
HELVETESPINE
"Frykten Og Mennesket"
Hexenhammer Records (2007)
TRACKLIST:
01. Preludium
02. Døden Er Kunst
03. Blott Et Minne
04. Frykten Og Mennesket
05. Helvetespine Del I
06. Helvetespine Del II
07. Postludium - Den Siste Natt
DURATA
33:57 min.
Hans Wiik parla di "Frykten Of Mennesket" [...] Helvetespine was from the start, and still is - not at all - to be considered a part of the "Black Metal Movement" OF TODAY. Helvetespine distances itself totally from this utterly worthless bunch of clowns. This rock'n'roll-boys club. It WILL therefore by NO means be associated with any of the aforementioned.
With that straightened out, it would be easier to look at the album as what it really is - The voice of sorrow and melancholy. My personal "diary", one could say, of experiences, emotions and interpretations upon mankind, upon death, and, most important - Of the Dream/Nightmare realm, which is mainly the concept of this album. A journey through the dim, moonlit valleys of the subconscious, all cloaked under a veil of personal experience. [...]
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La one man band Helvetespine nasce dalle ceneri dei Marreritt, nome che sarà sicuramente balzato all'orecchio di chi punta come una cane da tartufi, qualsiasi band provenga da Trondheim.
Chiuso tale capitolo, la cui essenza rimarrà sepolta in quella sessione di registrazione invernale durata un weekend, Banehogg decide di evolversi attraverso "Frykten Og Mennesket", che visto nella sua completezza non mi ha segnato come avrebbe potuto. Il riferimento va alla durezza con cui è trattato l'accostamento tra gli ottimi momenti atmosferici, ed i tratti elettrici perfezionabili, tra l'educazione con cui si prendono per mano pianoforte e accordi leggeri (“Døden Er Kunst”), pioggia e organo (“Blott et Minne”), e la produzione, underground sì, ma che ricalibrerei per non far irrompere troppo duramente il riffing black metal dai tempi medi.
Si potrebbe dire che il ragazzo ha delle doti, ma deve applicarsi ancora, smussando degli spigoli nel momento in cui compone e poi affianca le due metà della mela che costituiscono la sua musica. I temi di Banehogg sono “Opposition, melancholy, hatred and Aryan spirit!”. La malinconia si sente, eccome, l'odio e lo spirito ariano meriterebbero forme d'espressione più curate di questo scream d’estrazione burzumiana, migliorando anche le chitarre, che non rendono sempre giustizia a quanto composto, cadendo saltuariammente di tono e nell’ispirazione. Unico pezzo che non mi sento di criticare è “Frykten Og Mennesket”, la più equilibrata, anche se l’esplosione emotiva finale di “Helvetespine del II”, quasi inaspettata, segna il mio picco massimo di gradimento tra melodia, forza e tensione espressiva.
Non ho avuto occasione di ascoltare ciò che ha preceduto gli Helvetespine, per cui non posso tracciare un percorso musicale del norvegese, al quale mi pare venga tributato del rispetto anche solo per la sua provenienza. Al momento mi attengo alle note di "Frykten Og Mennesket", che mi comunicano buone sensazioni e qualche riserva, lasciando sullo sfondo delle qualità, e tanta necessità di maturare.
Disco accettabile, ma a conti fatti accantonabile a favore di altre band più interessanti.
autore: Zorn
CREW'S TOMBSTONES
DUKE FOG
[...] Messi da parte i Mareritt ecco gli Helvespine, aspettavo con discreta voglia questo
esordio una volta saputo chi si celava dietro e non ne sono rimasto deluso. Abbiamo
per tutto il disco un oscura cadenza chitarristica arcana abbinata ad una produzione crepuscolare.
Non mi hanno per niente deluso in questa nuova veste, da sottolineare la buona prova vocale "spiritata". [...]
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