BEHERIT
"Engram"
Spinefarm Records (2009)

TRACKLIST
01. Axiom Heroine
02. Destroyer of Thousand Worlds
03. All in Satan
04. Pagan Moon
05. Pimeyden Henki
06. Suck My Blood
07. Demon Advance

DURATA
43:02 min.

 

Ricordo che nei primi anni di liceo durante l'intervallo si era presa l'abitudine, tra i pochi frequentatori di musica metal iscritti all'istituto che frequentavo, di ritrovarsi in un angolo tranquillo per sentirsi meno spaesati tra orde di coattoni e discotecari. Ricordo anche che nel 1993 nel mio cultosissimo walkman a cassetta girava un incredibile "Drawing Down The Moon", un disco che all'epoca mi catturò per quel suo essere così morboso che andando avanti col tempo ho ritrovato solo in rarissimi casi. Ricordo anche che quelli che dovevano essere i miei simili mi prendevano per il culo, perchè ascoltavo del rumore, non si capiva un cazzo, registrazione di merda, etc etc: materiale troppo distante da quello che girava nelle loro orecchie, ovvero il "Live Shit" dei Metallica o ancora "Countdown To Extinction" dei Megadeth. Era un miracolo il fatto che qualcuno si presentasse con i Fear Factory dell'esordio o con "Individual.." dei Death, e il mio umore era pessimo quando sentivo toccare questi finlandesi che secondo me stavano creando qualcosa di unico. A distanza di anni, forse tanti a dirla tutta, mi è capitato sovente di imbattermi in ragazzini di 15 anni che non riescono a nominare Beherit senza metterci accanto la parola "culto", o "basilari" e annessi sinonimi. Forse sarà la vecchiaia, ma questa situazione mi da ancora più fastidio di quando 16 anni prima sentivo colpire il mio piccolo mondo black metal da presunti metallari del cazzo. Troppo facile ora venerare band ascoltate solo perchè fa figo supportare le band storiche, troppo facile fare i cultori del genere quando il proprio mondo è davanti a uno schermo e perennemente connessi al myspace.

Questa tediosa premessa per dire che il 2009 ci ha portato il nuovo, inaspettato album dei Beherit. Non avevo mai pensato ad un ritorno di Nuclear Holocausto sinceramente, anche perchè gli ultimi lavori non indicavano interesse per un certo tipo di sound. A dispetto di tutto e tutti invece, "Engram" viene servito caldo sulle nostre tavole tramite Spinefarm, ben attenta a non farsi sfuggire un ritorno che sulla carta può fare gola ad un pubblico decisamente ampio. Non mancheranno i commenti tipici di queste uscite, ovvero le opposte fazioni che litigheranno per andare contro a priori o per difendere a spada tratta la band finnica: io personalmente me ne fotto di tutto il contorno e guardo alla musica che compone questo album, che a conti fatti lo rende un disco più che buono. La morbosità catacombale dei primi lavori ovviamente non può essere la stessa per via di una registrazione potente ma grassa che dona ad "Engram" un sound maiuscolo senza dover parlare di tecnologia, ma di fondo si capisce che si tratta di un album dei Beherit. L'idea generale è che si ha la sensazione di ascoltare qualcosa di già sentito, ma al tempo stesso non così tanto da avere paragoni e nomi certi da accostare. L'opener "Axiom Heroine" sputa sangue Celtic Frost nell'introduzione, ma già la tastierina di sottofondo la rende diversa fino all'esplosione in tupatupa che ci consegna un black metal classico, greve, semplice e diretto al bersaglio. La voce sembra provenire dall'aldilà, mentre il lavoro ritmico ricorda gli Impaled Nazarene prima che diventassero pessimi. Ritmiche zenza fronzoli che ritornano nella successiva "Destroyer Of Thousand Worlds", che per qualche motivo mi ha ricordato quell'incedere monotono e ossessivo tipico dei Von, e all'ennesimo ascolto rendersi conto che si tratta di un riff ripetuto per tutti e 3 i minuti di durata della song, fa capire il perchè di questo accostamento. Si ottiene un effetto disturbante quando neanche un secondo di pausa ci separa dalla successiva "All In Satan", dove il riff principale è quasi identico a quello della track precedente. Piccole variazioni come sul ritornello e in mezzo alla strofa aiutano la track a non essere eccessivamente uguale alla precedente, ed al tempo stesso ribadiscono nella mia mente un concetto: il black metal è grande perchè con due cazzo di riff si può tirare fuori la morte.

Solitamente non scrivo le tipiche recensioni track-by-track, ma in questo caso mi sento quasi spinto a descrivere ogni singolo pezzo che fluisce dalle mie casse in questo afoso luglio di merda. "Pagan Moon" ha nel suo canonicissimo titolo il segnale che è il momento di inserire qualche atmosfera differente nell'album, ed è così infatti. La pioggia e una chitarra arpeggiata aprono la strada ad un possente mid tempo che sorregge una serie di accordi semplicissimi, abili nel creare un mood alquanto doom. Sarà un caso, ma l'incedere marziale e l'uso di alcune clean vocals mi hanno portato alla mente dei passaggi dell'ultimo Celtic Frost, quel "Monotheist" fin troppo sottovalutato dal mondo metal. La successiva "Pimeyden Henki" sarà piacere puro per tutti quelli che adorano il finnish black metal che di questi tempi è al top della scena mondiale, grazie a quei soliti riff capaci di generare quelle fottute atmosfere davanti alle quali ci inchiniamo ogni volta. Buono l'uso delle tastiere e di cori puliti (quasi Wongraven, sempre per giocare al gioco di prima), che rendono alcune parti fottutamente pagane: per quanto mi riguarda il pezzo di questo album che non riesco a togliermi dalla mente. A Dispetto del titolo, "Suck My Blood" di gotico ha veramente poco: si torna in territori dove la ripetitività è ossessionante, morbosa, disturbante, una sorta di commiato che ci introduce alla traccia finale di questo ritorno, "Demon Advance". Quindici minuti e rotti di mid tempo ossessivo, monotono, ripetitivo, quasi snervante, in cui inserti di tastiera e un approccio alquanto vario delle vocals riescono a dare vita ad una traccia che, pur nella sua differenza, vive di quel malsano fetore mortifero tipico della band di Holocausto. La coda in pieno stile ambient spaziale è forse un modo per farci capire che niente è stato rinnegato, neanche le ultime fatiche elettroniche.

Che dire, ribadisco il concetto di lasciar perdere qualsivoglia disquisizione sull'eventuale motivo di questo ritorno: inutile stare qui a fare discorsi di truaggine, grimmeria, soldi, business etc etc, anche perchè ormai questo mondo è al 90% abitato da gente che non fa più niente per passione o vera attitudine. Prendiamo per buono questo cazzo di "Engram", prendiamo per buono questo disco targato 2009 dei Beherit e fanculo tutto il resto. Solo la musica conta.

autore: Ceska Zurivost

CREW'S TOMBSTONES

KarmaKosmik
[...] Paragoni o no con il seminale passato del band finnica, questo "Engram" è capolavoro in pieno regola. Nonostante il sound più moderno e pulito, i Beherit confenzionano un disco semplice, che trasuda Celtic Frost da ogni singola nota, ma ricco di pathos all'inverosimile. Uno dei papabili dischi dell'anno del 2009 [...]