Torna a farsi sentire anche Kanwulf, che a due anni dal suo ultimo lavoro "Semper Fidelis", propone un lavoro molto sui generis, che presenta delle novità per quanto riguarda il progetto Nargaroth, e ovviamente delle costanti che nel tempo lo hanno reso grande e continuano a farlo. "Jahreszeiten", "Stagioni", è il suo nuovo disco, contentente quattro tracce (se si esclude l'intro), ognuna delle quali va a rappresentare una delle quattro stagioni. Un lavoro particolare, di ricerca delle atmosfere, di contestualizzazione di un album che adesso analizzeremo passo passo, canzone per canzone, visto che nel complesso esso risulta una raccolta di quattro tracce che seguono tutte un filo logico, ma che musicalmente sono diverse tra loro.
Dopo la breve intro parlata proprio dal musicista tedesco il disco si apre con la prima vera canzone, "Frühling" (Primavera). L'impatto con questa canzone è abbastanza confusionario, perchè abituati ad ascoltare solo canzoni rozze e rabbiose alternate a lente e dolorose odi da parte del progetto Nargaroth, si resta indubbiamente spiazzati. Allegria. E' questo che vuole trasmettere Kanwulf, per rappresentare meglio la primavera, la rinascita della vita, dei fiori e dei colori. E' un pezzo che incarna perfettamente lo spirito della primavera e che ci riesce senza discostarsi da quello che sono i canoni di un genere del quale Nargaroth si è fatto portavoce. Ottima la batteria, perfetto come sempre lo Screaming e la durata di oltre dieci minuti non risulta per niente eccessiva. Dopo i primi secondi si attende il peggio da questa traccia, che poi snodandosi lentamente risulta piacevole e fa capire perfettamente quali sono le intenzioni di Kanwulf per questo album.
Si prosegue con "Sommer" (Estate), che si apre con una malinconica e dolce intro, la quale sfocia rapidamente in un assolo davvero inusuale sia per Nargaroth che per il Black metal stesso, che raramente ci propone virtuosismi di questo genere alla chitarra, ma che spesso trova ottimi spunti da tali inserti proprio come in questo caso. La canzone parte rapidamente, e l'assolo contribuisce a rappresentare la freschezza di una stagione come l'estate, fatta di belle giornate e svago. Ma non è tutto qui, perchè dopo pochi minuti la canzone cambia drasticamente abbandonando questa melodica parte iniziale e lasciandosi trasportare dalla rabbia e l'odio perfettamente orchestrati da una strumentistica davvero perfetta in questo album, dove una menzione particolare va fatta anche al basso, mai così ben fatto in un album della band tedesca. Un riffing vario e pertinente, che non si ripete per tutta la durata della canzone scartando ogni ipotesi di monotonia, ma si rinnova, cambia più volte durante i tredici minuti di durata di questo pezzo. Un vero capolavoro questa canzone, innovativa, evocativa, mai banale, struggente, emotivamente perfetta dall'inizio alla fine.
Si avvicinano le stagioni fredde e spoglie, e con "Herbst" (Autunno), Kanwulf si trova pienamente a suo agio. La traccia più lunga del disco (circa ventidue minuti) si apre con una decadente e delicata intro che grazie a qualche leggero effetto trasmette in maniera perfetta la sensazione all'ascoltatore che si sta entrando in un nuovo capitolo di questo album, che si sta entrando in un nuovo periodo dell'anno, freddo, buio, uggioso, aulico e tremendamente malinconico. Siamo nel campo dove Kanwulf si trova più a suo agio, e infatti questa traccia può essere degnamente accostata al duo "Rasluka" e a "Gelibete Des Regens", due album dai quali questa canzone attinge a piene mani, pur restando fedele al concept di questo disco e senza mai essere troppo simile ad essi. Curiosi i cambi di tempo repentini che per un pò risvegliano il torpore dell'anima dell'ascoltatore, per poi farlo ripiombare nuovamente in un oblio fatto di riffing lenti e cadenzati, di malinconia allo stato puro, di atmosfere autunnali e di nostalgia, parola spesso usata nel testo della canzone, sempre molto triste come quelli delle altre tracce di questo "Jahreszeiten". Dopo oltre venti minuti mai noiosi Kanwulf apre la strada all'ultima traccia di questo disco, e di conseguenza all'ultima stagione.
"Winter" (Inverno) è la canzone che si apre in maniera più diretta dell'album, con un riffing devastante molto simile alla "Kill Life" dei Forgotten Tomb, e che tiene alto il ritmo di questa traccia per gli oltre sedici minuti della sua durata, intervallati da assoli di chitarra mai fuori luogo che impreziosiscono ampiamente questa canzone, la quale sarebbe stata soltanto una delle tante senza alcuni inserti particolarmente azzeccati da parte del tedesco e della sua band. Il freddo dell'inverno poteva essere rappresentato soltanto da una forma più pura di Black Metal, come hanno fatto in passato gli Immortal con il loro Black Metal da brividi così stavolta Nargaroth è riuscito con questa traccia di chiusura a trasmettere distese innevate e odio allo stato puro. Se "Semper Fidelis" due anni fa è stato un ottimo album, l'utlimo lavoro di Nargaroth si posiziona sicuramente una spanna sopra di esso e di molti altri suoi album del passato, non solo per il concept e per il buon modo con il quale è stato realizzato, ma per una qualità dei suoni sia dal punto di vista stilistico che prettamente uditivo (va fatto un plauso alla produzione perfetta) e soprattutto per una maturità musicale che ha ormai raggiunto questo progetto immensa e che lo porta ad innalzarsi, assieme a pochi altri, come portavoce di questo genere.
autore: Morbid
CREW'S TOMBSTONES
KarmaKosmik
[...] Non si può parlare di Kanwulf senza ormai affiancare la parola pacchianità, ma per fortuna in questo disco il musicista riesce a separarsi ed a sopraffare il clown fallito. "Jahreszeiten" non è in grado di riportare ai vecchi fasti malinconici di "Geliebte Des Regens", ma si avvicina abbastanza. Superato il disgusto e l'orrore per il riffetto da sagra della salsiccia di "Frühling", Kanwulf ci propone un disco solido e granitico tipico della band tedesca, pescando da un po' tutti i periodi della band. Probabilmente un minutaggio inferiore ai pezzi avrebbe giovato, ma se non altro dopo la noia totale delle ultime due release riusciamo a giungere a fine disco [...]
