Catalogare i Joyless è sempre stato una bella impresa, partiti dalle gloriose ceneri dei Forgotten Woods, si son evoluti verso lidi rock\punk nel controverso "Wisdom & Arrogance". Ma ripeto, queste sono veloci etichettature che ovviamente non possono descrivere al meglio l'intero lavoro svolto in questo progetto. Certo, l'aver accantonato in toto il proprio passato "black" costituisce un bell'ostacolo per i vecchi ascoltatori dei Forgotten Woods, costringedoli a dover fare i conti con un "campo musicale" non proprio consueto. Passando direttamente a codesto "Wild Times Of The Endtimes", bisogna subito chiarire che questo non è un nuovo lavoro dei Joyless, bensì una compilation contente un inedito, l'iniziale "Untitled", i quattro pezzi scartati da "The Curse Of Mankind" e pubblicati sul primo lavoro ufficiale della band norvegese, "Unlimited Hate", e l'ep del 1999 "Blue In The Face".
L'apertura è affidato all'unico inedito presente nel disco, "Untitled", una sorta di intro strumentale composta da soli synth. I suoni sono molto belli e spaziali, dalle sonorità fortemente anni '70 che ben si adattano allo stile dei Joyless. Si passa poi al periodo post Forgotten Woods con "Your Crystal Fragments". Con questo brano si ritorna con la mente ai cari arpeggi evocativi tipici del duo Vedaa Berland che hanno fatto la fortuna del gruppo norvegese. Il brano risulta davvero interessante, dalla struttura abbastanza intricata, da dove emergono alcune melodie di basso veramente eccezionali. La voce di Thomas Torkelsen è stranissima, ben lontana dai familiari vocalizzi burzumiani, risultando roca e bassa ma senza arrivare al growl vero e proprio. In "Bla Melankoli" ritorna il riffing serrato degli esordi, in un brano tipicamente black metal, sempre secondo la concezione del genere dei Forgotten Woods, dove il gruppo varia un po' le carte in tavola, inserendo una parte centrale con un melodia davvero evocativa ed arricchita da un coretto di voci del tipo che fanno uuuuu!!!.
Anche in questa caso, abbiamo davanti un brano davvero eccezzionale!! Dopo un inizio veramente terremotante, con una batteria a manetta e chitarre sparate, il brano si evolve come un pezzo thrash direttamente uscito da "Pleasure To Kill" dei Kreator. Anche la voce si adatta allo stile usato, mantenendo quelle tonalità ascoltate in "Your Crystal Fragments". Per tutti i dodici minuti della sua durata, il pezzo viaggia su tempi serrati e rifinito da parecchi stacchi di chitarra e batteria.
La seconda parte di questa release occupa l'EP "Blue In The Face", inizialmente autoprodotto in circa 200 copie dalla band, e quindi piuttosto difficile da trovare. Tale lavoro metteva in evidenza le nuove coordinate stilistiche dell'intero progetto Joyless, denominato dai membri del gruppo misanthropic pop. Definizione che ritengo molto azzeccata, dal momento che il nuovo soggetto musicale è improntato su un tessuto pop rock con le chitarre dotate di una leggerissima distorsione e la voce è pulita e dotata di un certo feeling settantiano, ben lontano dai cori o voci epiche in stile viking adottate dalla maggior parte dei gruppi del nord. Questo ep contiene tre brani, di cui uno "Room Of Velvet Splendor" è una rough version, che poi verrà proposta nel successivo full-lenght Wisdom & Arrogance ed è divisa in due parti. La prima parte è un bellissimo brano che sarebbe potuto comparire benissimo su "The Curse Of Mankind". Le melodie sono molto malinconiche ed estranianti, anche la voce, pur non essendo perfetta al cento per cento, con il suo procedere quasi lamentoso impreziosisce ulteriormente il mood malinconico. Il suono è molto sporco, ma è molto interessante il risultato finale con la continua sovrapposizione fra il riffing melodico della chitarra pulita e di quella distorta, esperimento già realizzato su alcuni brani di "The Curse Of Mankind". Purtroppo un po' penalizzato il basso di Rune, di solito ben evidente e pieno di fraseggi interessanti.
Con il secondo brano,"Swansmile", ci addentriamo in piena zona Beatles. Una melodia iniziale di harmonica a bocca che riporta in mente i quattro "scarafaggi" di Liverpool, apre un brano solare e chiaramente pop, come si intendeva agli inizi degli anni settanta, e con un cantato veramente "sentito". L'influenza (o meglio contaggio vero e proprio) beatlesiana è presente anche nella seconda parte di "Room Of Velvet Splendor". Certo a sentire brani di tali sonorità, sfornati da uno dei gruppi della prima ondata black norvegese, lascia all'inizio molto perplessi ma chi possiede un po' di apertura mentale e voglia alienarsi apprezzera sicuramente questo ep, che è solo l'inizio della trasformazione dei Joyless. A completare il disco compare anche una buona versione di "(Don't Need) Religion" dei Motorhead, già presente su "Unlimited Hate".
Da quanto avete letto, ho sfruttato l'uscita di questa release per parlare un po' del passato post-Forgotten Woods, essendo "Wild Signs Of Endtimes" una compilation, sicuramente utile per chi cercava da tempo rarità come l'EP "Blue In The Face", per gli altri non ho idea di quanto tale uscita possa risultare interessante, soprattutto considerando la svolta radicale dei brani dell'EP.
autore: KarmaKosmik