Conosciuti nell'underground nazionale per un'intensa campagna live che li ha visti protagonisti negli ultimi anni, e che come al solito ha generato le solite maldicenze all'italiana, i capitolini Vidharr giungono al fatidico appuntamento con il debut album, disponibile da qualche mese grazie all'interesse della russa Helvete. Così dopo un paio di demo e uno split cd con gli italiani Sturmkaiser, la band capitanata dalla chitarrista Moerke partorisce "Eclipse", un viaggio di circa 45 minuti all'interno del declino umano.
Per chi ha già avuto modo di ascoltare qualcosa della band, live o studio che sia, si accorgerà già dopo pochi passaggi del netto miglioramento a livello compositivo nonchè di arrangiamenti: ovviamente "Eclipse" si addentra in territori classicamente black metal e non lascia spazio a divagazioni esterne, e nella loro semplicità i pezzi inclusi in questo lavoro sono forgiati in maniera più che dignitosa e e risultano qualitativamente buoni anche negli ascolti alla distanza. Rimarchevole la produzione scelta, basata su suoni puliti e professionali rispetto alla media senza quelle esagerazioni plastificanti e digitalizzanti che ultimamente sembrano piacere tanto.
Dopo lo strumentale "Syzygia" è uno sparo ad introdurci nell'eclisse dei Vidharr, che con l'opener "Demonstrate Warfare" partono in quarta e in maniera alquanto bellicosa, visti i ritmi forsennati che caratterizzano il pezzo. Il tipo di riffing mi ha ricordato in qualche modo un certo modo di fare dei Marduk di alcuni casi, e anche la voce del session Hell-Io-Kabbalus aiuta in questo, visto che ricorda molto soprattutto per il tipo di effettistica gli svedesi pre-Legion. Non mancano rallentamenti che aiutano a rendere l'album meno monolitico e più accessibile, anche se bisogna dire che l'assalto di "Self Destructive Paraphilia" denota una band che sa districarsi bene in situazioni dove le alte velocità dettano legge: in questo la prova del drummer Fo' risulta essere un aspetto quasi fondamentale, per via della sua precisione e del buon tocco, anche nelle parti più lente. Ben riuscito l'esperimento "Subverto", caratterizzato dalle vocals in italiano, e una nota di merito particolare per "Doomsday Event", quello che a mio avviso è il pezzo migliore di questo "Eclipse" grazie ad una serie di riff semplici ma capaci di creare un'ottima atmosfera, vari cambi di velocità ben amalgamati tra loro e un finale arpeggiato con tanto di cori dal vago sapore gregoriano.
Forse la parte finale del disco risulta fin troppo omogenea e non riesce a catturare l'attenzione come la prima parte, ma nel contesto un piccolo calo di tensione ci può anche stare se consideriamo che sempre di debut album stiamo parlando, che non può che lasciare soddisfatti sia la band sia chi deciderà di acquistare il cd per supportare l'underground italico.
Piccola nota finale per i collezionisti: la versione promo cardboard
rilasciata nel 2008 tra gli addetti ai lavori contiene una traccia
esclusiva, ovvero la cover di "Celebration Of Christ's Fall" dei
finlandesi Behexen, qui riproposta in maniera pressochè perfetta.
autore: Ceska Zurivost