TOMHET
"En Hiver"
Gelid Glacier Records (2008)

01. Trenches
02. Revelation 08:39
03. Autumn
04. En Hiver
05. Boreal Lands

DURATA
38:20 min.

Jon parla di "En Hiver"
[...] I recorded this very suddenly in 2008, it only took me a couple months to complete it. I find a few flaws in it, since I was still fairly young, but I enjoy it nonetheless. A good mix of Dark Ambient and Metal [...]

 

Visitanto il sito di un artista specializzato nella creazione di artwork, mi sono imbattuto nella stupenda cover di questo "En Hiver" dei canadesi Tomhet. Pur essendo il soggetto tipico per un album black metal, sono rimasto affascinato da quel paesaggio innevato catturato nella foto, che esprime malinconia, pace, ma al tempo stesso grandiosità e oscurità. Questo mi ha spinto a contattare Jonathan, il personaggio celato dietro questo progetto, per acquistare una copia di questo album (eh si, c'è ancora chi lo fa per la cover, e so che chi vive di soli mp3 e blogspot troverà estrema difficoltà nel capirmi).

Accompagnato da una misera pagina di booklet, ritenuta quanto basta per fornirci i dati essenziali di questa release, "En Hiver" è un disco che nel giro di breve tempo mi è entrato in testa per la sua semplicità e per le sue atmosfere. Tomhet è l'unione di tracce tipicamente black metal ad altre tipicamente ambient, in stile Vinterriket per intenderci meglio, e l'alternarsi tra una canzone e l'altra rende i quasi quaranta minuti di quest'album piacevoli.

Parto subito da quello che considero l'unico lato negativo dell'intero lavoro: la drum machine. Le parti black fanno affidamento sull'utilizzo della ritmica campionata, che trovo esageratamente alta nel mix, tanto da affossare le chitarre, e di conseguenza l'atmosfera e l'andamento generale dei pezzi. Un vero peccato perchè, a parte questo, "Trenches" e "Autumn" si rivelano essere due canzoni che, pur muovendi in ambiti totalmente classici come stile e soluzioni, si lasciano apprezzare senza problemi. La prima, con una partenza basata su un arpeggio dal vago sapore insidioso, si trasforma in un mid tempo funebre rovinato come dicevo dalla successiva sfuriata, dove la batteria copre tutto. Da quel che si capisce, ritmiche semplici descrivono un andamento classicamente crudele, ma il ritorno a tempi più ragionati mette in evidenza la capacità di Jonathan di avere idee molto interessanti quando si tratta di lavorare sull'atmosfera piuttosto che sulla violenza. A dispetto del titolo invece, "Autumn" parte a razzo e presenta sulla parte veloce gli stessi problemi ravvisati in precedenza. Anche questo è un pezzo abbastanza classico che vede il suo punto forte nella seconda parte, quando la velocità lascia spazio ad un arpeggio sorretto da un tappeto di tastiere, e ritmi lenti che danno vita ad atmosfere quasi epiche.

Passando alle canzoni prettamente ambient, bisogna innanzitutto dire che se mai un giorno il progetto si spostasse definitivamente su questi territori, di certo non sfigurerebbe tra le band che attualmente si muovono in tale ambito. "Revelation" spazia in territori ambient invernali tipicamente Vinterriket, con l'aggiunta di un certo sottostrato che mi sento di definire quasi maligno, una sorta di presenza oscura tra gli alberi di una foresta, e devo dire che quasi non mi sono accorto dei suoni quasi nove minuti di durata. Stessa durata della titletrack, per quanto mi riguarda la vera gemma di questo lavoro: così come il monicker della band, di chiara memoria burzumiana, anche questa lunga suite ambient ha un profondo attaccamento al conte, e non quello degli ultimi lavori da ora di musica della quinta elementare. Ambient minimale, ottime atmosfere, pochi layer ma dalle melodie azzeccate, per un sentore generale che si allontana dal lato naturalistico della precedente per muoversi in situazioni più umane, più interiori diciamo. La conclusiva "Boreal Lands" sposta nuovamente il tiro, grazie ad un inizio vagamente "religioso" che riesce a creare con una semplice coppia di accordi atmosfere di nord estremo ed aurore boreali.

E' evidente che Tomhet è un progetto che può far molto bene quando si concentra su parti black più ragionate ed atmosferiche, oltre ovviamente a quelle prettamente ambient: di sicuro se la prossima produzione sarà incanalata verso questa direzione, mi aspetto altri lavori di qualità proprio come questo "En Hiver" che seppur nella sua semplicità e per certi versi "scolasticità", risulta essere molto interessante, sperando che quelle piccole spigolature riguardante i suoni (anche se credo la cosa migliore sarebbe trovare un vero drummer) vengano migliorate alla prima occasione possibile.

autore: Ceska Zurivost