UNANIMATED
"In The Light Of Darkness"
Regain Records (2009)

TRACKLIST
01. Ascend With The Stench Of Death
02. Retribution In Blood
03. The Endless Beyond
04. Diabolic Voices
05. In The Light Of Darkness
06. The Unconquered One
07. Enemy Of The Sun
08. Serpent's Curse
09. Death To Life
10. Strategia Luciferi

DURATA
45:46 min.

 

Dite la verità, quanti di voi si aspettavano il ritorno degli Unanimated? Credo ben pochi, anzi forse nessuno poteva pensare ad un ritorno in pista della band di Richard Cabeza. Personalmente vedevo la band svedese inserita in quella lista di formazioni incredibili mai adeguatamente supportate, quelle che vivono in quel particolare limbo mantenuto vitale da, purtroppo, pochi cultori di un certo tipo di musica. Per questo sono rimasto colpito dalla news della Regain Records che, ormai qualche tempo fa, annunciava il ritorno in pista del quartetto di Stoccolma, associato alla ristampa dei primi due seminali lavori della band, da tempo di difficile reperimento. Chi pensa di accostare questa reunion a quelle fatte in massa per ruspare attenzione e cash, dovrà farsi un esame di coscienza e guardarsi bene intorno: il death metal non è certo un approdo dorato e solido di questi tempi, soprattutto per una band come gli Unanimated, così sottovalutati all'epoca tanto che non mi stupirei se questo nuovo album fosse accolto come quello di una nuova band.

Per lasciar fluire nelle proprie vene questo "In The Light Of Darkness" è necessario come prima cosa tirare una linea netta per separare il passato degli Unanimated con il presente e il futuro: sarebbe oltremodo riduttivo, per non dire peccaminoso, giudicare questo nuovo album partendo da qualsivoglia paragone e\o parallelo con quelle due gemme di death\black metal svedese che rispondono ai nomi di "In The Forest Of The Dreaming Dead" e "Ancient God Of Evil". Quei due album sono da vedersi come un unico compendio di musica pura, fiera e speciale che non può essere contestualizzata in discorsi riguardanti situazioni musicali create circa 16 anni dopo. Da quella coppia d'assi Cabeza e soci (ri)partono da zero, ancora fieri possessori di quella capacità così unica di saper fondere in maniera perfetta, gloriosa e spietata il death metal svedese con delle atmosfere oscure e negative tipiche del black metal. Ascoltare lo strumentale d'apertura "Ascend With The Stench Of Death" è quasi emozionante, soprattutto nella sua parte finale quando il passaggio per gli inferi si apre per lasciare spazio a "Retribution In Blood". Un minuto e quindici secondi di preparazione, un crescendo maligno che sfocia in una ritmica tirata e riff tagliente che mi fa esclamare "cazzo, il male è qui!". Si prova piacere a sentire questi riff, queste ritmiche, quella cazzo di voce maledetta che chiede "Have you washed your hands in the blood of the lamb?". Niente scherzi, qui si fa sul serio da subito, gli Unanimated, oggi come allora, vivono di vita propria e brillano di un buio ostile, avverso a noi poveri umani. Quella sensazione di "già sentito" ma al tempo stesso di unico è ancora qui, è Svezia pura ma non solo, è melodico ma non solo, è death metal ma non solo. Alzi la mano chi riesce ad indicare almeno 5 band che riescono con la stessa capacità a creare qualcosa di così profondo e unico senza dover ricorrere a chissà quale frullato stilistico: non vedo mani alzate tra la folla, ovviamente.

"The Endless Beyond" per quanto mi riguarda è Unanimated al 200%, pochi cazzi. Il riff che inquadra la track è il bignami di 20 anni di musica svedese, così come il break centrale che andrebbe usato nelle scuole di musica per far capire alla gente cosa significa avere le palle esagonali. Trovo a tratti esaltante il tipo di suoni scelti per le parti arpeggiate e\o atmosferiche di chitarra, riescono a conferire sempre delle emozioni di spessore, altro dettaglio di un lavoro decisamente professionale cagato dai sempre più rinomati Necromorbus Studios, all'interno dei quali Tore Stjrna ha sapientemente catturato lo stile datato della band per conferirgli un sound al passo con i tempi senza esagerare in modernità e amenità tecnologiche varie. La curiosità di sentire questo disco con un sound un pelino più sporco magari c'è, ma son manie da psicopatico che il sottoscritto si porta dietro come un neo. E poi basta farsi abbracciare dalla title track per liberare il cervello da qualunque pensiero e idea. Title track indicante che forse gli Unanimated non si sono mai fermati, sono stati criogenizzati anni fa e scongelati prima delle registrazioni, è il solo modo per spiegare un pezzo simile, salvo poi arrivare al minuto 1:30 della successiva "The Unconquered One" dove quella fottuta melodia velenosa suggerisce che è inutile cercare spiegazioni a tutto ciò, perchè non esistono.

"Serpent's Curse", il pezzo messo in streaming sul myspace della band per farci testare questo nuovo lavoro ha un riff iniziale che non può non piacere ed è l'ennesimo manifesto della personale vena melodica, punto di forza degli Unanimated, siano essi anno 1993 o anno 2009. Non so se considerarmi di parte, visto il mio attaccamento sentimentale nei confronti di questa band sin dagli inizi della sua carriera, però rimango commosso anche dalla conclusiva, corta strumentale "Strategia Luciferi", dove la chitarra acustica ricama sul vento del nord un mondo in cui piace perdermi per non tornare più: toccante, avvolgente, quasi sognante, irradiato dalla luce dell'oscurità. "In the light of darkness my spirit is set free": Unanimated, anno 2009.

autore: Ceska Zurivost