Ceska Zurivost
[...] Chissà quante risate si starà facendo anche questa volta Kanwulf\Ash: ogni sua uscita genera tante di quelle chiacchiere degne di certe trasmissioni tv tanto in voga in questo periodo. Io continuo a lasciar perdere il contorno, e a giudicare la musica, e anche stavolta non posso negare al progetto Nargaroth di aver tirato fuori un disco interessante. Potrei alzare qualche piccola critica sui vari spoken word (più che altro perchè essendo in tedesco posso solo che aspettare passivamente il pezzo successivo) e a certi suoni di batteria (troppo plasticosi per i miei gusti), ma per il resto il disco mi piace, puzza di già sentito ma è un ascolto piacevole per tutta la sua durata. [...]
Nivehlein
[...] Premetto subito che non ho mai nutrito una venerazione viscerale per Nargaroth anche se ho ascoltato gran parte della sua discografia. Di "Jahreszeiten" mi ha subito colpita la scelta di Kanwulf (o Ash come si fa chiamare adesso) di trattare (nei testi e nella musica) le quattro stagioni, non nella loro accezione meteorologica ma negli stati emotivi che riescono a creare nell'essere umano, attraverso i cambiamenti che portano con esse. Il risultato finale, per quanto mi riguarda, viaggia sulla sufficienza. Ci sono dei momenti coinvolgenti, soprattutto in "Sommer" e in "Winter", dove malinconia e sottile epicità creano trame emozionanti; altrove invece ho trovato la proposta un po’ scialba e con poco mordente. Reputo "Jahreszeiten" un gradino sopra il precedente "Semper Fidelis", nonostante resti un disco mediocre e del quale si può anche fare a meno [...]
IntoTheBlack
[...] Il nuovo album dell'artista tedesco continua a non convincermi come molto del suo materiale passato. Ci sono spunti senza dubbio notevoli ed è chiaro che Kanwulf sappia maneggiare bene certe dinamiche Black Metal. Però... troppi passaggi a vuoto, diluiti e che sfigurano di fronte alle apprezzabili intuizioni comunque presenti nei brani. Il sound non lo aiuta per via di chitarre spesso nascoste da una batteria quasi inascoltabile e anche la prova vocale non regala particolari sussulti. Ho l'impressione che ci si dovrebbe concentrare più sull'emozionalità dei brani e sui tempi lenti; quando l'acceleratore parte le cose tendono a banalizzarsi e uniformarsi troppo. Disco che può incontrare i gusti di diversi ascoltatori, ma per me resta la sensazione che si potrebbe fare di meglio [...]
Horn
[...] Che dire di questo ritorno di Kanwulf? Onestamente, dopo "Semper Fidelis", le mie aspettative in merito a questa release erano ben altre. Attendevo un lavoro più o meno della stessa lunghezza d'onda, invece Nargaroth con questo nuovo "Jahreszeiten" mi ha un pò spiazzato, soprattutto per la durata delle tracks. Oltre all'iniziale, quanto inutile, intro la successiva e "festosa" track "Frühling", soprattutto nei primi minuti, pare una goliardica presa per i fondelli ma, con lo scorrere dei minuti, le cose migliorano, noiosamente ma... migliorano. Questo nuovo capitolo teutonico prosegue sulla stessa scia anche con la seguente "Sommer". Se il nuovo disco acquista un senso ed un valore lo si deve agli oltre venti minuti di "Herbst" dove Kanwulf regala il meglio con un mix ben studiato di tristi melodie e parti grezzissime e "gracchiate" ottimamente. E' a questo punto che, riprendendo un classico tormentone, la domanda nasce spontanea: perchè diavolo non evita alcune inutili tracks di contorno? Buona anche la grezza e veloce "Winter", ultima traccia di questa lunga fatica. In conclusione un album... mediocre, nessuna attenuante e, pertanto, pollice giù per Kanwulf in questa release. Troppo poco aver composto una piccola perla ed aver concluso poi degnamente l'album
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Zorn
[...] Il novello Vivaldi del black metal stavolta volge lo sguardo alle quattro stagioni e lo fa alla sua maniera, con pregi e difetti tipici di una carriera che continuo a pensare viva di rendita senza nemmeno meritarselo del tutto. Alti e bassi, tracce (anche molto) diluite, passaggi evocativi, velocità, la gioia tipica dello Starkbierfest di Monaco in "Frühling", qualche punta di sentimento a tratti coinvolgente, il tutto annegato con un'abbondante dose di conoscenza del genere quale salvagente sicuro dove aggrapparsi per arrivare alla sufficienza anche stavolta. Nemmeno io posso definirmi del tutto convinto dai suoi scelti, ma non credo importerà a chi là fuori si sarà già spellata le mani dagli applausi per l'ennesimo “capolavoro” del tedesco. Ormai c'ho fatto il callo, e non vi presto più attenzione, così come evito di pormi domande riguardo quanto ci sia di serio, e quanto di faceto, nell'approccio del Vs. (di certo non mio) eroe [...]