Scoprii gli End per caso, sbirciando tra le uscite della defunta ISO666. “I” mi colpì per il suo fare diretto e "di pancia". “II”, purtroppo, segnava un po' il passo riproponendo un aggiornamento dello stile dell’esordio senza brillare davvero di luce propria, come la classica via di mezzo tra il vecchio e il nuovo. Ben capirete che per un neo fan con qualche dubbio per la testa da sciogliere, l'avvento di “III” rappresentava una prova del nove.
Ebbene, l’essenza della band rimane nell'impostazione dei break cadenzati, del riffing più sferzante e nel drumming sostenuto, tra vocals strillate preponderanti e decisamente tipiche. Però, davanti a ciò, è posta la volontà sacrosanta della band di provare a saltare la staccionata sgrezzando certi schemi passati, in connubio con una produzione chiara, strutture più elaborate e un’esecuzione meno istintiva.
In “III” c'è praticamente tutto: ritmiche furiose (“Catastrophe” o “Ugly and Bygone”), pezzi vorticosi ma anche viziosi (“Self-Eating Mass” e “Still in Flesh”), atmosfera, durezza (vedasi il break da headbanging di “The Largest Hearse”), ma l'apice lo si raggiunge in “In the Womb of Sick” dai richiami Deathspell Omega. Volendo, c'è perfino il finale tragico della violentissima “Megalomania”...
Tutti elogi, se si esclude il per me fastidioso, seppur fortunatamente sporadico uso di doppie voci, che però non cancellano una considerazione: lungi da me vestire i panni del solito metallaro babbione e conservatore che esce con il classico “…eh ma l’esordio resta sempre il migliore ”, eppure gli End prima maniera erano ruspanti e genuini. Più convincenti a livello puramente viscerale insomma, ed io li preferivo anche se si ponevano come una band simile a tante altre.
In ogni caso “III” è un passo avanti violento, ben suonato da una band in spolvero, formata da personaggi esperti che si spingono verso la fusione tra caratteri del passato e l'apertura a nuovi approcci. Per il sottoscritto però, "III" non supera “I”, tanto meno l’altra uscita di spicco di casa Black Hate, ovverosia “Vexing Verses” dei T.A.O.S. , anche se mi rendo conto che queste classifiche da scuola dell'obbligo lasciano il tempo che trovano.
autore: Zorn