Gonius Rex, mente degli Onirik, deve perlomeno averci parlato con Satana, perchè pare conoscere abbastanza bene quanto può essere vomitevole e deviato il suo mondo, di cui “Spectre” ne è quanto meno una porta.
Che dalla band portoghese si potesse ascoltare del raw black spettrale, graffiato da chitarre disarmoniche, bastarde, sega ossa e dalle melodie a tratti bislacche, me lo potevo aspettare. Non che dietro vi fosse la cura nella strutturazione, e per le atmosfere, che fanno da palcoscenico a questo teatrino degli orrori diviso in nove capitoli. La landa su cui echeggia “Spectre” non è un bel posto da attraversare, così popolato da voci e lamenti, nella quale si respira un'aria tesa, malsana, sofferta, dannata, percependone la follia nera (“The Curse”), toccando quasi con mano le fastidiose dissonanze della morbosa “Delight of the Infidels”, assistendo da lontano alla carica della lercia masnada del maligno, che pare guidata dalla cassa di “Ritual for Destruction”.
Aperture melodiche che danno un riflesso spesso assurdo ai brani, e quel lavoro vocale non da poco, capeggiato da uno screaming in primissimo piano che gratta via la pelle. Ad accompagnarlo un bouquet di obrobri vocali, per dare tutti i colori disgustosi della morte con voci sdoppiate (“Where the Devil Layed”), che paiono uscire dalle stessa bocca, e il recitato di “The Black Book”.
Quel satanello bianco con in mano la croce rovescia, pare dire di per sé che si sta maneggiando una brutta bestia, che ti infastidirà con una produzione cruda e sferragliante, ti metterà a disagio con la morbosa alternanza di tempi veloci, medi o rallentati, conditi da una serie di idee, proiettate nel riffing, più sfaccettate di quel che mi potessi aspettare conoscendo il disco precedente.
Insomma, “Spectre” fa proprio schifo, ma senza lasciare le cose al caso. Per questo lo trovo apprezzabile, sicuramente un passo in avanti rispetto al già buono, ma meno malato, “Songs for the Apocalypse”.
autore: Zorn