Al peggio non c'è mai fine, nel black metal poi, è un obbligo morale sprofondare sempre di più. Per cui non bastava il semplice depressive, era necessario ridurlo all'osso e comporre musica come quella dei Trist cechi che, insieme ai noti Hypotermia, rappresentano tra i migliori act di un genere al limite dell'asfissia.
“Sebevražední Andelé” è musica con la quale si supporta la propria autodistruzione, come recitano i più famosi adagio del genere, un gesto di autolesionismo musicale in perfetta sintonia con quello “reale” raffigurato nella confusa cover dell'album. La track list non lascia dubbi: due pezzi dal minutaggio massiccio, infangati in riff ripetuti con costanza soffocante, “aperti”, rumorosi, suonati nel fragore di una produzione che dà il meglio al massimo del volume. Proprio quando le note riescono a penetrare nella mente, “Part I” o “Part II” provocano quel distacco narcotizzante, simile alle sensazioni sorelle dei peggiori momenti prima di un gesto al limite. E' tale e tanta la sostanziale reiterazione di due, o al massimo tre temi musicali per pezzo, che ascoltandoli mi sono spesso perso con lo sguardo in un punto nel vuoto, spegnendomi sull'onda di uno stile ostico, cadenzato dal drumming elementare e riverberato che pare scandire il gocciolare del sangue in un lavabo.
Non sarà per nulla facile avvicinarsi ad un lavoro del genere, non adatto a tutti, probabilmente noioso ai più, con pochissimi spiragli che alleggeriscano vagamente la presa di un pianto costante dal sapore del freddo metallo. Dura è accettare vocals tanto tirate, stridule come questo scream burzumiano esasperato fino ai limiti di grida eccessive anche per il sottoscritto, che aprono l'immaginazione ad un disgustoso scenario in chiusura di “Part I”.
A chi consiglio questo album? A chi saprà accettare i primi ventisei minuti, pronto ad assorbirne altri diciotto, che potrebbero benissimo costituire una semplice variazione tematica all'interno di una mono traccia gelida, vagamente melodica, sicuramente deprimente. I Trist hanno dei limiti nella freschezza compositiva, insiti nello stile stesso, ma non solo. “Sebevražední andelé” sa toccare corde interiori, rischiando però di strapparle.
A voi la scelta.
autore: Zorn