Ed in questo duemilanove ricco di release importanti ma per la verità un pò amaro di soddisfazioni, tornano anche i Gorgoroth dalla fredda Norvegia con il loro ultimo full lenght, "Quantos Possunt ad Satanitatem Trahunt", sul quale va fatta un'attenta riflessione per svariati motivi.
Il primo è che nel complesso, forse è il lavoro che si salva maggiormente fra le ultime uscite assieme all'ultimo Nargaroth, e lo fa grazie ad una coralità di suoni, ed un'attenzione nella composizione dei brani che è davvero ammirevole. Non si tratta soltanto di riff frenetici e di Screaming all'inverosimile, ma questo disco è anche arricchito da passaggi più lenti, da mid-tempo frequenti e da repentini cambi di ritmo che lo rendono più coinvolgente. Tuttavia Pest e compagni pur realizzando un buon lavoro faticano a dare una vera e propria identità ad esso, che talvolta ricorda i Gorgoroth migliori, quelli di una quindicina di anni fa, talvolta propone qualcosa di simil-nuovo (come nella lenta e funerea "Rebirth", dal titolo inequivocabile...), talvolta attinge addirittura in alcuni riff ed alcune atmosfere agli ultimi Immortal, quelli di "At The Heart Of Winter", come nella evocativa "New Breed". Il segnale dato dalla band norvegese è chiaro, sia dai titoli che danno alle tracce di questo album, sia dalla sonorità che hanno scelto di seguire. Qualcosa sta cambiando nel loro modo di fare Black Metal, e questo non è necessariamente un bene. Nei quasi venti anni di vita della band Gorgoroth infatti, nonostante i frequentissimi cambi di line-up e i vari problemi con la legge di Ghaal e tutta una questione alle spalle non felicissima sono sempre riusciti a dare vita a della musica più o meno riuscita, ma sempre dallo spirito nero e malvagio, anche quando hanno attraversato una fase di stanca qualitativa come quella dei primi anni del nuovo millennio. Insomma se prima si trattava soltanto di un calo dal punto di vista qualitativo che ci può stare, ora si preannuncia probabilmente anche un cambio dal punto di vista stilistico all'orizzonte, che farà indubbiamente discutere. La band che un tempo ha saputo creare dei mostri sacri del genere come "Antichrist" o "Pentagram" andrà quindi ad arricchire le fila di coloro i quali, vedesi Darkhtrone ed Immortal, hanno scelto di tagliare con il loro stile del passato per sperimentare qualcosa di nuovo. Questo nuovo capitolo della saga Gorgoroth non è un brutto album, anzi è molto piacevole e la sua breve durata di circa trentacinque minuti favorisce l'apprezzamento dello stesso, ma non era proprio quello che ci si aspettava. E non ci si aspettava neanche un capolavoro da parte dei Gorgoroth, perchè tutti erano pronti ad additare il nuovo album del quartetto norvegese come noioso e stantio. Questo non lo si può dire di certo, bisogna ammetterlo, ma quello che si può dire è che con questo disco la band di Bergen ha voluto gettare le basi per quella che sarà una leggera flessione della loro musica, e che seppure di pregevole fattura, non per forza dovrà significare di mantenere l'odio in musica che hanno sempre saputo realizzare con grande maestria.
autore: Morbid
CREW'S TOMBSTONES
KarmaKosmik
[...] E' davvero triste vedere del talento così puro sprecato in questo modo. Dopo la soap opera, che ormai anche mia nonna conosce, erano in molti a scommettere forte sul nuovo lavoro dei Gorgoroth firmati Infernus, complice anche il ritorno di Pest alla voce. Eppure, il risultato è decisamente scadente, sia dalla produzione, piatta e con un suono di drum machine scandaloso per un gruppo chiamato Gorgoroth, che da un songwriting alquanto raffazzonato. L'incazzatura più grande non è quanto l'aver toppato in pieno un album, che ci può stare, ma il fatto che nei vari pezzi ci sono dei riffs old-school decisamente validi, che se assemblati in maniera migliore avrebbero potuto portare ad un disco con i controcazzi. La mia impressione di tutto ciò è un disco scritto di gran corsa per sfruttare al meglio l'onda mediatica dovuto alle vicissitudini della vicenda Gaahl vs Infernus. Pessimismo e fastidio [...]
