Riconoscere i Wolok è immediato, non altrettanto si può dire del loro stile tutt’altro che facile, ed è proprio questo modo di porsi ad essere loro croce e delizia. Dopo il mai sufficientemente apprezzato esordio per EAR intitiolato “Servum Pecus”, il duo torna sulla scena con un disco implacabilmente deviato, perfino fastidioso ed irritante. Insomma, una conferma musicale da evitare dopo mangiato. Non si può giocare troppo con "Caput Mortuum", avvicinarlo per diletto o semplice ascolto di sottofondo, pena il ricevere ad ogni distrazione una frustata sul mento come ricompensa.
I Wolok, due figuri di cui credo sia meglio non conoscere le radici della loro ispirazione. Coppia artistica dalle idee liquide, melmose, sintetiche come una “pasta” con inciso sopra il loro nome, e viatico per “viaggiare” allucinanti in un mare bluastro, sferzato da folate di vento improvvise che sollevano nubi di vetri, chiodi e bave d’acciaio.
E’ straniante la sensazione di trovarsi alternativamente spaesati, ma allo stesso tempo ben consci di quel che sta accadendo attorno a noi, perchè le strutture musicali, sì martoriate, sotto sotto rimangono intellegibili e con un loro filo logico, sporcate da uno strato malevolo e maniacale di distorsioni feroci, voce filtrata alla spasmo ed incursioni sonore di tutti i tipi. Spiccano intermezzi in salsa ecclesiastica che danno alla minestraccia Wolok un retrogusto sacrilego ed irriviverente, urla dantesche di donne stuprate, l'andamento a tratti elastico di “Necro Priapus Worship”. Dissonanze bislacche. tastiere torpide. Effetti liquidi, “ondulanti”.
Definirei lo stile della band esasperato, odioso e soffocante, cane che ruotando convulsamente su sè stesso finisce per strozzarsi con il proprio guinzaglio. L’importante è non spaventarsi o innervosirsi, se si dovesse perdere e ritrovare il filo dei brani più volte durante l’ascolto.
Non so fin dove potrà portarli questa ricetta musicale che dopo due album regge ancora bene. Credo che dal prossimo disco in poi dovrà cambiare qualcosa, per evitare la sensazione di conoscere già tutto ancora prima di ascoltarlo.
Anche i Wolok potrebbero diventare prevedibilmente imprevedibili.
Per amanti di Spektr, e compagnia deviante...
autore: Zorn