"Doom Cult" è un album che risveglia sete di sangue e bramosia pugnace, caratteristiche che, nell'ultimo secolo, si è tentato (inutilmente) di estirpare dalla razza umana con ogni mezzo, che sia culturale, politico o sociale.
I tre neozelandesi concentrano nel primo full length della loro carriera una violenza di inaudita pesantezza, condita da un alone plumbeo e claustrofobico. "Doomcult" è un puro Black/Death sulla scia di Archgoat e Revenge, suonato con bestilità e ignoranza, e dotato di una produzione caotica e sulfurea. Le vocals catacombali di B. Southwell e V. Kusabs vomitano torture a iosa, in modo talmente rabbioso e folle che ben poco hanno di umano; le chitarre creano un muro sonoro pesantissimo e di forte impatto che catturano subito l'ascoltatore con il loro groove vorticoso e ossessivo. "Doom Cult" mette subito le cose in chiaro, partendo con la titletrack che è un continuo sprofondare nelle sudice bolge infernali senza un attimo di pietà, travolti come da un carro armato da distorsioni possenti e metalliche. Fantastica "Werewolf Directive", tra i brani più vari dell'album ricco di mid tempos spacca ossa e improvvise e micidiali accelerazioni, per terminare in un finale marziale che può benissimo fungere da colonna sonora di un'esecuzione di massa. La vena War/Black metal prende il sopravvento in pezzi come "Baphocletian" e "Antichrist Hammerfist", devastanti e ferali, in cui l'aura malsana e fetida diventa più palpabile rispetto ad altrove.
I Diocletian sono molto bravi a tenere alta la tensione per tutta la durata dell’album, senza annoiare dopo le prime tre/quattro canzoni, come spesso accade per le uscite di questo genere. Estremismo sonoro e coinvolgimento totale sin dai primi ascolti: binomio non facile ma che i neozelandesi riescono a centrare in pieno con questa release, che si dimostra una vera e propria (passatemi il termine) mazzata nelle palle.
autore: Nivehlein