Ceska Zurivost
[...] Quante aspettative riponevo in questo disco... Tante, forse troppe, ma era il minimo dopo aver finalmente appreso la notizia della vittoria della causa tra Gaahl \ King e Infernus a favore di quest'ultimo. Ho trovato questo evento, ahimè fin troppo MTVistico per una band black metal, una vera e propria liberazione, dato che ho sempre considerato i due personaggi la rovina della band norvegese. E a conti fatti, visto quello che hanno fatto, mi sento di aver avuto sempre ragione. Purtroppo però reputo questo album un passo falso, una vera occasione mancata, una possibilità di riportare le cose a posto miseramente buttata al vento. Questo perchè troppe cose non vanno bene in questo disco, sembra tutto fatto in fretta e furia, e per certi versi alcune scelte sono davvero scriteriate. Hai assoldato un batterista dalle ottime doti, e cosa devo sentire? Batteria fatta al pc. Hai assoldato un bassista di caratura internazionale, e cosa devo sentire? Niente, perchè il basso è relegato chissà dove. Il lavoro di mixing è secondo me un suicidio: batteria digitale a volume altissimo, chitarre che si sono dimenticate il distorsore e dal volume lontano... Ma che cazzo succede? Peccato perchè scavando (ma parecchio eh) si sente che i riff sono di un certo tipo, c'è della ciccia e pure buona (con anche un vago sapore malinconico niente male), ma è assurdo che non si senta un cazzo. Finalmente un cantante VERO, ma si sente solo lui e quasi ti rompi il cazzo. Sono totalmente affranto, colpa mia che mi lego alle situazioni ancora in un certo modo. Magari questo disco è figlio di questioni riguardanti tutto fuorchè al mondo musicale (necessità di uscire quanto prima per questioni legali, storie economiche, etc etc), ma è proprio questo che rende il tutto ancora più frustrante: credo che un po tutti noi aspettavamo questo disco per vedre i Gorgoroth tornare alla dimensione musicale per abbandonare quella che da troppo tempo è destinata a band di altro tipo
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Nivehlein
[...] Finalmente i Gorgoroth sono balzati agli onori della cronaca non per l'ennesimo capitolo dell'annosa vicenda giudiziaria nota a tutti ma per la musica. Due solitarie stelle illuminano "Quantos Possunt Ad Satanitatem Trahunt", fatto più di ombre che di luci. La prima è "Rebirth", brano roccioso e abrasivo dal pathos quasi epico, e la furiosa "Satan-Prometheus", dotata di passaggi da brividi, in cui Pest offre una notevole prestazione vocale. Il resto, per quanto mi riguarda, si mantiene su livelli discreti ma è inutile dire che dai Gorgoroth mi aspettavao e pretendevo di più. Ho trovato poca cattiveria e troppi momenti "mosci" tant'è che, eccetto Pest, stentavo a riconoscere il gruppo. I Gorgoroth sono la voce degli Inferi, la danza dei demoni. Il loro nero spirito in questo nuovo lavoro sembra svanito del tutto [...]
IntoTheBlack
[...] Se vi accontentate di canzoni inquadrate e poco coinvolgenti, che scorrono lasciando pochissimo all'ascoltatore e che solo in poche occasioni non sembrano "ordinaria amministrazione" (complice anche un sound perfetto nel penalizzare ulteriormente il tutto)... allora il nuovo album dei Gorgoroth fa decisamente per voi. Disco poco stimolante e che si limita al compitino: si salva giusto qualche passaggio e la riuscita ottava traccia. Non fa assolutamente schifo ma è un lavoro innocuo, difetto gravissimo per un album Black Metal. Rimandati [...]
Horn
[...] Con rammarico ma... non ci siamo. Suoni pessimi e composizioni.... pure. Un album piuttosto piatto con poche idee e mal approfondite nonostante la dipartita tanto attesa di Gaahl e compagnia brutta. Spiace dover criticare i Gorgoroth ma obiettivamente parlando le aspettative erano ben superiori, invece le tracks di questo nuovo "Quantum Possum...." risultano inconcludenti e scialbe con pochissimi spiragli di quel che dovrebbe essere un nuovo disco dei Gorgoroth, soprattutto con una line up del genere. Disco davvero poco ispirato che galleggia nella mediocrità regalando pochi sussulti [...]
Zorn
[...] Tralasciamo la copertina che definirei “rivedibile”, in quanto variabile accantonabile. Soprassediamo sul titolo imbarazzante, visto che non sarà né la prima, né l’ultima volta. Non curiamoci troppo dell’aspettativa epocale nata attorno al ritorno dei veri Gorgoroth, perché sarebbe fare accademia. Ok, ci sto, facciamo finta che questo “Quantos Possunt ad Satanitatem Trahunt” non abbia né nome, né volto, né un passato e pensiamo alla sostanza, cercando una parola che lo riassuma. Vogliamo definirlo... deludente? Oppure... innocuo? Fate voi, tanto per il sottoscritto il risultato è semplicemente annacquato ai limiti dell’irritante. Batteria fasulla, suoni tutt’altro che di carattere (se parliamo di black metal), implacabilmente ingiusti nei confronti di riff talvolta ispirati (ce ne sono). Per fortuna c’è Pest alla voce, uomo solo al comando. Devo proseguire? Mi domando se sono io a non aver capito un cazzo di black metal (può essere). Oppure se molta gente che l’ha ascoltato e commentato ha le orecchie foderate di prosciutto, o i cuoricini rosa sugli occhi per non vedere la realtà, tralasciando per forza di cose il mio reale pensiero che rischia di far rima troppo velocemente con “marketing” o “promozione”. Dal ritorno degli Immortal me l’aspettavo, ma da Infernus no. So quello di cui è capace, ho ascoltato cosa ha fatto un tempo e ciò che ha prodotto anche recentemente, per cui spero che a questo album si possa dare una spiegazione plausibile. Per restare in casa Gorgoroth e derivati, se ripenso alla mia inevitabile indifferenza per “Til Minne...” dei Trelldom, mi viene da sorridere. Quello, in confronto a “Quantos Possunt…” è l’emanazione del maligno signore dei ghiacci! Potrei proseguire all’infinito con questo commento, ma mi fermo qui [...]
Destroyer
[...] E dopo averli uccisi, i Gorgoroth vengono ora seppelliti per sempre... [...]