stereo, visto che ci sono passati più volte quando ancora si chiamavano Ancientblood grazie al loro mcd rilasciato (sempre da Ashen Productions) prima di cambiare nome. Cambio che ha portato con se, oltre l'abbandono del face painting, anche una leggera variazione a livello musicale, senza però allontanarsi dai lidi black metal che contraddistingono il mainman Mantus sin dagli inizi.

Se nell'ultimo lavoro degli Ancientblood il sound era decisamente devoto a quanto creato dai Carpathian Forest, in questo "Reign Ov Opposites" i Vinterthron spostano leggermente il tiro, risultando meno attaccati a suddetta band e più intenzionati a creare qualcosa di personale pur senza rinnegare le proprie radici. L'impatto è grezzo, diretto al bersaglio e senza particolari fronzoli, e si basa su tempi mai troppo veloci e fini a se stessi, anzi prediligendo l'utilizzo del mid-tempo che mette in risalto le influenze Celtic Frost, riconoscibili anche nelle ritmiche e nei riff. L'attaccamento dei brasiliani al culto elvetico è evidente in track come "Blade's Blood Taste", che potrebbe essere descritta come un figlio bastardo dei Celtic Frost appunto e dei Darkthrone di mezzo, quelli più lenti e pachidermici. Tempi lenti e ritmiche ossessive danno vito ad atmosfere cupe e morbose, e nonostante l'album possa essere considerato derivativo, bisogna ammettere che la band riesce in maniera convincente a creare canzoni interessanti, sia oscure che aggressive, e mantiene alta l'attenzione durante tutto l'ascolto.

Non mancano scorie thrash metal, che credo siano imprendiscibili per i musicisti sudamericani, e devo dire che non guastano, in quanto sempre ben amalgamate all'interno di strutture semplici e fluide, ascoltare "Thy Almighty Pestilence" per credere, dove un riff molto Norway si alterna a punzecchiature thrash di ottantiana memoria. Spettri di Aura Noir si aggirano in alcune track

Mi ripeto: il lavoro può sicuramente essere considerato derivativo, ma stiamo parlando di black metal, quindi è giusto così. I Vinterthron sono consapevolmente ancorati a un certo sound, e fieramente ne diventano alfieri in questo album ben suonato, sorretto da una produzione in cui tutti gli strumenti sono distinguibili ma che conserva suoni e crismi più vivi e meno tecnologici. Nota di merito alla Ashen che continua a produrre e supportare un sound vero e scevro di contaminazioni commerciali.


autore: Ceska Zurivost